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19/01/2026 18:00:00

100 anni fa nasceva Rocco Chinnici

A cento anni dalla nascita di Rocco Chinnici, l’Italia ricorda uno dei magistrati più coraggiosi e lungimiranti della storia repubblicana. Nato il 19 gennaio 1925 e ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983, Chinnici fu il primo a intuire che Cosa Nostra poteva essere combattuta solo attraverso un’azione collettiva e coordinata della magistratura. Da questa visione nacque il metodo del pool antimafia, che avrebbe poi condotto al Maxiprocesso di Palermo, segnando una svolta storica nella lotta alla criminalità organizzata.

 

Le origini e la formazione

Rocco Chinnici nacque a Misilmeri, in provincia di Palermo, in una Sicilia povera e profondamente segnata dalla presenza della mafia. Dopo la laurea in Giurisprudenza intraprese la carriera in magistratura, distinguendosi fin dai primi incarichi per rigore, serietà e capacità di analisi. Il suo percorso lo portò, nel 1979, a diventare capo dell’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, un ruolo chiave per le indagini sui grandi delitti di mafia.

 

 

 

La Sicilia degli anni di piombo mafiosi

Gli anni Settanta e Ottanta furono tra i più sanguinosi della storia siciliana. La seconda guerra di mafia, l’ascesa dei corleonesi e l’eliminazione sistematica di magistrati, politici e uomini delle istituzioni segnarono un clima di violenza diffusa. I giudici che indagavano su Cosa Nostra lavoravano spesso in solitudine, esposti a enormi rischi personali. In questo contesto, Chinnici comprese che il metodo investigativo tradizionale non era più sufficiente.

 

La nascita del pool antimafia

Fu proprio Chinnici a promuovere un nuovo modello di lavoro basato sulla condivisione delle informazioni e sulla collegialità delle indagini. Nacque così il primo nucleo del pool antimafia, con magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Un metodo rivoluzionario che permise di ricostruire l’organizzazione di Cosa Nostra come un sistema unitario, individuandone i vertici e le responsabilità.

 

Le indagini e il nuovo metodo investigativo

Sotto la sua guida, le indagini iniziarono a colpire non solo gli esecutori materiali dei delitti, ma anche i mandanti e i capi dell’organizzazione mafiosa. Chinnici sostenne l’importanza delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e incoraggiò l’analisi dei flussi finanziari e dei rapporti tra mafia, politica ed economia. Un’impostazione che avrebbe condotto, dopo la sua morte, al Maxiprocesso di Palermo, il più grande processo mai celebrato contro Cosa Nostra.

 

L’impegno civile e la cultura della legalità

Accanto all’attività giudiziaria, Chinnici portò avanti un forte impegno civile. Credeva che la lotta alla mafia dovesse partire dalla coscienza collettiva e dall’educazione dei giovani. Visitava le scuole, parlava agli studenti, spiegava cos’è la mafia e perché va combattuta. Per lui la repressione giudiziaria non bastava: serviva una rivoluzione culturale fondata sulla legalità e sulla responsabilità individuale.

 

L'attentato e l’eredità

Il 29 luglio 1983 Rocco Chinnici venne ucciso a Palermo in un attentato con autobomba sotto la sua abitazione. Con lui morirono due uomini della scorta e il portiere dello stabile. La sua morte segnò profondamente lo Stato, ma il metodo da lui ideato sopravvisse e divenne la base dell’azione antimafia negli anni successivi.

A cento anni dalla nascita, Rocco Chinnici resta un simbolo di coraggio, visione e senso dello Stato. Il suo insegnamento continua a vivere nelle istituzioni e nella memoria collettiva di un Paese che non deve smettere di difendere la legalità.



Antimafia | 2026-01-19 18:00:00
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100 anni fa nasceva Rocco Chinnici

A cento anni dalla nascita di Rocco Chinnici, l’Italia ricorda uno dei magistrati più coraggiosi e lungimiranti della storia repubblicana. Nato il 19 gennaio 1925 e ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983, Chinnici fu il primo a intuire...