Antonini pensa già all’addio: «Ripartire in un’altra città»
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Mentre il Trapani Calcio entra nella settimana più delicata della sua storia recente, con il Tribunale federale chiamato a decidere sul futuro sportivo del club, il suo proprietario guarda già altrove. Valerio Antonini, intervistato da SiraPodcast, trasmissione online che segue le vicende del Siracusa Calcio, parla apertamente del suo futuro e lo fa con parole che, a Trapani, suonano come una sentenza anticipata.
«Conto di ripartire in una nuova città, con nuovi stimoli». È una frase che pesa come un macigno, pronunciata mentre la società granata è sotto il peso di penalizzazioni, procedimenti federali e contestazioni della tifoseria. Per Antonini, Trapani è ormai una parentesi che si chiude: «Avevo un grande progetto che volevo realizzare qui e non mi è stato consentito di fare».
Il riferimento è, ancora una volta, alla Cittadella dello Sport. Antonini rilancia una versione già ascoltata più volte: «Pubblicheremo l’accordo firmato con il fondo Gem, che aveva accordato alla mia società 170 milioni di euro per realizzare la Cittadella». Secondo l’imprenditore, proprio quel progetto avrebbe generato “grandi problemi” al sindaco, che – sostiene – «probabilmente aveva fatto promesse in campagna elettorale a qualche imprenditore locale», arrivando così a ostacolare la sua iniziativa «in tutte le maniere».
Nel racconto di Antonini, Trapani avrebbe perso un’occasione storica: «Mi dimenticano che avrei dato 400 posti di lavoro». Una narrazione che ribalta le responsabilità e che arriva mentre la realtà, sul campo, racconta una società con scadenze non rispettate, contenziosi aperti e una classifica appesantita da quindici punti di penalizzazione.
Eppure Antonini non parla di resa. Anzi. «Io adesso devo salvare i titoli, non permetto che vengano toccati dopo tutto quello che ho investito. Lotterò fino alla fine». La battaglia, però, non sembra più sportiva. È una guerra di carte bollate: «Oggi può sembrare che siamo in una situazione di grandissima difficoltà, ma vi assicuro che le sentenze che arriveranno dalle varie giustizie e dalla Commissione Tributaria ribalteranno la situazione come un calzino».
Trapani, intanto, resta sospesa. Tra una squadra che continua a lottare sul campo, una tifoseria che contesta la proprietà e un presidente che guarda già “a una nuova città”. Se davvero si chiuderà così, resterà una domanda difficile da eludere: il grande progetto non si è potuto realizzare, o non è mai riuscito a stare in piedi?
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