Minacce, violenze e umiliazioni alla compagna: carabiniere condannato
«Ti uccido e ti faccio a pezzi». È una delle frasi che hanno scandito un incubo durato mesi per una donna, vittima di minacce, violenze e umiliazioni da parte del suo compagno, un carabiniere in servizio. Per quei fatti, avvenuti tra il 2017 e il 2018 a Castelbuono, il Tribunale di Termini Imerese ha condannato il militare a due anni e nove mesi di reclusione.
Secondo quanto accertato nel corso del processo, l’uomo avrebbe sottoposto la compagna a un clima costante di terrore: intimidazioni verbali, aggressioni fisiche, insulti e comportamenti vessatori che, nel tempo, hanno prodotto un grave stato di soggezione psicologica nella donna.
Le violenze non si sarebbero limitate alle parole. In più occasioni, come emerso dalle testimonianze e dalla documentazione acquisita agli atti, l’imputato avrebbe colpito la vittima anche fisicamente, arrivando a schiaffeggiarla e a stringerle le mani al collo, oltre a rivolgerle frasi cariche di odio e disprezzo. Un comportamento che il Tribunale ha ritenuto pienamente riconducibile al reato di maltrattamenti in famiglia.
La sentenza sottolinea come la condotta dell’imputato sia stata reiterata nel tempo e caratterizzata da un chiaro intento di sopraffazione, aggravato dal ruolo rivestito dall’uomo come appartenente alle forze dell’ordine, figura che dovrebbe incarnare i principi di tutela e legalità.
Il giudice ha riconosciuto la piena attendibilità della versione fornita dalla vittima, riscontrata da elementi oggettivi e da un quadro complessivo coerente, respingendo le tesi difensive che puntavano a ridimensionare o giustificare gli episodi come semplici litigi di coppia.
La condanna rappresenta un ulteriore richiamo sull’importanza di riconoscere e denunciare la violenza domestica, anche quando a esercitarla è chi indossa una divisa. Un messaggio chiaro: il ruolo istituzionale non può e non deve mai trasformarsi in uno scudo contro le responsabilità penali.
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