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01/02/2026 06:00:00

Safina: "Il Sud al centro, non ai margini. Da qui passa lo sviluppo"

Quando parliamo di Sicilia, in automatico la raccontiamo come un problema. È un riflesso quasi automatico, ma anche comodo.

 

L’onorevole Dario Safina (PD) affida una riflessione sul Meridione partendo dalla Sicilia, ma lanciando un appello al campo largo e, soprattutto, chiedendo un vero rinnovamento della classe dirigente: nuova linfa per accorciare le distanze con i cittadini e, soprattutto, per cambiare lo stato delle cose.

Non più la corsa alla deresponsabilizzazione, ma la capacità di affrontare i problemi in maniera strutturale e non emergenziale.

 

Safina lo mette nero su bianco:
«Nelle giornate della Merla, quando il calendario popolare ci ricorda il freddo più intenso dell’anno, la Sicilia offre un’immagine che va ben oltre la suggestione stagionale. Vedo in questa terra una metafora politica fin troppo evidente: un territorio esposto, fragile, spesso lasciato ai margini delle scelte nazionali, eppure ancora capace di custodire energie, intelligenze e potenzialità straordinarie. È da qui che dobbiamo ripartire, rimettendo il Mezzogiorno, e la Sicilia in modo particolare, al centro di una visione nazionale di sviluppo».

 

Il campo largo non come formula

Safina vede nella costruzione dell’alleanza di centrosinistra una grande opportunità:
«Per questo il tema del cosiddetto campo largo non può essere ridotto a una formula elettorale. Per me rappresenta una sfida più ambiziosa: costruire una proposta politica credibile, solida, capace di rimettere le politiche per il Sud al centro dell’agenda nazionale. Senza questa scelta di fondo, ogni discussione sulle alleanze resta vuota».

«Il campo largo ha senso solo se diventa lo spazio in cui prende forma una nuova classe dirigente, autorevole e preparata, capace di riportare le istituzioni dentro la vita quotidiana delle persone».

Il meridionalismo, infatti, non può restare una categoria storica o accademica. Oggi è una questione politica concreta, fatta di scelte mancate, di risorse sottratte o mal indirizzate, di ritardi che si stratificano.

L’abbandono del territorio e il dissesto idrogeologico, le vicende industriali irrisolte di Termini Imerese e della Valle del Mela, le infrastrutture ferroviarie divenute simbolo di promesse mai pienamente mantenute — dalla Trapani-Milo alla Palermo-Catania — raccontano tutte la stessa cosa: l’assenza di una strategia organica sul Mezzogiorno.

A questo si sommano i nodi finanziari e istituzionali: fondi di sviluppo e coesione che non sempre hanno prodotto l’impatto atteso, le incertezze sulla decontribuzione Sud, la mancata piena attuazione dell’articolo 119 della Costituzione sul principio di insularità. Elementi diversi che, insieme, delineano una fragilità non solo economica, ma anche politica e amministrativa.

 

Safina: giudizio netto sul governo di centrodestra

È chiaro e non lascia dubbi il giudizio del deputato del PD:
«In questo quadro, il giudizio sull’azione di governo della classe dirigente che ha governato e governa la Sicilia non può che essere netto. Le polemiche, le uscite infelici del ministro Musumeci, lo scarico di responsabilità tra livelli istituzionali del presidente Schifani, solo per fare un esempio, sono segnali preoccupanti».

«In una fase in cui servirebbero visione, autorevolezza e assunzione di responsabilità, assistiamo troppo spesso a conflitti burocratici trasformati in scudi politici. Ma governare significa decidere, guidare, rispondere. Gli alibi non bastano più».

 

Senza una nuova classe dirigente non cambia nulla

Safina non si limita alla denuncia, ma rilancia sul tema della classe dirigente:
«La mia riflessione, tuttavia, non si esaurisce nella critica. Il punto centrale è un altro: senza una nuova classe dirigente non può nascere una nuova politica per il Mezzogiorno».

«Una classe dirigente si forma innanzitutto restituendo valore alle istituzioni, ricostruendo il rapporto di fiducia tra cittadini e democrazia, oggi profondamente logorato. Le istituzioni non devono essere percepite come apparati distanti, ma come strumenti quotidiani per risolvere problemi concreti, per accompagnare famiglie, lavoratori e imprese, per progettare il futuro».

«La politica meridionale che immagino, e che il campo largo dovrebbe incarnare, è quella delle opportunità, del merito, della crescita, della giustizia sociale e ambientale. Un’idea di sviluppo che non contrappone diritti e progresso, ma li tiene insieme in una visione di redistribuzione e coesione».

«Un Sud che non chiede assistenza, ma che si propone come motore di sviluppo nazionale, cerniera strategica nel Mediterraneo, spazio decisivo per una nuova proiezione europea dell’Italia».

«In fondo, questa è anche la risposta più efficace al sovranismo: non la ricerca di nemici, non la politica delle paure, ma un lavoro paziente e ambizioso per ricostruire speranza e fiducia».

«Nelle giornate più fredde, la politica dovrebbe avere il coraggio di pensare al disgelo. Per la Sicilia, quel disgelo passa da una nuova stagione di responsabilità, visione e credibilità. Ed è una responsabilità che sento pienamente, come rappresentante delle istituzioni, ma prima ancora come cittadino di questa terra».