Biagio e Giuditta, 40 anni dopo: i due studenti travolti dal clima di paura
Ci sono ferite che una città non riesce a rimarginare. Alcune diventano parte del paesaggio emotivo, restano lì, come un nodo alla gola tramandato di generazione in generazione. Il 25 novembre 1985 è una di quelle date che Palermo non può dimenticare: il giorno in cui Biagio Siciliano, 14 anni, e Giuditta Milella, 17, vennero travolti dall’auto di scorta dei giudici Paolo Borsellino e Leonardo Guarnotta, lanciata a tutta velocità lungo via Libertà, all’altezza di piazza Croci.
Era un’epoca segnata dal terrore mafioso, da scorte che sfrecciavano quotidianamente per proteggere magistrati sotto assedio. Quel lunedì mattina, uno scenario che sembrava routine si trasformò in tragedia: Biagio morì sul colpo, Giuditta una settimana dopo. Il Giornale di Sicilia dell’epoca titolò: “Morte alla fermata dell’autobus”, “Ridatemi mio figlio, ha 15 anni” – prime pagine che ancora oggi raccontano un dolore collettivo vivo e feroce
Due ragazzi, un’intera città ferita
Biagio e Giuditta non erano solo due studenti del liceo Meli: erano figli di una generazione cresciuta tra sirene, attentati, scorte armate, paura quotidiana. “Sono morti perché si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato”, ha ricordato Vincenzo Siciliano, fratello di Biagio, in un’intervista raccolta dal Giornale di Sicilia, descrivendo la lunga ferita di una famiglia che, ancora oggi, deve “gestire il dolore e la memoria”
Il loro sacrificio divenne subito simbolo. Non vittime della mafia in senso diretto, ma vittime del clima che la mafia aveva imposto: un clima che obbligava a correre, scappare, proteggere, rischiando di travolgere tutto ciò che stava attorno.
Le iniziative per il quarantennale
A quarant’anni da quel tragico incidente, Palermo torna a fermarsi per ricordare Biagio e Giuditta. Due gli appuntamenti organizzati dal Centro Studi Paolo e Rita Borsellino, dall’Ottava Circoscrizione e dalla CNA Palermo.
Martedì 25 novembre – Ore 10.00
Fermata Libertà–Croci, luogo della tragedia
Momento di ricordo con:
- gli studenti del Liceo Meli e dell'Istituto Comprensivo “Politeama”
- Vincenzo Siciliano, fratello di Biagio
- Leonardo Guarnotta, già magistrato del pool antimafia
- Vittorio Teresi, presidente del Centro Studi Borsellino
- rappresentanti della CNA e dell’Ottava Circoscrizione
Qui, dove tutto accadde, una targa ricorda ai passanti ciò che Palermo ha perso quel giorno.
Mercoledì 26 novembre – Ore 10.00
Convitto Nazionale “Giovanni Falcone” – Piazza Sett’Angeli
Incontro dal titolo “Oltre la paura: educare alla convivenza”, con interventi di:
- Concetta Giannino, rettrice del Convitto “Falcone”
- Lia Sava, procuratrice generale di Palermo
- Antonello Cracolici, presidente Commissione Antimafia ARS
- Vittorio Teresi
- Mari Albanese
- rappresentanti degli studenti
- e la partecipazione del comico Salvo Di Paola
Un appuntamento pensato per trasformare il ricordo in impegno civile.
Una memoria che chiede ancora risposte
Nel quarantennale, il ricordo non è un rito formale: è una domanda aperta. Palermo continua a interrogarsi su come educare alla legalità, su come evitare che il peso del passato cada sulle nuove generazioni, su come costruire una città più giusta.
Biagio e Giuditta non appartengono solo ai loro familiari, ma all’intera comunità. Il loro sorriso – mostrato nelle foto d’epoca pubblicate dal Giornale di Sicilia – è un monito a non abituarsi mai al dolore, alla violenza, alla rassegnazione.
Sono passati quarant’anni. Ma quel giorno del 1985 continua a ricordarci che la lotta per una Palermo più sicura, più attenta, più umana, non è ancora finita.
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