Condannato in primo grado, è stato assolto in appello. La quinta sezione penale della Corte d’Appello di Palermo ha ribaltato la sentenza nei confronti del 39enne trapanese Michele Di Maggio, imputato per violazione delle misure di prevenzione.
L’uomo, difeso dall’avvocato Natale Pietrafitta, il 26 ottobre 2022 era stato fermato dalle forze dell’ordine mentre si trovava alla guida della propria auto senza patente, sospesa in seguito all’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale.
La linea difensiva
Già nel processo di primo grado la difesa aveva sostenuto che, al momento del controllo, la misura di prevenzione personale non fosse ancora definitiva. Circostanza che, secondo l’avvocato Pietrafitta, impediva l’applicazione delle disposizioni previste dal decreto sulle misure di prevenzione, che disciplina l’illecito solo quando il provvedimento diventa definitivo.
Una tesi che non era stata accolta in primo grado, ma che ha trovato invece riscontro davanti ai giudici palermitani. La Corte d’Appello ha infatti assolto Di Maggio con la formula piena “perché il fatto non sussiste”.
Il contesto giudiziario
Di Maggio era stato ritenuto socialmente pericoloso in quanto indiziato di maltrattamenti in famiglia. Da quell’accusa, però, era stato successivamente assolto, mentre era stato condannato per minacce nei confronti dell’ex compagna.
In un altro procedimento penale, sempre legato ad accuse di maltrattamenti, era stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di allontanamento dalla casa familiare e al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’ex compagna.
In quel caso, tuttavia, le dichiarazioni rese ai carabinieri dalla donna furono successivamente ritrattate con una lettera inviata al giudice per le indagini preliminari, nella quale spiegava di avere ingigantito le accuse contenute nella denuncia presentata il 5 febbraio 2020, sostenendo di essere stata spinta in tal senso dal proprio nucleo familiare di origine.
Con l’assoluzione in appello per la violazione delle misure di prevenzione si chiude così un ulteriore capitolo giudiziario per il 39enne trapanese, almeno sul fronte di questa specifica contestazione.