Fratelli d’Italia Sicilia, tra imbarazzi e opacità
Nella puntata di domenica sera di Report, disponibile su RaiPlay, è emerso uno spaccato inquietante di Fratelli d’Italia siciliana.
Vale per i meloniani ciò che vale per il “sistema Cuffaro”: al di là delle inchieste giudiziarie, ci sono ragioni di opportunità che sono state calpestate. E, nonostante questo, alcuni esponenti mostrano tracotanza e fastidio nello spiegare — a microfono acceso — cosa sia davvero accaduto.
Imbarazzanti sono state le risposte date alla giornalista, che semplicemente fa il suo mestiere: affondare le mani dove nessuno oserebbe mettere parola. Elvira Amata, Gaetano Galvagno, Marianna Amata (di cui adesso “nessuno conosce” nemmeno il ruolo) hanno dato risposte poco piacevoli.
La Amata poi si è superata: «Non devo spiegare alla stampa quello che è accaduto». E invece no: lo deve spiegare ai siciliani. Perché quando si utilizzano soldi pubblici, la trasparenza è l’unico faro. Le intercettazioni mostrano che i contributi venivano utilizzati come pedaggi. L’assunzione del nipote di Elvira Amata, cui sono seguiti contributi per gli eventi organizzati da Marcella Cannariato, non è un “inciampo”: va spiegato ai cittadini.
Il cortocircuito politico
La superiorità con cui sono state date le risposte svela ciò che già si sapeva: Fratelli d’Italia è un partito che predica morale ed etica pubblica per gli altri, ma poi a “casa propria” qualcuno può tutto, mentre ad altri viene dato il foglio di via, come accaduto a Manlio Messina.
E poi ci sono le collette, spacciate per contributi di sopravvivenza al partito locale. Ci sono gli emendamenti nazionali di Luca Cannata a favore della sorella, la sindaca di Avola, Rossana.
Ma un partito che conta diversi esponenti indagati non può permettersi nemmeno un grammo di arroganza. Il quadro complessivo è quello di una forza politica che, pur dominando il centrodestra nell’isola, sembra sedere su una polveriera.
Nella gestione della cosa pubblica esistono principi che non hanno bisogno di leggi per imporsi: le ragioni di opportunità. Sono quelle che suggeriscono di fare un passo indietro quando emergono ombre, di rinunciare a ruoli e visibilità quando la credibilità dell’istituzione rischia di essere compromessa.
Ragioni che Fratelli d’Italia in Sicilia ha clamorosamente ignorato.
Non è opportuno, ad esempio, ricevere in dono una collana di mille euro dalla stessa persona a cui è stato concesso un contributo regionale.
Il fatto
Una croce d’oro intarsiata di rubini è stata regalata a Elvira Amata da Antonella Ferrara, organizzatrice del Taobuk, il festival letterario di Taormina. Ferrara è destinataria di contributi regionali: 145 mila euro nel 2023, fino ai 900 mila euro liquidati quest’anno alla Fondazione Taormina Arte «da destinare in pari quota per il potenziamento e la valorizzazione» del Festival del Cinema e di Taobuk.
Tutti i nodi
Le richieste di rinvio a giudizio riguardano, tra gli altri:
Elvira Amata,
Gaetano Galvagno,
Sabrina De Capitani (ex portavoce e “tuttofare” di Galvagno),
Marcella Cannariato,
Marianna Amata.
Il quadro emerso pone dubbi, riflessioni e consegna il racconto di una Fratelli d’Italia siciliana che ignora il minimo dovere di responsabilità istituzionale.
La tracotanza, quindi, dovrebbe essere messa da parte: le ragioni di opportunità non sono un fastidio, ma ciò che distingue una politica adulta, consapevole e credibile da una politica che pensa di poter fare qualunque cosa senza pagarne mai il prezzo.
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