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19/01/2026 06:00:00

Massimo Grillo, Sindaco gattopardo: "Marsala cambia". Per restare com'è ...

1986: a Palermo si tiene il Maxi processo alla mafia, a Chernobyl c'è il più grande disastro nucleare della storia, esce il primo numero del fumetto Dylan Dog. L'allenatore dell'Italia è Bearzot. 

Il figlio d'arte,  Massimo Grillo,  entra in politica. 


Quarant’anni dopo, nel 2026, sono caduti i muri, cancellati interi Paesi, cambiate monete, morti partiti. Massimo Grillo, invece, è ancora lì. A fare politica. E ironia della sorte: presenta la sua ricandidatura a sindaco di Marsala con uno slogan che suona come una sfida al calendario e alla memoria collettiva: “Marsala Cambia”.   Forse è una citazione del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: "Affinché tutto rimanga com'è è necessario che tutto cambi". Si, Marsala cambia, per restare com'è. 

 

L’appuntamento è di mattina, al Cinema Golden, strapieno. E non poteva che essere così. Grillo sarà pure poco amato dai partiti del centrodestra, ma in questi anni in tanti sono stati sfiorati dalla sua mano santa: una nomina, un incarico, un ruolo. E quando si chiama all’adunata, il sottogoverno — e il sotto sotto governo — risponde presente, puntuale, ordinato. Platea compatta, applausi calibrati, sguardi complici: la politica come arte della permanenza, appunto.

 

Il resto lo mettono le claque parrocchiane riunite dalla coniuge, la signora Mariella, vera Sindaca ombra della città, e  Cipriano Sciacca, re marsalese di CAF, cooperative e affini, motore silenzioso (ma non troppo) della coalizione del Sindaco gattopardo.   Marsala cambia perché — in fondo — deve rimanere sempre la stessa. Quella che da quarant’anni garantisce una poltrona, un posto, uno scranno a Grillo:  da deputato regionale, da parlamentare, da sindaco, da assessore. E anche un vitalizio, che non guasta mai.

È la liturgia dell’eterno ritorno, celebrata tra velluti e luci soffuse, interminabili "vasate" che neanche Totò Cuffaro. La città come set, il cambiamento come parola d’ordine, la continuità come sostanza. 

 

 

Grillo parla di cinque anni di successi, di cose mai viste. Parla molto, appunto, di cambiamento (almeno, per una volta, ci risparmia la retorica sulla pace e sulla legalità) e, a proposito di cambiamenti e gattopardi, ringrazia il decano dei consiglieri, il sempreterno Pino Ferrantelli, e il giurassico Pietro Pizzo, che indica come suo punto di riferimento, insieme all’ex sindaco Salvatore Lombardo (che però, in sala, non c'è). 

 

È lì che il Cinema Golden, più che una sala, diventa una capsula del tempo: parole nuove su volti antichi, slogan freschi su alleanze che hanno il profumo dei registri polverosi. “Il futuro è già iniziato”, dice la portavoce del movimento Liberi, ma a guardare facce, riferimenti e ospiti sembra di stare almeno dalle parti del modernariato: una classe politica che non cambia pelle, al massimo cambia giacca. Il futuro, insomma, è iniziato da un pezzo. E si vede.

 

Il copione è sempre quello, rassicurante come una replica estiva: la città era un disastro, poi siamo arrivati noi, i salvatori, e abbiamo messo le cose a posto. Lo dice chiaramente l’assessore Ignazio Bilardello, che dipinge la Marsala pre-Grillo come una “situazione disastrosa”. Poi arrivano loro, e tac: appalti, progetti, fondi, cantieri, numeri. Una narrazione da restauro integrale, con tanto di prima e dopo, solo che nel “prima” spesso c’erano anche loro, o comunque amici loro, o comunque “quelli di prima” che qui diventano “quelli di sempre”, a seconda della convenienza.

 

E intanto si dimentica — ma in sala nessuno ha voglia di fare il puntiglioso — che Grillo ha avuto fortune che altri sindaci non hanno avuto e non avranno. La prima si chiama Pnrr, una pioggia di soldi che, in mani diverse, avrebbe forse prodotto anche cose normali, ma che qui diventa materia d’ambizione: ippodromi, teatri a mare, proclami. La seconda fortuna è ancora più rara: il tempo supplementare. Perché questa amministrazione doveva scadere nove mesi fa, e invece eccoci qua, con l’effetto “stagione bonus” che permette di arrivare al voto con ancora addosso la vernice fresca di qualche inaugurazione e il cartello “lavori in corso” come accessorio di scena.

 

Nel suo intervento Massimo Grillo fa l’elenco delle cose fatte e pesca dal repertorio di casa: attacca Andreana Patti — “dipendente comunale che non ama Marsala”, dice — e ripete che è costretto a  pagare il “prezzo dei molti no”. I sì, a quanto pare, sono tutti in sala. E si capisce: quando un sindaco è generoso con incarichi e attenzioni, la riconoscenza diventa una forma di militanza. O almeno di presenza.

“Marsala Cambia”, ripete ossessivamente, come una formula scaramantica, come se bastasse dirlo tante volte per farlo accadere davvero. Lo dice alla fine, indicando lo schermo del cinema alle sue spalle.

È bianco.

Forse è un presagio.