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20/01/2026 07:32:00

Randazzo, "rais" di San Giuliano. Oggi l'interrogatorio, tra case popolari e privilegi

Oggi è il giorno della verità per l'inchiesta della Procura di Trapani che, partendo dal traffico di droga, scuote anche lo Iacp. Al Palazzo di Giustizia sfilano gli indagati, ma l'attenzione è tutta su Ivan Randazzo: l'uomo capace di gestire un impero della droga e del commercio persino da una villa confiscata, protetto da vedette e, incredibilmente, servito da chi dovrebbe indossare una divisa.

 

La vita da "re" nella casa dello Stato

 

Mentre lo Iacp definisce "isolata" la condotta del funzionario Giuseppe Marino, le carte dell'inchiesta raccontano una realtà ben più radicata. Il simbolo di questo potere è la palazzina di via Ciullo d’Alcamo, nel cuore del rione San Giuliano. Nonostante fosse stata confiscata già da due anni, Ivan Randazzo (1984) continuava a viverci come se nulla fosse.

 

Non una semplice abitazione, ma un fortino: alte mura di cinta, colonne decorate con teste di leone in marmo, sistemi di videosorveglianza e "vedette" pronte a segnalare l'arrivo delle forze dell'ordine. Da qui, con un tenore di vita sfarzoso, Randazzo coordinava la sua rete criminale.

 

Il vigile con i volantini: lo Stato al servizio del privato

 

L'episodio che più di tutti delinea la caratura criminale (e il senso di impunità) di Randazzo è quello che coinvolge Antonio Pio Sesta, un agente della Polizia Municipale di Erice. Nel maggio 2022, mentre Randazzo era ufficialmente ai domiciliari proprio in quel fortino di San Giuliano, il vigile si sarebbe presentato alla sua porta con l'auto di servizio del Comando.

Non era una visita istituzionale: l'agente è accusato di aver usato i mezzi e il tempo del Comune per consegnare a Randazzo i volantini elettorali della moglie, candidata al consiglio comunale. Un "omaggio" al capozona nella speranza di raccogliere voti, trasformando un servitore dello Stato in un corriere privato per gli interessi del "Rais".

 

L’impero delle "tasse" e il traffico di droga

 

Dalla sua posizione di potere, Randazzo gestiva una vera e propria economia parallela. Ogni locale della sua galassia — dai bar del porto come l'Alibar e il Cocktails & Dreams fino alla tabaccheria di via Marsala — doveva garantirgli una "rendita" fissa di 800 euro al mese. Soldi che venivano riscossi da prestanome e familiari, assicurando un flusso costante di contante.

Ma il vero core business restava la droga. Anche quando il carcere ha interrotto la sua permanenza a San Giuliano, Randazzo non ha smesso di comandare. Attraverso colloqui mirati e messaggi filtrati tramite la moglie, coordinava con il marsalese Mario Pace (anche lui detenuto e indagato) i proventi dello spaccio. Era lui a dettare i tempi e le modalità per riscuotere i debiti della cocaina, mantenendo il controllo sulle piazze di spaccio di Trapani e Erice.