Ciclone Harry, pasticcio ristori: Roma impugna la legge della Regione. E adesso?
Una legge approvata in fretta, per rispondere a un’emergenza vera. Soldi già promessi, in parte già erogati. E poi, all’improvviso, lo stop da Roma. Il risultato? Un corto circuito istituzionale che rischia di lasciare imprese e territori nel limbo.
Succede tutto attorno ai ristori per i danni del ciclone Harry, che a gennaio ha colpito duramente la Sicilia orientale. E che oggi diventa terreno di scontro politico, ma soprattutto di incertezza amministrativa.
La legge della Regione e la corsa agli aiuti
Dopo i giorni dell’emergenza, il governo regionale guidato da Renato Schifani aveva messo in campo due strumenti:
50 milioni stanziati subito dalla giunta
altri 40,8 milioni approvati dall’Ars con una legge urgente
Un provvedimento rapido, quattro articoli appena, approvato praticamente all’unanimità. Dentro c’era tutto: ristori per imprese, aiuti a pesca e agricoltura, sostegno ai balneari, perfino l’esenzione dai pedaggi in alcune tratte autostradali.
Una risposta veloce, certo. Ma forse troppo.
La decisione del governo: legge impugnata
Il 27 marzo il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro Roberto Calderoli, ha deciso di impugnare la legge regionale.
La comunicazione ufficiale è asciutta, quasi burocratica. Ma il punto è chiaro: alcune norme “eccedono le competenze” della Regione e violano principi fissati dalla Costituzione, in particolare su:
previdenza sociale
tutela della concorrenza
Tradotto: la Sicilia avrebbe messo mano a materie che non le competono.
Il nodo vero: Durc e concessioni demaniali
Dietro la formula tecnica ci sono due questioni precise.
La prima riguarda il Durc, il documento che certifica la regolarità contributiva delle aziende. La legge siciliana prevedeva una deroga: ristori anche a chi non era in regola, almeno fino al 31 dicembre 2026.
Una scelta già vista durante il Covid, ma che resta materia nazionale.
La seconda riguarda i balneari: la Regione aveva previsto l’esenzione dal pagamento dei canoni demaniali per il 2026.
Anche qui, per Roma, si tratta di una violazione delle regole sulla concorrenza.
I soldi già partiti (e il rischio caos)
Il problema è che questa non è una legge “sulla carta”. Una parte dei fondi è già stata distribuita, attraverso Irfis:
20 milioni per le imprese
5 milioni per la pesca
5 milioni per l’agricoltura
oltre 10 milioni per i balneari
In totale, milioni già arrivati a destinatari reali.
Ed è qui che il pasticcio diventa concreto: cosa succede adesso? Si blocca tutto? Si restituiscono i soldi? Si corregge la norma?
Secondo l’assessore Giusi Savarino, la questione è già in via di soluzione, con una modifica normativa che dovrebbe sanare la deroga sul Durc.
In sostanza: si corregge il testo e si va avanti.
Una versione rassicurante, che però non cancella il dato politico.
Le opposizioni: “Scaricabarile sulla pelle dei siciliani”
Il fronte politico si è subito acceso.
Dal Movimento 5 Stelle parlano apertamente di scelta “grave e incomprensibile”, con accuse dirette al governo nazionale. Il vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola attacca: “Ridateci i fondi, la Sicilia non è un bancomat”.
Ancora più dura la deputata Ida Carmina, che parla di “vendetta politica”.
Il Partito Democratico va nella stessa direzione. Il segretario regionale Anthony Barbagallo parla di “pasticcio” e di un doppio fallimento, regionale e nazionale. E il deputato Nello Dipasquale sottolinea il paradosso: due governi dello stesso colore incapaci di parlarsi.
Il vero problema: la distanza tra emergenza e burocrazia
Al di là delle polemiche, resta una domanda semplice: come è possibile che una legge approvata per affrontare un’emergenza venga bloccata dopo due mesi?
La risposta sta tutta nel rapporto, mai davvero risolto, tra autonomia regionale e vincoli nazionali.
La Sicilia può intervenire, ma entro limiti precisi. E quando si prova a forzare quei limiti – anche per accelerare gli aiuti – il rischio è questo: norme impugnate, fondi congelati, tempi allungati.
E adesso?
Tre scenari possibili:
correzione tecnica della legge e sblocco rapido
contenzioso costituzionale con tempi lunghi
compromesso politico tra Palermo e Roma
Nel frattempo, però, imprese e cittadini restano in attesa.
E questa è la vera notizia: dopo il ciclone, arriva la burocrazia. E non è detto che faccia meno danni.
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