"Perchè voterò No al referendum costituzionale"
Al Referendum Costituzionale voterò NO, perché considero l’indipendenza della Magistratura un pilastro imprescindibile dello Stato di diritto. Non è una questione corporativa né un tecnicismo per addetti ai lavori, ma il cuore dell’equilibrio tra i poteri disegnato dai Padri Costituenti dopo l’esperienza della dittatura. La Costituzione ha voluto un potere giudiziario autonomo e sottratto all’influenza dell’esecutivo proprio per garantire ai cittadini un giudice libero, capace di applicare la legge senza condizionamenti politici. Indebolire questo principio significa incrinare uno dei cardini della nostra democrazia.
Una riforma che incide su tali equilibri non può essere valutata con superficialità. Quando si interviene sui meccanismi di controllo e sui contrappesi istituzionali, si tocca l’architettura stessa della Repubblica. Ogni compressione dell’autonomia della Magistratura rischia di tradursi in una maggiore concentrazione del potere nelle mani dell’esecutivo, con conseguenze che vanno ben oltre il perimetro tecnico della riforma.
Vi è poi un elemento storico-politico che non può essere ignorato. I contenuti di questa riforma richiamano, nella sostanza, passaggi già presenti nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, un progetto che puntava a ridisegnare in senso verticistico gli assetti istituzionali, riducendo l’autonomia degli organi di garanzia. Che oggi si ripropongano linee di intervento analoghe dovrebbe indurre a una riflessione seria e rigorosa, al di là delle appartenenze di parte.
Non meno rilevante è il profilo politico di chi ha promosso e approvato la riforma: una destra che detiene il triste primato del maggior numero di condannati e inquisiti nelle proprie fila. Non è un argomento ad hominem, ma un dato che incide sulla credibilità dell’iniziativa. Quando a intervenire sugli equilibri tra poteri sono forze politiche gravate da un simile storico giudiziario, il sospetto che si voglia ridimensionare il controllo di legalità diventa legittimo e merita attenzione.
Il mio NO è dunque una scelta di principio e insieme una scelta politica. È la difesa dell’autonomia della Magistratura come garanzia per ogni cittadino, indipendentemente dalle sue idee. È la difesa dell’equilibrio costituzionale contro ogni tentazione di accentramento. Ed è anche un giudizio netto su questo governo composto da neofascisti, finti liberali e razzisti, filosionista e filotrumpiano, espressione di una cultura politica autoritaria e guerrafondaia che incrementa le spese militari e riduce la spesa sociale e i servizi pubblici.
Se la vittoria del NO dovesse contribuire anche a determinare la caduta di questo esecutivo, non potrò che esserne felice! Sarebbe il segnale che una parte significativa del Paese intende difendere le garanzie costituzionali e respingere una visione del potere che ritiene regressiva sul piano dei diritti e della qualità democratica.
Votare NO, per me, significa ribadire che la Costituzione non è un ostacolo da superare, ma il limite necessario entro cui il potere deve esercitarsi. Significa scegliere la strada delle garanzie, dei contrappesi e della legalità. Significa, in definitiva, difendere la sostanza della nostra Repubblica.
Maurizio Balsamo
Cittadino della Repubblica Italiana democratica e antifascista.
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