ARS nel caos: emendamento fake, scontro politico e riforma del regolamento
L’emendamento fake del deputato Ismaele La Vardera ha prodotto reazioni immediate, non solo tra le opposizioni, che ne hanno preso le distanze, ma anche all’interno della maggioranza. L’assessore all’Economia Alessandro Dagnino ha diffidato il deputato di Controcorrente.
Nel frattempo è arrivata la presa di posizione del presidente della Regione, Renato Schifani, che chiede con immediatezza la riforma del regolamento dell’ARS. Il Parlamento tornerà a riunirsi oggi.
Le parole del presidente: modificare il regolamento subito
Lapidario Schifani: «Se tutta la finanza regionale fosse modello FSC, modello FERS eccetera e non dovesse passare dal Parlamento, ne sarei felice. Ma non perché voglio fare polemica, bensì perché effettivamente mi devo confrontare con un regolamento d’Aula che è un regolamento incommentabile, che ho trovato, che impedisce a un governo, come avviene a livello nazionale, di poter governare secondo le proprie linee, le proprie disponibilità finanziarie, secondo le proprie indicazioni».
Ha aggiunto poi: «Per realizzare l’azione di governo occorre trattare a ribasso per cercare di portare a casa le manovre finanziarie. Siamo riusciti per tre anni di seguito, cosa senza precedenti credo, ad approvare le manovre entro i termini canonici per evitare quindi l’esercizio provvisorio, evitare il blocco della spesa, la spesa in dodicesimi. Sicuramente c’è stato un cambio di marcia, ma un cambio di marcia che è il frutto di tante mediazioni che abbiamo dovuto porre in essere».
Quasi pronta la bozza: «Entro questo mese sicuramente definirò una bozza di modifica del regolamento che preveda anche l’abolizione del voto segreto, se non in presenza di motivi etici, come alla Camera e al Senato. Ci proveremo a farlo e porterò in Aula esclusivamente questo tema, assieme ad altre piccolissime richieste di modifica. Questo per dimostrare che noi ce la stiamo mettendo tutta».
ARS, esame ddl Enti locali
È slittata di un giorno la seduta del Parlamento siciliano, a causa del maltempo. Si continuerà oggi con l’esame del ddl Enti locali. L’accordo non è stato trovato sulla percentuale di donne, pari al 40%, nelle giunte dei Comuni siciliani, per adeguarsi al resto d’Italia. Pare che una maggioranza trasversale di deputati, di destra come di sinistra, voglia chiedere il voto segreto e che, in questo caso, l’articolo non verrebbe approvato.
Nel frattempo Giorgio Assenza ha presentato un emendamento alla norma, con cui si chiede che la stessa venga applicata al rinnovo delle amministrazioni.
Safina: parità anche dalle urne
Il deputato regionale del Partito Democratico, Dario Safina, ha presentato un emendamento all’articolo 8 per garantire la parità di genere nelle giunte: «Non è una questione simbolica: è una scelta di democrazia, equità e responsabilità. Per questo l’emendamento deve essere votato con voto palese, così che ciascuno possa assumersi chiaramente la propria posizione. Ma non basta: la parità deve arrivare anche nelle urne. È tempo di riprendere un ragionamento serio sul sistema elettorale regionale, per introdurre finalmente anche in Sicilia la doppia preferenza di genere. La politica deve dimostrare coraggio. Donne e uomini devono avere pari spazio nelle decisioni che contano».
"E’ una questione di agibilità politica e, per certi versi, anche di civiltà. La norma sulla rappresentanza di genere negli enti locali siciliani, che fissa al 40 per cento la soglia minima per la presenza delle donne e viceversa, va votata a viso aperto. Che la politica abbia bisogno di più donne con impegno diretto è una necessità avvertita dagli elettori, si tratta ora di stimolare anche la partecipazione attiva delle donne con una legge che parte dai Comuni. Nel parlamento regionale siamo solo 15 su settanta parlamentari, e negli enti locali la percentuale di donne elette e nelle giunte è di appena il 12 per cento. Ci auguriamo che nessuno ricorra domani al voto segreto su questa disposizione che, tra l’altro, si adegua ad una norma già vigente a livello nazionale. Votare contro a Sala d’Ercole sarebbe un’abiura, quasi una ritrattazione davvero grave”. Lo affermano in una tutte le deputate dell’Assemblea regionale siciliana, Bernardette Grasso, Margherita La Rocca, Luisa Lantieri, Elvira Amata, Giusy Savarino, Ersilia Saverino, Valentina Chinnici, Roberta Schillaci, Lidia Adorno, Stefania Campo, Cristina Ciminnisi, Josè Marano, Nunzia Albano, Serafina Marchetta e Marianna Caronia.
ANCI. ANCI Sicilia guarda con grande attenzione al disegno di legge sugli enti locali, che sarà discusso dall’Assemblea regionale siciliana. Per il presidente Paolo Amenta e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano “si tratta di un provvedimento che affronta temi di particolare rilievo per il funzionamento del sistema delle autonomie locali siciliane, introducendo disposizioni che intervengono su aspetti concreti della vita istituzionale dei Comuni e delle Città metropolitane”.
I vertici dell’Associazione dei Comuni siciliani spiegano i tre punti salienti del disegno di legge: il terzo mandato dei sindaci nei comuni con popolazione tra i cinque e i quindicimila abitanti, i permessi per gli amministratori locali e il tema del 40 per cento delle donne nelle giunte comunali. “La norma sul terzo mandato per i sindaci, già operativa a livello nazionale, incide direttamente sulla stabilità amministrativa, sulla continuità dell’azione di governo locale e sulla possibilità di portare a compimento percorsi di programmazione complessi, soprattutto nei contesti territoriali più delicati”.
Di rilievo, per Amenta e Alvano, “sono anche le disposizioni che riguardano i permessi per gli amministratori locali, norme di assoluto buon senso che mirano a rendere concretamente esercitabile il mandato elettivo e che, in larga parte, risultano già previste nell’ordinamento nazionale – aggiungono -. Si tratta di misure che vanno nella direzione di rimuovere ostacoli oggettivi all’assunzione di incarichi pubblici, favorendo una più ampia partecipazione alla vita amministrativa”.
Infine “particolare attenzione merita la norma sulla rappresentanza di genere, che si inserisce in un percorso ormai imprescindibile di rafforzamento dei principi di equilibrio, inclusione e pari opportunità nelle istituzioni locali, contribuendo a rendere gli enti territoriali più rappresentativi delle comunità che amministrano”.
ANCI Sicilia auspica che “il confronto parlamentare si sviluppi in modo costruttivo, con l’obiettivo di dotare il sistema degli enti locali siciliani di un quadro normativo più coerente, moderno e funzionale, capace di rafforzare il ruolo dei Comuni e di sostenere chi quotidianamente opera nei territori al servizio delle comunità”.
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