"Buen Camino", lo scialbo cinepanettone di Checco Zalone
Non è un film. È un pacchetto esperienza.
Cammino di Santiago incluso, redenzione emotiva garantita, risate certificate, morale finale pronta all’uso. Buen Camino, il nuovo film di Checco Zalone, è esattamente ciò che promette di non essere: un cinepanettone travestito da percorso interiore.
Ce lo vendono come il Zalone “maturo”, riflessivo, quasi spirituale. In realtà è la versione comfort della satira: addomesticata, ben confezionata, priva di qualsiasi rischio. Un film che non disturba, non graffia, non mette in crisi nessuno. Al massimo accarezza lo spettatore, lo rassicura e gli dice che va tutto bene così.
Il viaggio dell’eroe… da manuale
La trama è un esercizio scolastico di scrittura creativa: ricchissimo viziato, Ferrari in garage, vita vuota, trauma familiare, caduta, viaggio “iniziatico”, redenzione. Il Cammino di Santiago non è un luogo, ma un dispositivo narrativo pigro, una scenografia esotico-spirituale buona per Instagram e per una morale finale da spot motivazionale.
Altro che romanzo di formazione disfunzionale: Buen Camino è il più classico dei template, quello che insegna che basta camminare un po’ (in un contesto protetto e privilegiato) per rimettere in ordine la coscienza.
La comicità col freno a mano tirato
Le famigerate gag “scorrette” – Shoah, 11 settembre, Medio Oriente – sono già nel trailer. Non sono rischio comico, ma esca algoritmica, pensata per generare polemiche controllate sui social. Nel film, infatti, tutto viene subito ricondotto all’ordine: la cattiveria iniziale evapora, sostituita da buoni sentimenti, pacificazione e abbracci.
Zalone non scandalizza più. Amministra. Dosando la scorrettezza come si fa con il peperoncino nei piatti turistici: abbastanza da sentire qualcosa, non abbastanza da bruciare.
Buonismo natalizio, versione “alternativa”
La vera natura di Buen Camino è quella del cinepanettone riformato: niente volgarità anni Novanta, certo, ma la stessa funzione anestetica. Un film da Natale che permette di ridere, commuoversi e uscire dalla sala assolti, senza essersi mai messi davvero in discussione.
Il capitalismo viene criticato mentre si incassa serenamente il botteghino natalizio. Il privilegio viene sfiorato, mai messo in crisi. Il dolore familiare diventa un pretesto per una riconciliazione finale che chiude tutto, come da contratto.
Il tradimento della commedia all’italiana
La grande commedia all’italiana usava il riso per demolire il perbenismo, smascherare ipocrisie, mettere a disagio lo spettatore. Qui accade l’opposto: il disagio viene neutralizzato, la satira rassicurata, il conflitto addomesticato.
Il Cammino di Santiago, anziché essere smontato come turismo spirituale per anime in crisi di senso, diventa sfondo pittoresco. La ricchezza resta un vezzo simpatico. La morale finale una carezza collettiva.
Da eccezione a garante del quieto vivere
Checco Zalone era nato come corpo estraneo, capace di dire cose sgradevoli a un Paese che non ama guardarsi allo specchio. In Buen Camino diventa il suo contrario: il garante del quieto vivere, il volto rassicurante di una satira che non morde più.
È il film perfetto per chi vuole sentirsi migliore senza aver fatto alcuna fatica.
Un pellegrinaggio senza polvere, una catarsi senza dolore, una risata senza conseguenze.
Buen Camino è il film ideale per chi ama sentirsi assolto, restando esattamente dov’è.
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