L’auto elettrica tra ideologia e realtà: il difficile...
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«Dobbiamo davvero aspettare che succeda qualcosa di grave?»
«La sicurezza non si chiede: si garantisce.»
È con queste parole che si apre il rientro dopo le festività al Liceo Scientifico e Classico di Trapani, nel primo giorno di lezioni segnato dal maltempo. Una ripartenza che non porta con sé solo libri e orari, ma anche preoccupazioni mai risolte legate alle condizioni degli edifici scolastici. Infiltrazioni d’acqua, ambienti freddi, aule e spazi adattati all’emergenza tornano a essere parte della quotidianità, mentre piove e si riprende come se nulla fosse.
Non si tratta di un’emergenza improvvisa né di un problema recente. È una situazione che, nel tempo, è diventata quasi ordinaria, al punto da rischiare di essere normalizzata. Nei plessi di via Todaro e via Turretta, quando il tempo peggiora, l’attenzione non è rivolta solo alle lezioni ma anche ai soffitti, alle scale bagnate, alle aule che cambiano funzione. L’acqua filtra, compaiono secchi, si spostano classi e attività. A questo si aggiunge il tema dei riscaldamenti, che non funzionano sempre, rendendo difficile la permanenza nei locali durante le giornate più fredde.
A riportare il tema al centro del dibattito è l’appello di Giuliano Martorana, rappresentante d’istituto, che parla apertamente di dovere civico. «Non è polemica – scrive – ma responsabilità». Il nodo non è solo l’annuncio di futuri interventi, ma ciò che accade nel frattempo. «Siamo stanchi di studiare e lavorare in edifici che non garantiscono nemmeno le condizioni minime di sicurezza, mentre ci viene detto che è tutto sotto controllo». Una distanza evidente tra rassicurazioni e realtà quotidiana.
Le domande sono semplici e dirette. «Se i lavori sono previsti più avanti, cosa succede oggi? Domani? È normale che l’acqua entri a scuola e che tutto venga accettato come inevitabile?». E ancora: «Quando inizieranno davvero gli interventi? All’inizio o alla fine del mese annunciato? E come verranno svolti? Durante l’orario delle lezioni, con cantieri aperti e rumori?». Interrogativi che riguardano la sicurezza immediata, non solo la programmazione futura.
Il quadro si allarga oltre via Todaro. A via Turretta, viene segnalato che in alcune giornate di pioggia i pavimenti si allagano, rendendo complicato svolgere normalmente le attività. E resta aperto anche il capitolo palestre e trasporti: lezioni di educazione fisica spesso rimandate o adattate. «Alla fine del primo quadrimestre l’unica attività sportiva svolta è stata il trekking urbano», si legge con amara ironia, a dimostrazione di una criticità che precede persino gli attuali problemi strutturali.
Gli edifici delle scuole superiori sono di competenza del Libero Consorzio Comunale di Trapani. Ed è proprio da qui che arriva la risposta istituzionale. Il presidente Salvatore Quinci ha confermato che la gara per gli interventi è in fase di conclusione, che sono in corso le verifiche tecniche e che l’avvio dei lavori è previsto tra il 16 e il 23 febbraio. «Non si tratta di interventi tampone – ha assicurato – ma di opere strutturali, con un cronoprogramma definito». È previsto anche un sopralluogo per valutare gli aspetti logistici dei cantieri. Sul fronte delle palestre, Quinci ricorda che è stata pubblicata la determina per consentire agli istituti di attivare il servizio di trasporto.
Resta però il punto centrale sollevato dall’appello: la distanza tra i tempi amministrativi e la vita reale di chi vive la scuola ogni giorno. «Una scuola che perde acqua dai soffitti perde anche credibilità come istituzione», scrive Martorana. E con essa si incrina la fiducia verso uno Stato che chiede impegno, responsabilità e rispetto delle regole, ma fatica a garantire luoghi sicuri.
Il rientro sotto la pioggia rende tutto più evidente. Non si tratta di chiedere favori né di alimentare polemiche, ma di pretendere risposte concrete, date certe e interventi visibili. Perché la sicurezza non può essere affidata alla speranza che “vada tutto bene”.
E non può diventare una questione di fortuna.
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