La Corte d’Appello di Palermo ha condannato il Comune di Mazara del Vallo a risarcire un proprio dipendente per l’abusiva reiterazione dei contratti a tempo determinato. La decisione è arrivata lo scorso 26 febbraio dalla sezione Lavoro, previdenza e assistenza.
Il Comune dovrà corrispondere a Vito Reina dodici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre agli interessi legali. A carico dell’ente anche le spese processuali per entrambi i gradi di giudizio: 1.700 euro per il primo grado e 1.984 euro per il secondo, oltre spese e oneri di legge.
Reina, difeso dagli avvocati Antonio Consentino e Fabrizio Rizzo, aveva lavorato alle dipendenze del Comune di Mazara del Vallo dal primo aprile 1996 al 2 gennaio 2019. Inizialmente come lavoratore socialmente utile (LSU), poi con una serie di contratti a termine rinnovati nel tempo.
Proprio su questa lunga sequenza di rinnovi si è concentrato il contenzioso. Il dipendente ha chiesto il risarcimento del danno sostenendo che vi fosse stata un’illegittima reiterazione dei contratti.
«Pur in attesa del deposito della motivazione – dichiarano gli avvocati Consentino e Rizzo – dal dispositivo sembrerebbe che i giudici abbiano integralmente accolto le argomentazioni contenute nel ricorso, accertando che l’assunzione a tempo indeterminato del Reina non abbia avuto effetti sananti rispetto all’abuso dei contratti a termine».
Secondo i legali, il loro assistito non avrebbe beneficiato di un semplice diritto all’assunzione, ma avrebbe partecipato a una vera e propria procedura concorsuale, seppur riservata al personale precario, come indicato nella determina dirigenziale n. 223 del 6 giugno 2018 dello stesso Comune.
La Corte d’Appello avrebbe quindi escluso che la successiva stabilizzazione potesse cancellare l’abuso maturato negli anni precedenti, condannando l’ente al risarcimento in relazione all’intero periodo lavorativo, dal 1996 al 2019, senza interruzioni.
Si tratta di una decisione che riaccende l’attenzione sul tema del precariato storico negli enti locali, questione che negli ultimi anni ha interessato diversi Comuni del territorio trapanese, impegnati in percorsi di stabilizzazione del personale proveniente dal bacino LSU.