Sicilia, tutti i nodi della Finanziaria e i malumori della maggioranza
La Manovra regionale non è in salvo, i malumori dentro la maggioranza sono tanti unitamente a quelli dell’ opposizione.
Si tratta di una Finanziaria lievitata in commissione Bilancio a 134 articoli, Ismaele La Vardera ha bollato la Manovra come voluta dalle lobby: “In un'aula quasi deserta, assenti i deputati della maggioranza e ovviamente re Schifani, ho elencato le norme fatte ad hoc per gli amici del governo. Vedasi la norma Tamajo voluta per aiutare i commercianti di Mondello, o quella per aiutare la Sicily by car di Tommaso Dragotto Roba da accapponare la pelle. Una manovra che non parla dei veri problemi della gente, che non risponde alla fuga dei giovani, alle esigenze della sanità. Una finanziaria VUOTA”.
Dario Safina deputato dem chiarisce la posizione: “Le opposizioni ribadiscono il proprio ruolo: non quello delle “forze del No”, ma quello di chi avanza proposte concrete e condivise per migliorare gli interventi del governo. La maggioranza farebbe bene ad ascoltare queste indicazioni, invece di elaborare decisioni in riunioni ristrette che poi si rivelano fragili una volta al confronto parlamentare. Le opposizioni non rappresentano realtà politiche irresponsabili, ma energie costruttive che guardano con serietà al futuro della Sicilia”.
Di occasione mancata parla la deputata del M5S Roberta Schillaci: "Altra occasione sprecata da Schifani, è senza visione d'insieme e con poco pochissimo per famiglie e imprese: l'unica cosa che balza agli occhi è il vergognoso assalto alla diligenza da parte dei deputati della maggioranza, cosa che ha fatto lievitare in maniera esponenziale il numero degli articoli della legge, ma senza potenziali benefici per la Sicilia. “Questa manovra è nata nel peggiore dei modi in commissione Bilancio che le opposizioni sono state costrette ad abbandonare a causa dell'andamento dei lavori che hanno visto proliferare in maniera esponenziale gli emendamenti della maggioranza e non tenere in considerazione quelli dell'opposizione. La manovra si è così gonfiata in maniera abnorme, passando da pochi articoli ai 135 attuali, ma solo per accontentare i desiderata dei deputati che sostengono Schifani e non per andare incontro ai veri bisogni dei siciliani”.
Altra ancora la posizione di Cateno De Luca, capogruppo di Sud chiama Nord: “Ci siamo incontrati, non ho nessun problema a comunicare le mie strategie perché sono alla luce del sole. Ma il governo ha preso degli impegni con noi, come quello di aumentare di almeno 50 milioni il Fondo per le autonomie locali ed eliminare la disparità per il trasporto pubblico locale urbano di Messina”.
Incognita FI
Tensione dentro il partito del presidente della Regione, il cui capogruppo in Aula è Stefano Pellegrino. Gli azzurri sono agitati e possono tramutarsi in franchi tiratori con il voto segreto. I malumori riguardano la poca considerazione che hanno da parte del presidente, ma soprattutto i malumori riguardano il rapporto tra Schifani e Fratelli d’Italia. Il presidente pare avallare ogni loro scelta e decisione.
E poi c’è il nodo assessori: Alessandro Dagnino e Daniela Faroni, all’Economia il primo e alla Salute la seconda, sono stati scelti da Schifani e non sono di FI.
Strada tutta in salita dunque per la Manovra.
ANCI: per i Comuni solo briciole
I vertici dell’Associazione nazionale dei Comuni siciliani, il presidente Paolo Amenta e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano, in sede di conferenza stampa hanno consegnato la fotografia della Finanziaria regionale: aumentano i bisogni sociali e sanitari dei cittadini, diminuiscono i fondi per i Comuni; migliorano le entrate della Regione, cresce il numero dei Comuni in dissesto e pre-dissesto; aumenta la raccolta differenziata delle famiglie, lievita la Tari; si avverte più bisogno di sicurezza urbana, si riduce l’organico della polizia locale. Non vogliono attaccare il governo e il Parlamento regionale ma in una fase in cui le entrate della Regione siciliana sono più floride vorrebbero evitare che i Comuni siano costretti a tagliare ancora servizi ai cittadini.
Il primo paradosso, dicono, è che “La Regione ha un avanzo di amministrazione di oltre 2 miliardi 150 milioni, frutto dell’aumento dell’incasso delle entrate tributarie, però, sono aumentati i Comuni in dissesto e pre-dissesto. Il dato più significativo è che dal 2009 al 2025 il Fondo delle autonomie locali ha subito una riduzione di circa due terzi (da 913 a 287 milioni, oltre le riserve). A fronte di questi tagli i Comuni tagliano i servizi nell’ambito del sociale.
In buona sostanza sottolineano i vertici Anci “In tutta la Sicilia per coprire i servizi sociali, i Comuni sborsano dai loro bilanci ben 585 milioni di euro. La Regione contribuisce in maniera ridicola, con un contributo di appena 30 milioni.
I Comuni per mantenere questi livelli minimi di assistenza fanno ricorso agli introiti dell’Imu, al Fondo regionale autonomie locali ridotto al minimo e al Fondo di solidarietà nazionale che alla Sicilia riserva briciole, dal momento che viene applicato il criterio della spesa storica, anziché del fabbisogno perequativo”.
A conti fatti, quindi, a differenza di ciò che accade in Sardegna, dove la Regione copre integralmente il fabbisogno per il sociale, stanziando ogni anno 200 milioni, con un fondo pari a 550 milioni di euro, per 1 milione e 600 mila abitanti, in Sicilia, il Fondo delle autonomie locali è stato ridotto a 287 milioni, per 4 milioni e 700 mila abitanti. Al di là di pochi aiuti, la Regione ha demandato allo Stato la copertura di tali costi, senza curarsi del fatto che anche il governo nazionale ha allargato le braccia.
Per il presidente Amenta “Una cosa appare chiara: la quantità e la qualità del confronto con le istituzioni regionali non è mai stata così carente come in questa ultima fase. Lanciamo quindi un appello al governo e all’Ars: c’è ancora tempo fino a venerdì per intervenire a Sala d’Ercole e farsi carico del caso Sicilia. È arrivato il momento di cambiare passo”.
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