Trapani sul filo dell’acqua, ex EAS ancora a secco: la crisi non è finita, si regge sui bypass
Nei comunicati regionali l’emergenza idrica sembra ormai “rientrata”, ma sul territorio la realtà è molto diversa. Trapani oggi vive sul filo dell’acqua, mentre nei Comuni ex EAS interi quartieri restano ancora senz’acqua. A San Giuliano, nel territorio di Erice, alcuni palazzi non ricevono acqua da dieci giorni, mentre carcere, ospedale e scuole sono stati garantiti solo grazie alle autobotti, perché l’acqua in rete non riesce ad arrivare ovunque con la stessa pressione. La sindaca Daniela Toscano lo ha spiegato con chiarezza: quando l’acqua viene riaperta, chi è più vicino ai serbatoi riempie le cisterne, gli altri restano a secco per semplice legge fisica, non per cattiva volontà del Comune. Ed è quello che sta accadendo proprio a San Giuliano, dove una parte del quartiere ha avuto acqua e un’altra no, mentre da domani il Comune di Erice interverrà con tre autobotti comunali per le famiglie rimaste completamente scoperte.
Nel frattempo Trapani si muove su un equilibrio estremamente fragile. Lo ammette senza giri di parole Orazio Amenta, dirigente dei Lavori pubblici del Comune di Trapani: “Da diversi giorni diamo solo 17 litri al sovrambito e questo significa stare sempre al limite. Basta un problema e andiamo sotto”. La fotografia della situazione non lascia dubbi: la città è in bilico costante. Qualche cittadino di Trapani Nuova, lamenta erogazione quasi nulla, mentre in altre zone, come al Ronciglio, si segnalano perdite dall’asfalto, con acqua che fuoriesce mentre a poche centinaia di metri c’è chi non riesce a riempire nemmeno una tanica. Una contraddizione che fotografa perfettamente lo stato della rete: fragile, disomogenea, piena di dispersioni. Amenta prova a rassicurare: “Il centro storico non sta andando male, a San Giovannello arriviamo in media a 150 litri, che è il minimo per poter erogare, e dovremmo avere maggiore disponibilità entro Natale".
Sul piano tecnico qualcosa, effettivamente, si è mosso. La stessa Toscano ha annunciato che Siciliacque ha attivato un collegamento diretto dal Garcia al potabilizzatore di Sambuca per 100 litri al secondo, che si aggiungono ai 100–150 litri già prelevati dal Garcia, e che a breve partirà anche il pompaggio da Arancio verso Garcia. In parallelo, Enel ha stabilizzato la linea elettrica del dissalatore, che nelle ultime 24 ore aveva subito sei interruzioni. Il dissalatore di Nubia oggi è tornato operativo e dovrebbe lavorare anche di notte, ma la preoccupazione resta una sola: reggerà davvero senza nuovi blackout? Perché se si ferma il dissalatore o il potabilizzatore, si torna immediatamente al punto di partenza.
A rafforzare questo equilibrio precario arriva anche la comunicazione ufficiale del Dipartimento regionale della Protezione Civile, che conferma come domenica 7 dicembre sia entrato in funzione il collegamento diretto tra il lago Arancio e l’impianto di potabilizzazione di Sambuca, utilizzando le condotte del Consorzio di bonifica di Agrigento e l’adduttore del Garcia. Questo significa 97 litri al secondo aggiuntivi dall’Arancio, che si sommano ai 150 litri al secondo attualmente prelevati dal Garcia – ridotti rispetto ai precedenti 200 per l’abbassamento delle riserve – portando così la portata complessiva destinata al territorio trapanese da 200 a 247 litri al secondo, con un incremento stimato intorno al 30 per cento. La Protezione Civile conferma anche che è imminente l’attivazione del pompaggio dall’invaso Arancio verso la diga Garcia e che la fornitura elettrica al dissalatore è ora in fase di stabilizzazione. Ma nello stesso comunicato arriva anche l’avvertimento che pesa come un macigno: la piovosità resta fortemente deficitaria nell’area del Garcia e nell’entroterra della Sicilia occidentale, le precipitazioni sono insufficienti a garantire un vero riempimento degli invasi e dunque, nonostante gli interventi emergenziali, “resta alta l’attenzione”. Per cui oggi l’acqua arriva, ma nessuna garanzia strutturale protegge il sistema nel medio periodo.
Intanto resta pesantissima la situazione nei Comuni ex EAS. Qui l’emergenza, per la Regione, ufficialmente non esiste più, ma per i sindaci sì. “L’emergenza sarà pure finita per la Regione, ma per noi Comuni non è finita”, è la frase che riassume lo stato d’animo degli amministratori. Se non c’è acqua nei serbatoi, le autobotti non hanno nemmeno dove rifornirsi. È il paradosso più amaro: mezzi presenti, ma acqua assente. Ed è così che si spiegano le proteste dei cittadini, come quelle di una residente, che da due mesi denuncia una pompa di sollevamento in tilt in via dei Pescatori, con rumore assordante, fuoriuscita di melma e odore di fogna, o di un altro utente, che parla di zanzare, puzza e nessun intervento. La ditta, assicurano dal Comune, interverrà martedì, ma restano settimane di disagio che qualcuno dovrà spiegare.
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