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21/05/2026 06:00:00

Rotonda di via Campobello, tutta la verità sulle varianti realizzate

 Della rotatoria tra via Campobello e via Chinnici, a Castelvetrano, si parla ancora. E se ne parla ancora tanto. I lavori, sospesi e ripresi, tengono ancora in ostaggio un crocevia fondamentale per la viabilità, specie se si deve raggiungere (o tornare da) Triscina di Selinunte, che già – lo sappiamo – con una viabilità problematica sta facendo i suoi conti.

 

Ma la storia della rotatoria è interessante su più fronti. Il primo, più ovvio, riguarda il modo in cui stravolgerà la circolazione del traffico. Uno stravolgimento da accogliere, ci mancherebbe. Come spiegano dal Comune, «l’obiettivo è far defluire il traffico, in un tratto in cui è solitamente molto intenso, e permettere ai veicoli di rallentare senza fermarsi». Le rotatorie, ci dicono, «consentono una circolazione più serena, più tranquilla». 

 

C’è però un fronte su cui la cittadinanza, in massa, ha posto tutta l’attenzione. E cioè: questa rotonda è legale? In altre parole, così per come è stata realizzata, funziona? La versione che sta girando – sui social, sulle testate locali, sulla bocca di tutti – è diversa. E, a tal proposito, meglio spazzare subito via ogni dubbio: la rotonda, quella che già si vede camminando lungo la Villa Falcone-Borsellino, non ha dato – ad oggi – problemi di sorta. Insomma, va bene così com’è.

 

E allora cosa c’è dietro le speculazioni, nonché dietro l’accesissimo dibattito pubblico a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi? Ecco: c’è una storia raccontata male. C’è, insomma, una narrazione che è stata superficiale, e che ha ‘mietuto vittime’ non solo tra gli operatori della stampa, ma persino tra i politici e gli assessori della Giunta.

 

A questo punto, quindi, facciamo un passo indietro. Perché la notizia qui, non è più (soltanto, almeno) come è stata realizzata la rotonda. Ma come si è arrivati alla diffusione di notizie così tanto distanti dalla realtà.

 

Un progetto impossibile rifatto da zero

 

La confusione principale nasce dalla sovrapposizione di due fasi distinte. Il progetto originario – ereditato da un vecchio finanziamento (Contratto di Quartiere 2), risalente a oltre dieci anni fa, e processato dallo studio romano Archinprogress – prevedeva una rotonda di forma ellittica.

 

Di quel progetto, è bene ribadirlo per smentire le ricostruzioni social, «non è stata posata nemmeno una pietra». L'opera originaria è rimasta lettera morta perché tecnicamente viziata da gravi carenze: i progettisti romani avrebbero omesso un piano quotato adeguato, calcolando dislivelli di pochi centimetri dove nella realtà esistono pendenze di metri. Questo errore macroscopico avrebbe reso la rotonda impraticabile, soprattutto per i mezzi pesanti.

 

In effetti consultando il progetto originale, cosa che siamo riusciti a fare, è evidente che il disegno progettuale dell’incrocio con rotatoria (ridisegnato a grandi linee su una foto scattata dall'alto) non corrisponde agli spazi reali. Per esempio, per via Campobello erano state progettate due corsie separate da una lunga isola spartitraffico. Era prevista – sempre lungo la via Campobello –  poi un’estensione del marciapiede che includeva, tra l’altro, delle rientranze per le aree di sosta. A colpo d’occhio, sarebbe stato necessario abbattere la prima fila di edifici, fino a via Casa Santa, per realizzare una tale opera. Ciò dimostra l’impraticabilità del progetto.

 

Insomma, l'attuale amministrazione, pur ereditando il finanziamento, si è trovata davanti all'impossibilità di attuare il disegno progettuale. Con l'incarico al nuovo direttore dei lavori, l'architetto Giovanni Elia, il progetto è stato praticamente rifatto da zero. Motivo per cui oggi la rotonda non è più ellittica, ma circolare.

 

Perché, allora, oggi si parla ancora di varianti? Chiariamo: le varianti attuali non andranno a demolire quello che è stato già realizzato. Oggi si parla di varianti “di dettaglio”, che l'amministrazione ha testato sul campo per ottimizzare la viabilità e i parcheggi (per capirci, le piccole isole per l’incanalamento del traffico veicolare). Ad oggi, la rotonda di via Campobello è completata per circa il 60%

 

Nonostante la narrazione social parli di un'opera finita e sbagliata, i tecnici chiariscono che il cantiere è in fase di prosecuzione: l'asfalto attuale è solo un tappeto provvisorio (binder) e le isole spartitraffico definitive devono ancora essere realizzate sulla base dei risultati dei test di viabilità effettuati con i New Jersey. L'ingegnere Mario Palermo, vicesindaco e assessore, ha dichiarato che l’obiettivo è quello «di assicurare una viabilità corretta e fruibile, evitando disagi. Abbiamo allargato gli ingressi e le corsie per lo smistamento dei mezzi pesanti».

 

Sulla stessa linea l'assessore Davide Brillo, che ha sottolineato la necessità di mediare tra modifiche tecniche e esigenze pratiche: «Dobbiamo trovare una quadra con le richieste dei commercianti per la sussistenza di stalli di parcheggio. Dopo le prove, faremo le nostre valutazioni che non saranno solamente politiche ma anche di natura tecnica».

 

L’errore scoperto nel 2026

 

Certo, ci si potrebbe chiedere come mai il Comune si sia accorto soltanto adesso delle criticità di un progetto di circa dieci anni fa. A tal proposito, l’ufficio tecnico ha spiegato di aver ricevuto un progetto esecutivo già definito. In questi casi, la verifica pratica della realizzabilità dell'opera avviene solitamente nel «momento realizzativo».

La scoperta formale dell'errore è dunque avvenuta solo quando è stato nominato un nuovo direttore dei lavori – che è, appunto, l'architetto Giovanni Elia, subentrato a fine 2025.

 

È stato durante il picchettamento sul posto — ovvero quando si riportano le misure del progetto sul terreno — che il nuovo direttore, insieme all'impresa, si è accorto che l'opera non era realizzabile come previsto sulla carta. Nel progetto originario mancava un piano quotato adeguato. I progettisti romani avevano calcolato differenze di quota di soli 20-30 centimetri, mentre sul terreno reale sono presenti dislivelli di metri. Una discrepanza tra “carta” e “realtà” che è emersa solo con l'avvio effettivo delle operazioni di cantiere.

 

Lo strano caso del progettista

 

Ci siamo lasciati per ultimo, però, un altro aspetto curioso della vicenda. Un aspetto che, lo premettiamo, non ha alcun legame con il Comune di Castelvetrano; ma il parallelismo tecnico appare inquietante. Uno dei progettisti originari, Luca De Vincenti, è finito agli arresti domiciliari nel febbraio scorso in un'inchiesta per corruzione a Cisterna di Latina. Avrebbe apposto il parere favorevole di regolarità tecnica di alcuni edifici, omettendo le necessarie verifiche.

 

Una omissione che sembra riecheggiare nel progetto originario della rotonda di Castelvetrano, dove la mancanza di un rilievo accurato delle quote ha rischiato di produrre un'opera fantasma. Ma qui la corruzione non c’entra nulla, c’entra semmai l’approssimazione: perché qui le misure, invece di andare sul posto a prenderle, pare che siano state “immaginate”.

 

Ma l’errore quanto ci è costato?

 

Ma il progetto originario, alla fine, è stato pagato? Secondo la versione ufficiale, che arriva dall’ufficio tecnico, il Comune avrebbe fatto un accordo transattivo con gli architetti di Roma, proprio per compensare l’effettiva incompiutezza (o, meglio, irrealizzabilità) del progetto. «La rotonda», ci dicono, «non è stata pagata per intero perché sono state scoperte magagne e non si è andato più avanti».

 

Una versione vera in parte. In effetti un accordo transattivo c’è stato, ma solo per ottemperare al Piano di estinzione dei debiti previsto per il comune di Castelvetrano, e gestito dalla Commissione straordinaria di liquidazione. Ad oggi, Archinprogress ha ricevuto il 40% dell’importo richiesto in fattura, un importo di circa 37mila euro che include però anche – sempre per il quartiere Belvedere – la progettazione del Centro Polifunzionale (intervento B), il rifacimento dei marciapiedi e l’illuminazione pubblica (intervento C1) e il completamento del Parco Attrezzato (intervento C3).

 

Quindi, il progetto impossibile della rotonda è stato pagato? In qualche modo, no. Il dissesto finanziario ha permesso al Comune di Castelvetrano di risparmiare su questa spesa. Chiamiamola fortuna.

 

Daria Costanzo

Egidio Morici

 



Inchieste | 2026-05-07 06:00:00
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