A Palazzo dei Normanni la settimana si apre con un nuovo fronte politico: il tema tocca direttamente i territori e i sindaci, ed è quello del possibile via libera al terzo mandato.
La questione, che sembrava archiviata dopo lo stop al ddl Enti locali, torna prepotentemente d’attualità. A riaccendere i riflettori sono stati i primi cittadini siciliani, sostenuti da Anci Sicilia, che hanno chiesto un intervento immediato alla luce della recente pronuncia della Corte costituzionale. Un pressing che ha trovato ascolto trasversale tra i deputati regionali.
Il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, ha annunciato la convocazione della Conferenza dei capigruppo per calendarizzare il recepimento della norma nazionale. L’obiettivo è capire in che modo adeguare l’ordinamento siciliano e superare l’impasse creatasi nelle scorse settimane.
Cosa prevedeva il testo bocciato
Nel ddl Enti locali, approvato con fatica a metà febbraio, la norma sul terzo mandato era già inserita. L’impianto prevedeva:
- limite di due mandati nei Comuni oltre i 15 mila abitanti;
- possibilità di tre mandati consecutivi nei Comuni tra 5 mila e 15 mila abitanti;
- nessun limite nei Comuni sotto i 5 mila abitanti.
Il pacchetto conteneva anche altre misure di allineamento con il resto d’Italia, come l’introduzione del consigliere supplente e la quota del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte. Solo quest’ultima è sopravvissuta al voto d’Aula, mentre le altre norme sono state affondate tra tensioni e votazioni delicate.
Galvagno, ricordando quei passaggi, ha auspicato che sul terzo mandato si proceda con voto palese, evitando il ricorso al voto segreto.
Le strade possibili
Sul piano tecnico-politico le ipotesi sono due: presentare un nuovo disegno di legge ad hoc oppure intervenire con un emendamento sul ddl 1030, già licenziato dalla I Commissione Affari istituzionali, guidata da Ignazio Abbate, e pronto per l’Aula.
La decisione dovrebbe maturare dopo il vertice dei capigruppo, preceduto da un confronto interno a Forza Italia. Nonostante le dichiarazioni pubbliche di apertura, in diversi schieramenti non mancano perplessità.
Il peso della Corte costituzionale
A fare da detonatore è stata la sentenza n. 16 del 2026 della Corte costituzionale, che ha ritenuto illegittima la disciplina regionale nella parte in cui introduce limiti difformi rispetto al quadro nazionale, incidendo sul diritto di elettorato passivo.
Il presidente e il segretario di Anci Sicilia, Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, hanno formalmente chiesto al governo regionale e all’Ars di adeguare subito la normativa. Oggi la legge regionale 7 del 1992 stabilisce tre mandati consecutivi nei Comuni sotto i 5 mila abitanti e due nei centri tra 5 mila e 15 mila.
Una partita che riguarda oltre 60 Comuni
Il tempo non è un dettaglio. In primavera più di sessanta Comuni siciliani andranno al voto e, per diversi sindaci uscenti, la possibilità di ricandidarsi dipende proprio dall’esito di questo passaggio parlamentare.
La partita, quindi, non è solo tecnica ma profondamente politica. Tra esigenze di allineamento nazionale e timori di riequilibri locali, Sala d’Ercole è chiamata a dare una risposta in tempi stretti.
E questa volta la decisione potrebbe incidere direttamente sugli assetti di un sesto dei municipi siciliani.