Marsala, centrodestra spaccato e campagna elettorale già in trincea
La campagna elettorale a Marsala è iniziata. Non c’è ancora la finestra temporale del voto: a breve la Regione indicherà la data delle elezioni, con il relativo appuntamento per il ballottaggio. Il 22 gennaio, a Roma, Fratelli d’Italia terrà una riunione proprio per parlare di amministrative e, quindi, di Marsala. Il partito è spaccato: c’è chi predilige la figura di Nicola Fici, chi propone Enzo Sturiano, che ha già dato la sua disponibilità a correre ma a condizione che il centrodestra sia unito, e c’è chi, tra i meloniani, rilancia l’uscente Massimo Grillo. Decisioni che comporteranno ancora una netta spaccatura e, comunque, una successiva prova di forza.
I movimenti civici
Sono loro a fare quadrato sulla figura di Nicola Fici e attendono però, per chiudere e lanciare il candidato, le decisioni dei partiti. È lo stesso Fici a non sentirsi sicuro senza le sigle del centrodestra e, per questo, in assenza delle stesse potrebbe decidere di fare un passo indietro. Al contempo potrebbe sfoderare una maggiore determinazione e chiedere ai partiti, con cui finora ha interloquito, di scegliere ora e subito. Un aut-aut. L’attesa lacera e spacca ancora di più.
Il centrodestra
Ogni partito ha almeno due correnti interne, con espressioni diverse e con strade che intendono percorrere opposte tra loro. Da una parte la necessità, in vista delle prossime elezioni regionali e nazionali, di avere un candidato “puro” di centrodestra; dall’altra la chiara volontà di non andare con Grillo.
Ma verrebbe da chiedere: c’è un ordine morale e partitico nel centrodestra? Perché, se avessero voluto un candidato di bandiera, la figura ideale, messasi a disposizione, era quella di Eleonora Lo Curto, politica di lungo corso e donna capace. Invece è stata snobbata e messa da parte.
Movimento Popolare, Grillo bocciato
Sebastiano Grasso, leader del Movimento Popolare Arcobaleno, certifica la bocciatura dell’attuale sindaco Grillo: “La verità è semplice e sotto gli occhi di tutti: Marsala è stata amministrata male. Le contrade sono abbandonate: strade distrutte, marciapiedi inesistenti, illuminazione carente. La rete idrica è al collasso, le scuole in alcuni casi senza riscaldamenti, il trasporto pubblico praticamente inesistente, nessun collegamento con l’aeroporto. Cantieri aperti e mai finiti, opere annunciate e lasciate a metà. Il verde pubblico è nel degrado, le discariche abusive aumentano, il randagismo è fuori controllo. Il cimitero è abbandonato, la sicurezza peggiora, la microcriminalità cresce nel centro e nelle contrade. Manca la trasparenza, ma soprattutto manca una visione”.
Curatolo: io alternativa chiara
Leonardo Curatolo, Marsala Futura, è duro nel suo intervento. Parla di “clientelismo politico” e di “parassitismo”, quindi di una “stagnazione in cui la ricerca del consenso prevale sulla visione e sul servizio alla comunità”.
Poi il riferimento ad Andreana Patti, senza mai citarla: “Un cambiamento di strategia è evidente nei politici e tecnopolitici che, un tempo assenti dalle tribune calcistiche (ma non vanno in ‘curva’), oggi cercano di mostrarsi come ‘uno di noi’, approfittando della passione calcistica per ottenere visibilità. Questo approccio crea una distanza ‘istituzionale’, giustificata dalla volontà di apparire rispettabili, piuttosto che realmente coinvolti con la cittadinanza”.
Curatolo parla dei partiti che sono spaccati, del sindaco Grillo che “ha avviato la propria campagna senza un simbolo ufficiale, evidenziando così il fallimento di un sistema politico privo di riferimenti chiari e visione. In questo contesto turbolento, desidero propormi come alternativa chiara e post-ideologica. Questa scelta non implica una rinuncia ai valori, ma riflette la necessità di adattarsi a una realtà complessa. La caduta del Muro di Berlino, la globalizzazione e le emergenze attuali ci indicano che il mondo è cambiato. È cruciale smettere di rifugiarsi in sigle obsolete e focalizzarsi su un progetto autentico di rilancio per Marsala e per i marsalesi. Solo così possiamo affrontare i reali problemi della nostra comunità”.
Quando la pezza è peggio del buco.
La replica di Andreana Patti al sindaco uscente Massimo Grillo è un atto d’accusa politico, prima ancora che personale. E segna un altro strappo in una campagna elettorale che a Marsala, ormai, viaggia a colpi bassi.
Negli ultimi giorni Grillo ha scelto di spostare il confronto dal piano delle scelte amministrative a quello delle biografie, mettendo nel mirino il percorso professionale della sua avversaria. Una mossa che Patti definisce senza giri di parole: quando la pezza è peggio del buco. Perché trasformare la parola “burocrate” in un insulto, osserva, significa non solo banalizzare il ruolo della pubblica amministrazione, ma dimenticare che proprio il sindaco è il vertice dell’ente e dovrebbe portare rispetto a chi ci lavora.
La controreplica è lunga, dettagliata, e volutamente autobiografica. Patti rivendica le radici marsalesi, la contrada Berbarello, le scuole affollate, gli autobus scassati per arrivare al liceo, l’oratorio di don Peppuccio Augello, lo scoutismo, l’università in Sicilia. Una narrazione che non cerca l’epica, ma la normalità di una generazione cresciuta tra sacrifici e scelte non scontate.
C’è poi il nodo vero, quello politico: l’idea che lavorare “fuori” significhi amare meno la propria città. Un argomento che Patti respinge con decisione, perché — dice — offende migliaia di giovani marsalesi e siciliani costretti a partire non per disamore, ma per assenza di opportunità. E qui l’affondo è diretto: chi ha governato per anni e ha contribuito al declino non può oggi ergersi a giudice delle scelte altrui.
Nel mirino finisce anche il campanilismo Marsala–Trapani, definito sterile e dannoso per l’intera provincia, e la polemica sull’incarico regionale PNRR assunto nel 2023, rivendicato come coerente con la propria professionalità e, soprattutto, con la propria libertà.
Il messaggio finale è chiaro e politicamente calibrato: la candidatura nasce contro la logica del favore, contro l’idea che l’impegno civico debba passare dalla riconoscenza verso il politico di turno. “Io non devo nulla a nessuno”, scrive Patti.
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