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10/02/2026 08:37:00

La rete di Messina Denaro, oggi udienza davanti al Gip per Solimano

Oggi, 10 febbraio, è una giornata chiave nell’inchiesta “Solimano”, uno dei filoni più delicati dell’indagine sulla rete di fiancheggiatori che avrebbe garantito per anni la latitanza di Matteo Messina Denaro. Davanti al giudice per le indagini preliminari si tiene l’udienza sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Palermo nei confronti dell’avvocato Antonio Messina, 80 anni, arrestato nell’aprile scorso con l’accusa di associazione mafiosa.

Secondo i magistrati, Messina sarebbe il misterioso “Solimano”, lo pseudonimo che ricorre più volte nei pizzini scambiati tra il boss allora latitante e la sua amante Laura Bonafede. Un nome in codice dietro cui, per l’accusa, si celerebbe un ruolo tutt’altro che marginale.

 

Il ruolo chiave nella gestione dei soldi

 

La Procura ritiene che Antonio Messina abbia gestito per anni le risorse economiche della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, assicurando a Matteo Messina Denaro il sostentamento necessario durante la lunga latitanza. Un compito delicato, affidato – secondo l’impianto accusatorio – a un uomo con una lunga storia giudiziaria alle spalle, segnata da precedenti per mafia e narcotraffico.

Non un semplice intermediario, dunque, ma un vero e proprio amministratore delle casse del sistema mafioso locale.

 

L’udienza e la mossa della difesa

 

All’udienza di oggi, davanti al Gip, i legali dell’imputato sarebbero pronti a sollevare una questione preliminare decisiva: la richiesta di una perizia per accertare la capacità di stare in giudizio dell’ottantenne. Secondo la difesa, Messina soffrirebbe di gravissimi problemi di salute tali da metterne in dubbio l’idoneità a sostenere un processo.

Un passaggio che potrebbe rallentare, o comunque complicare, l’iter giudiziario di un procedimento già di per sé complesso.

 

Le critiche nei pizzini: “Ci ha distrutto”

 

Nei biglietti sequestrati dagli inquirenti, però, il rapporto tra il boss, la Bonafede e “Solimano” appare tutt’altro che idilliaco. Anzi. I pizzini sono intrisi di rimproveri e accuse. Laura Bonafede, in uno dei messaggi fatti arrivare al capomafia, scrive senza mezzi termini: “Ci ha distrutto”.

Parole che lasciano intravedere fratture interne, patti saltati e tensioni crescenti. Non solo critiche, ma anche minacce nemmeno troppo velate nei confronti di Messina, descritto come un “massone in sonno” che per oltre vent’anni avrebbe fatto affari con tutta la mafia trapanese.

 

Un altro tassello nel dopo-latitanza

 

L’udienza di oggi rappresenta un altro tassello nel tentativo della Procura della Repubblica di Palermo di ricostruire, pezzo dopo pezzo, la rete che ha protetto Matteo Messina Denaro fino alla cattura. Non solo killer e capimandamento, ma professionisti, uomini delle istituzioni deviate, figure insospettabili.

Il “caso Solimano” racconta proprio questo: la mafia che si regge anche su scrivanie, conti, favori e silenzi. E che, a distanza di anni, continua a presentare il conto alla giustizia.