Il Ponte sullo Stretto di Messina è “un grande bluff, inutile, costoso e dannoso”. A ribadirlo con forza, nel giorno del corteo No Ponte, sono i presidenti di Legambiente Calabria e Sicilia, Anna Parretta e Tommaso Castronovo, che tornano all’attacco contro quella che definiscono “una delle opere più controverse e meno giustificate del Paese”.
Da anni, attraverso il rapporto Pendolaria, l’associazione ambientalista denuncia come il progetto distolga risorse dalle vere emergenze del Sud: il potenziamento dei trasporti regionali, il miglioramento dell’attraversamento dinamico dello Stretto e il rinnovamento della flotta ferroviaria. In Calabria e Sicilia – ricorda Legambiente – circolano ancora treni a trazione diesel con oltre quarant’anni di servizio, su linee a binario unico e non elettrificate, con tempi di percorrenza “indegni di un Paese moderno”. Intanto sono spariti anche i fondi destinati ai traghetti Ro-Ro, fondamentali per ridurre i tempi di imbarco e rendere più sostenibile la navigazione.
Ma il bluff sarebbe anche “amministrativo e procedurale”. La recente ricusazione del visto alla delibera CIPESS n. 41/2025 da parte della Corte dei Conti rappresenta, secondo Parretta e Castronovo, “una bocciatura pesante” che conferma le lacune già segnalate nelle numerose azioni legali presentate al TAR, alla Corte dei Conti stessa, al CIPESS e alla Commissione Europea. Le criticità vanno dalla violazione della Direttiva Habitat (92/43/CE) e della Direttiva Appalti (2014/24/UE) a un percorso progettuale ritenuto “approssimativo” per un’infrastruttura di tale complessità.
Oltre ai rischi normativi, l’opera peserebbe in modo significativo sulle casse pubbliche: un costo stimato di circa 15 miliardi di euro, in crescita, di cui 1,6 miliardi sottratti ai fondi di coesione destinati a Sicilia e Calabria. E le previsioni di traffico non convincono. Già nel 2001, sottolinea Legambiente, il piano economico-finanziario si basava su stime irrealistiche: si attendeva un raddoppio dei passeggeri da 12,6 a 24 milioni tra il 2001 e il 2019, mentre i dati reali hanno registrato una contrazione a 10,6 milioni. Oggi il progetto – sostanzialmente identico a quello di allora – prevede per il 2032 un aumento di oltre il 30% nel flusso di passeggeri e merci e un traffico ferroviario di 200 treni al giorno su soli due binari: un’ipotesi che Legambiente definisce “del tutto infondata”.
Sul fronte ambientale, le conseguenze sarebbero “devastanti”: il Ponte inciderebbe su otto Siti di Interesse Comunitario (SIC) della rete Natura 2000, comprometterebbe habitat prioritari e minaccerebbe le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS), oltre a interferire con una delle principali rotte migratorie del Mediterraneo.
Non manca una nota polemica nei confronti dei presidenti di Sicilia e Calabria. È “paradossale”, afferma Legambiente, che Renato Schifani, recentemente nominato “ambasciatore dell’ambiente” dal suo stesso assessorato, e Roberto Occhiuto, che ha più volte richiamato l’importanza della tutela ambientale, continuino a sostenere un’opera che secondo l’associazione “viola le più significative direttive europee”.
Alla luce delle valutazioni della Corte dei Conti e delle evidenze ambientali ed economiche, Parretta e Castronovo lanciano un appello diretto ai due governatori: ritirare il sostegno al Ponte sullo Stretto e indirizzare gli sforzi verso politiche realmente sostenibili, capaci di migliorare la mobilità, tutelare il territorio e garantire un futuro più equo alle comunità di Sicilia e Calabria.