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04/03/2026 11:37:00

Aragoste e gamberoni come mazzette nella sanità siciliana

Aragoste, astici, gamberoni. Non solo contanti. Secondo la Procura di Palermo, le tangenti nella sanità si pagavano anche così: con cassette di pesce pregiato consegnate come “regali” per oliare pratiche e certificati.

 

A finire al centro dell’inchiesta della Squadra Mobile è Leonardo Gaziano, medico dell’Asp di Palermo addetto alle prestazioni di specialistica ambulatoriale. In una intercettazione diceva: “L’avutra vota mi purtò qualche 20 aragoste… chistu ri… Barbanera, officine Barbanera, oggi scampi… mi runa i gamberoni picchi iddu avi l’officina a Mazara del Vallo”.

Per la Procura – i pm Gianluca De Leo e Andrea Zoppi – quelle parole sarebbero la prova di un patto corruttivo con imprenditori del settore ortopedico. Gaziano è stato anche fotografato mentre usciva dall’ufficio con i classici contenitori in polistirolo usati per conservare prodotti ittici.

 

Il sistema: certificati e forniture “oliati” dalle mazzette

Secondo gli inquirenti, il meccanismo serviva a garantire forniture di materiale ortopedico e certificati utili per ottenere pensioni di invalidità. Il faccendiere Giuseppe Nicoletti avrebbe raccolto le pratiche dei clienti per poi girarle al medico.

In diversi casi, sostengono i pm, i certificati sarebbero stati rilasciati senza nemmeno visitare i pazienti. Decisiva sarebbe stata la collaborazione di un tecnico ortopedico, anche lui indagato, che per un periodo avrebbe fatto da autista a Gaziano accompagnandolo nelle visite domiciliari.

Nicoletti spiegava così ai clienti il “servizio”: “Questa è una pratica che va seguita in una certa maniera altrimenti siamo sempre là, punto e a capo… Io per una pratica del genere, quando arrivano i picciuli nel conto corrente, cifra fissa! (…) Cinquecento neanche guardo le pratiche. Io sono un professionista”.

E ancora: “Qua si può lavorare, ci si può lavorare”.

In un altro caso prospettava una spartizione dei soldi legata a pratiche post mortem: “Se arrivano 5.000 euro, 2.500 sono i miei e 2.500 sono i suoi. Se arrivano 50.000, 25.000 sono i miei e 25.000 sono i suoi”.

 

“Te ne pago tre”: il contante e le prescrizioni “mirate”

Le intercettazioni documenterebbero anche pagamenti in contanti. “Te ne pago 3… 2-4-6-8-10… Ok?”, si sente dire mentre in sottofondo si contano le banconote.

Le pratiche andavano “sistemate” e qui sarebbe intervenuto Gaziano, prescrivendo busti e scarpe ortopediche fornite da imprenditori coinvolti nell’inchiesta. “Ti ricordi che ti dissi che era bloccata la pratica? Era bloccata perché… aveva dimenticato di metterci l’articolo 18; l’ho rifatta fare all’ortopedico e mi ha detto… per ora va bene così”, raccontava il medico prima di “passare all’incasso”.

Tra gli indagati anche Gismondo Brunetto, medico fisiatra del presidio “Enrico Albanese” dell’Asp 6, per cui è stata chiesta la misura degli arresti domiciliari. In una conversazione Nicoletti suggeriva persino cosa prescrivere: “Gli devo prescrivere carrozzina?”; “Sì”.

La Procura ha chiesto i domiciliari anche per Sonia Alcamisi, psicologa specialista in neuro-degenerazioni dell’ospedale “Buccheri La Feria-Fatebenefratelli” e della società Sanicam. In un’intercettazione Nicoletti le dice: “La vita dura è. Tieni qua, sono altre due queste che te le pago in anticipo”.

Un sistema che, se confermato, avrebbe trasformato certificati sanitari e forniture pubbliche in merce di scambio. Con mazzette in contanti. E, a quanto pare, anche a base di aragoste.