Selinunte, arrivano i fondi per il waterfront delle meraviglie
Quanto costa ‘aggiustare’ un borgo marinaro? Sistemarlo, renderlo turistico. Parecchio. Ma certamente ripaga, in termini di immagine, e anche solo parlarne, farne una priorità, avvia un’ondata di consenso social che fa bene alla stabilità politica di un comune. Così succede a Castelvetrano. Succede mentre intanto si parla di turismo come unica direzione possibile («Lo sviluppo turistico NON ha colore politico», scrive la consulente del Sindaco Lina Stabile sui social. «Ha IDENTITÀ, TERRITORIO e COOPERAZIONE». Qualunque cosa voglia dire»), di finanziamenti regionali e non che scendono su di noi come pioggia sul deserto, e di cifre, di importi a molti zeri che mai però vengono contestualizzati.
Fatte queste premesse, c’è una notizia da cui bisogna partire. Il sindaco Lentini ha infatti annunciato che il Comune di Castelvetrano ha ottenuto un «importante finanziamento regione» pari a circa 270mila euro che serviranno per «la riqualificazione e il miglioramento dei luoghi e delle condizioni di sbarco del porto». A questi fondi si aggiungono – lo riporta il comunicato – altri 150mila euro che arrivano invece dal Gruppo d'Azione Costiera Flag “Il Sole e l'Azzurro”.
Il progetto è ambiziosissimo. Si tratterà di riqualificare «il waterfront» dell’area portuale, quindi dell’immobile esistente e della scalinata. Ma non solo. Come si legge nel comunicato, il progetto prevede anche: «la sistemazione dell’area circostante per organizzare in modo funzionale e sicuro il luogo di sbarco del pescato», «nuove attrezzature e celle frigo» e, infine «manutenzione, riordino urbano, arredi e verde pubblico e il potenziamento dell’impianto di illuminazione». Il tutto è accompagnato da un – molto convincente, va detto – rendering digitale di come sarà, alla fine, questo piccolo lungomare di Marinella di Selinunte.
Facciamo però un breve esercizio di memoria. Torniamo quindi a poche settimane fa, cioè all’indomani del passaggio del ciclone Harry. Il sindaco, in diretta su RCV Radio Network, dice: «per i danni del nubifragio abbiamo chiesto alla Regione due milioni di euro per il porto e un milione di euro per sistemare la piazza lignea».
Siamo a un totale di tre milioni di euro soltanto per mettere una toppa ai danni causati dal medicane. Cioè una cifra che è di 7 volte superiore al finanziamento che è arrivato per riqualificare il waterfront. Per intenderci: se per rimettere in sesto quello che già c’era servono milioni, com’è possibile che con un settimo di quella cifra si riesca non solo a riparare, ma a rigenerare, arredare, piantumare e modernizzare un'intera area? Con tanto di dotazioni tecnologiche per i pescatori.
Qualcosa stona. Non siamo contabili né tecnici, è vero. Ma – prima che si alzi il primo coro, tra i lettori di questo articoli, e che canti polemica – bisogna dire che le casse della Regione non sono un albero del denaro da cui attingere giusto perché si può. Le risorse non sono infinite e, più di questo, servono a tutti. Soprattutto adesso, soprattutto dopo quello che è accaduto nella Sicilia Orientale, o il disastro che è in corso a Niscemi.
Eppure la capacità di reperimento di finanziamenti – e non solo: l’entità stessa dei finanziamenti – è la prima leva del consenso politico. Quanto vi ha fatto recuperare il vostro sindaco? E quanto quello di prima? Si gioca tutto su questo terreno. Che, per altro, viene descritto – per lo meno dall’entourage del sindaco – come apolitico («la scelta non è politica ma tecnica» dice ancora in un commento Stabile), diventando di fatto il terreno dei giusti, di quelli che agiscono al di sopra di ogni ideologia e per buon senso, muovendosi sempre dentro lo spazio che le norme e i regolamenti mettono a disposizione. «È legittimo», quindi è giusto. Si procede così.
Ma pure questa è una narrazione politica. È propaganda. E quello che preoccupa è il fatto che non la si riconosce nemmeno più. Quello che dobbiamo chiederci, con tutto lo spirito critico di cui siamo capaci, non è quanto siamo stati bravi a intercettare i fondi, ma quanto siamo consapevoli che tra il racconto di una riqualificazione e la riqualificazione vera e propria c'è di mezzo un mare. E non è il mare splendido di Selinunte.
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