La Sicilia si conferma la regione italiana con il maggior numero di divorzi. Nel 2024 sono stati infatti 7.304 i matrimoni conclusi con una sentenza di divorzio, pari a 1,5 ogni mille abitanti, il valore più alto a livello nazionale. Il dato emerge dallo studio Istat “Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi”, pubblicato oggi e relativo ai dati consuntivi del 2024.
L’Isola guida la classifica per incidenza, affiancata soltanto dalla Liguria che però registra numeri assoluti decisamente più bassi: 2.225 divorzi complessivi. Un confronto che rende ancora più evidente il peso del fenomeno in Sicilia: i soli divorzi giudiziali siciliani (2.712) superano infatti il totale dei divorzi registrati in Liguria.
Nel dettaglio, nel 2024 in Sicilia:
- 2.712 divorzi sono stati giudiziali, pari al 37,15% del totale;
- 2.746 consensuali presso i tribunali;
- 992 consensuali con negoziazione assistita da avvocati (ex art. 6), pari al 13,5%, un dato in crescita secondo Istat;
- 854 consensuali davanti all’ufficiale di stato civile (ex art. 12), pari all’11,7%.
A livello nazionale, nel 2024 i divorzi sono stati 77.364, di cui 21.221 giudiziali. I divorzi siciliani rappresentano quindi circa il 10% del totale italiano, mentre l’indicatore nazionale resta stabile a 1,3 divorzi ogni mille abitanti, come nel 2023.
Meno matrimoni, sempre più civili
Il quadro è completato dal calo dei matrimoni. In Italia nel 2024 ne sono stati celebrati 173.272, con una diminuzione del 5,9% rispetto al 2023. Il calo è particolarmente marcato per i matrimoni religiosi (-11,4%), confermando una tendenza in atto da anni.
Le nozze con almeno uno sposo straniero sono state 29.309 (il 16,9% del totale), in lieve diminuzione (-1,4%). I dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 indicano una nuova flessione dei matrimoni (-5,9% rispetto allo stesso periodo del 2024).
Nel 2024 il 61,3% dei matrimoni è stato celebrato con rito civile, in crescita rispetto al periodo pre-pandemico (52,6% nel 2019). Il picco del 2020 (71,1%) resta legato alle restrizioni sanitarie che hanno penalizzato soprattutto le cerimonie religiose.
Il rito civile è quasi universale:
- nelle seconde nozze (95,1%);
- nei matrimoni con almeno uno sposo straniero (91,8%).
Si diffonde anche tra i primi matrimoni, dove raggiunge il 50,2%, pur restando meno frequente tra le coppie con entrambi gli sposi italiani (43,7%).
Dal punto di vista territoriale, la variabilità è netta: nel Sud e in Sicilia il rito civile resta meno diffuso (26%), mentre nel Nord arriva al 58,5%.
Separazione dei beni sempre più scelta
Infine, si conferma elevata e stabile la scelta del regime patrimoniale di separazione dei beni, adottato nel 74,8% dei matrimoni (74,3% nel 2023), in forte crescita rispetto al passato: era il 40,9% nel 1995 e il 62,7% nel 2008, con valori ormai omogenei su tutto il territorio nazionale.