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14/04/2026 06:00:00

Così la mafia trapanese fa affari miliardari a Malta

Non solo rifugio per latitanti eccellenti. Non solo base discreta lontana dalla Sicilia.  Malta, negli ultimi quarant’anni, è stata molto di più per Cosa nostra trapanese: una piattaforma per riciclare denaro, gestire scommesse online, entrare nei grandi affari internazionali e, secondo le indagini più recenti, persino finanziare il mercato dei carburanti su scala europea.

 

Dai tentativi degli anni ’80 di entrare nei grandi investimenti immobiliari – come quello sull’isola di Manoel che abbiamo raccontato ieri– fino ai sistemi finanziari sofisticati emersi nelle inchieste più recenti, il filo non si è mai interrotto. E arriva fino a oggi.

A raccontarlo sono, tra le altre, le carte dell’inchiesta “Hydra”, la maxi operazione della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha ricostruito un sistema criminale unitario tra Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra, con una forte componente trapanese e proiezioni internazionali, proprio su Malta.

 

Cos’è l’inchiesta Hydra

“Hydra” è una delle più importanti indagini degli ultimi anni sul radicamento mafioso al Nord. Coordinata dalla Dda di Milano, ha portato a decine di arresti e a un processo con 45 imputati.

Al centro c’è quello che gli inquirenti definiscono un “sistema mafioso lombardo”, in cui organizzazioni diverse – Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra – operano in modo coordinato, condividendo affari e risorse.

In questo sistema, la componente trapanese – legata al mandamento di Castelvetrano – gioca un ruolo tutt’altro che marginale. Anzi: secondo gli atti, avrebbe a disposizione una potenza finanziaria enorme, alimentata proprio da canali esteri, tra cui Malta.

Le vicende ricostruite nelle intercettazioni e nei verbali si collocano tra il 2019 e il 2021, quindi prima della cattura di Matteo Messina Denaro.

 

Il “fondo a cubi”: la cassaforte maltese

A descrivere il cuore del sistema è uno degli indagati, Rosario Abilone, esponente trapanese attivo in Lombardia.

Nelle intercettazioni, Abilone parla di un misterioso “fondo a cubi” con base a Malta.

Lo descrive come una struttura composta da “scatole cinesi”, livelli sovrapposti di società e strumenti finanziari, un sistema costruito per essere difficilmente penetrabile dalle autorità, una massa di denaro che, secondo i dialoghi captati, arriverebbe fino a 8 miliardi di euro.

 

A gestirlo, sempre secondo quanto emerge dalle conversazioni, non sarebbero uomini d’onore tradizionali, ma professionisti di altissimo livello, indicati come “geni”, completamente separati dalla manovalanza mafiosa.

Un sistema che, nelle intenzioni degli indagati, servirebbe a far transitare e movimentare capitali su scala internazionale.

Chi comanda: Castelvetrano

Nelle stesse conversazioni, Abilone e i suoi interlocutori indicano chiaramente da dove partirebbe il controllo di questo sistema: la provincia di Trapani.

In particolare, si fa riferimento a una “importante famiglia di Castelvetrano”, riconducibile all’area del mandamento storicamente legato a Matteo Messina Denaro.

È lui, “Iddu”, secondo quanto emerge dagli atti, l’unico in grado di dare ordini a quel livello. L’unico capace di muovere capitali miliardari e di mantenere rapporti con ambienti economici e finanziari internazionali.

Accanto a questo vertice, operano Rosario e Giovanni Abilone, Bernardo “Dino” Pace e i figli Michele e Domenico.

Bernardo Pace, originario del Trapanese e coinvolto nell’inchiesta, si è suicidato in carcere a Torino proprio mentre aveva avviato un percorso di collaborazione con la giustizia, lasciando aperti interrogativi su quanto avrebbe potuto ancora raccontare.

 

Viaggi segreti e contatti diretti

Malta, nelle carte dell’inchiesta, non è un riferimento astratto.

In un’intercettazione del marzo 2021, Rosario Abilone racconta di essere stato portato sull’isola con una barca veloce, partendo dalla Sicilia, per incontrare uno dei gestori del fondo.

Un viaggio organizzato in modo da non lasciare tracce, che confermerebbe – se accertato – l’esistenza di canali diretti e operativi tra la Sicilia e Malta per la gestione dei capitali.

 

Il business dei carburanti

Tra gli affari più rilevanti emersi nelle indagini c’è quello dei carburanti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il sistema avrebbe consentito – almeno nelle intenzioni degli indagati – di finanziare operazioni nel settore petrolifero per centinaia di milioni di euro, sfruttando società, capitali esteri e meccanismi fiscali complessi.

In questo contesto si inserisce la costituzione della International Petroli S.p.A., società creata nel 2021 con un capitale sociale di oltre 300 milioni di euro, attraverso una holding britannica riconducibile agli stessi ambienti.

Gli investigatori ipotizzano che strutture di questo tipo potessero essere utilizzate per operazioni di trading e per ottenere vantaggi fiscali illeciti, anche attraverso sistemi di evasione dell’Iva. Si tratta, naturalmente, di contestazioni che dovranno trovare conferma nel processo.

Mafia, Il suicidio in carcere di Pace. I dubbi e le ombre - TP24.it

“Comandiamo noi”: i rapporti con la camorra

Un passaggio significativo emerge dalle intercettazioni tra Rosario Abilone e Bernardo Pace.

Parlando del settore dei carburanti, Abilone rivendica la superiorità economica del gruppo trapanese, sostenendo che i clan campani – indicati con tono dispregiativo come “monnezzari” – dipenderebbero proprio dai capitali siciliani provenienti da Malta.

È una frase che, se confermata, fotografa bene gli equilibri raccontati dagli atti: non solo collaborazione tra mafie, ma anche gerarchie interne basate sulla disponibilità di risorse finanziarie.

 

Il ruolo di “zio Paolo”

A garantire gli equilibri del sistema c’è, secondo gli inquirenti, una figura chiave: Paolo Aurelio Errante Parrino, detto “zio Paolo”.

Originario di Castelvetrano, è considerato il referente della componente trapanese nel Nord Italia. Non sarebbe lui a gestire materialmente gli affari a Malta, ma ne rappresenterebbe il garante.

Dalle intercettazioni emerge che percepirebbe una quota dei profitti – indicata nel 10 per cento – in cambio della sua autorevolezza e della protezione assicurata alle attività del gruppo.

Dalle scommesse online ai contatti con Malta

Parallelamente, le indagini degli ultimi anni hanno documentato anche l’espansione nel settore delle scommesse online.

La Direzione investigativa antimafia ha ricostruito presenze e incontri a Malta di soggetti legati alla famiglia di Castelvetrano, tra cui l’imprenditore Carlo Cattaneo, considerato vicino agli ambienti di Messina Denaro.

In alcune occasioni, gli investigatori si sarebbero trovati di fronte a contatti con esponenti della criminalità maltese, gli stessi finiti sotto i riflettori dopo l’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia.

 

Un sistema che attraversa il tempo

Dai tentativi di investimento immobiliare degli anni ’80 ai sistemi finanziari globali descritti nelle indagini più recenti, il quadro che emerge è coerente.

Malta resta un punto strategico.

Non più solo un luogo dove nascondersi, ma un hub dove far transitare denaro, costruire affari, creare strutture difficili da intercettare.

Le carte dell’inchiesta Hydra – ancora tutte da verificare nel processo – raccontano un salto di qualità: dalla mafia imprenditrice alla mafia finanziaria.

Ma la regia, ancora una volta, sembra portare sempre nello stesso punto: la provincia di Trapani.



Inchieste | 2026-04-14 06:00:00
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Così la mafia trapanese fa affari miliardari a Malta

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