×
 
 
07/03/2026 02:00:00

"Capo Feto di male in peggio"

Capo Feto ultima palude costiera della Sicilia sud-occidentale si estende per 154 ettari, ha avuto una certa continuità, fino agli anni ’60, con i Margi di Sicomo a nord-est (sempre in territorio di Mazra del Vallo, sopraffatti oggi dal caseggiato), continuità che non c’è stata mai con i Margi della Iunca (vernacolare di giunco), oggi in territorio del Comune di Petrosino e noti con i toponimi di Margi Spanò, Margi Nespolelle (italianizzato di Nispuliddi, soprannome di antichi proprietari) e Margi Milo. 

 

Eppure il Libero Consorzio Comunale di Trapani, nel recente progetto di cui alla Determinazione dirigenziale n. 547 del 30/12/2025, ha continuato a confondere i 154 ha di Capo Feto, con “i circa 453 ha” (sulla carta) costituiti da Capo Feto, più i margi petrosileni. Le quattro zone umide, benché distanti e nettamente separate l’una dall’altra, sono state incluse nella Rete Ecologica Natura 2000 e identificate con unico codice ITA010006. E qua che scatta l’inghippo, dato che una cosa è la Rete Ecologica, altra cosa è la realtà territoriale. Realtà che ai cittadini va illustrata per quella che è, chiarendo intanto che la palude di Capo Feto o di ”Corleo” (specialmente per i marsalesi) in realtà, assieme agli altri tre margi, oggi fanno circa 220ha, la rimanenza sono vigneti, case e l’Avannotteria di Petrosino (ex Ittica Mediterranea). 

 

Sotto il profilo geo-morfologico tra i depositi limo-sabbiosi olocenici della palude e dei tre Margi si interpongono i depositi terrazzati del Tirreniano, con formazione di roccia calcarenitica che, come accennato, interrompe nettamente la continuità tra la zona umida mazarese e le petrosilene. Eppure, il Libero Consorzio alla voci del progetto: “Inquadramento geografico – Valore paesaggistico” di Capo Feto, piuttosto che accennare in maniera confacente alle straordinarie qualità abiotiche e biotiche del sito, scrive: “L’area comprende circa 453 ha di dune, piccoli specchi d’acqua e una lunga spiaggia di sabbia bianca e fine che si estende per quasi 5 Km. lungo il litorale. Un paesaggio quasi caraibico. E’ anche una zona nudista tollerata e meta di kitesurf grazie ai venti costanti”. No, grazie! Per chi conosce il modo di concepire la protezione del patrimonio naturale dei Livelli territoriali inferiori di governo del trapanese, sembra la solita propaganda per attirare gente, alla rinfusa, nell’area protetta destinata alla conservazione naturale. 

 

A non volere tenere conto del fatto che il progetto dovrebbe essere attuato in 100gg., in periodo di nidificazione degli uccelli (ovidepongono a limite del viottolo d’ingresso all’area protetta), l’iniziativa del Libero Consorzio, volta alla pulizia di Capo Feto (cosa che l’ex Provincia e l’attuale Libero consorzio hanno sempre fatto, nel giro di pochi giorni, senza chiedere il consenso a nessuno. E’ nelle loro prerogative), è encomiabile, ma il resto del progetto va oltre e la proposta di approvazione, senza Studio d’Incidenza Ambientale, finisce con l’esporre Capo Feto sempre più a rischi maggiori. Il richiamo alPiano di Gestione del Sito Natura di Capo Feto” (approvato dalla Regione, nel 2016) è fuorviante, dato che il Piano tratta di tutto il sito ITA010006 e, però, il Libero Consorzio non specifica che per la spiaggia di Torrazza (antistante Margi Nespolelle di Petrosino) si è dovuto prescrivere di “Regolamentare le operazioni stagionali di pulizia della spiaggia”, dato che là c’era uno stabilimento balneare (erogava pure altri servizi), mentre la spiaggia di Capo Feto non ha mai subito pulizie (se non la raccolta a mano di carta e di plastica, a titolo dimostrativo da parte di ass.ni ambientaliste) anche perché non è stata mai occupata da stabilimenti balneari. Il Libero Consorzio, tra l’altro, si sarà scordato di allegare la parte del Piano regionale in cui è scritto: ”Vietare le attività sportive, anche in aree limitrofe al SIC/ZPS che arrecano disturbo all’avifauna come il kite surf…….”. 

 

Andrebbe altresì precisato che la spiaggia di Capo Feto, se non occupata da fogliame spiaggiato di Posidonia oceanica, si estende per circa di 2km. e non per 5Km., come è stato scritto, fermo restando che a Capo Feto non ci sono strade con malerbe da “scerbare” (come da progetto), ma viottoli o sentieri, con ai bordi flora tipica del sito. L’ex Provincia, il Comune, sostenuti dall’IRMA-CNR, dicano che vogliono fare di Capo Feto una stazione balneare. L’IRMA-CNR, del resto, oltre che verbalmente durante le sedute di Comitato tecnico scientifico Pro Capo Feto (insediato tra il 2000 e il 2004 presso la sezione locale CNR), l’hanno lasciato pure scritto nella pubblicazione nr. 7-2001. Il Libero Consorzio, in progetto, nella “Planimetria” che illustra il viottolo che conduce all’approdo del metanodotto, ha impresso a chiare lettere: “Lungomare Fata Morgana”, come se Capo Feto fosse la continuazione della spiaggia di Tonnarella, percorsa e sopraffatta, appunto, dal Lungomare Fata Morgana. Lungomare che, come da impegni assunti con gli Ispettori Ue,  era stato nettamente sbarrato per impedire l’accesso all’area protetta. 

 

Chiusura, con la previsione, tra l’altro, dell’istallazione di una “Torretta di Osservazione” (conservo la carta planimetrica con la previsione), come da Progetto, approvato nel 2004,  per la gestione dell’istituenda riserva. Progetto a cura del naturalista friulano, prof. Fabio Perco, con il quale ho avuto l’onore di collaborare e dal quale ho avuto  il piacere di ricevere in dono un disegno di pivieressa (Caradride tipico del biotopo) che ha realizzato, mentre relazionavo sull’avifauna della palude, nel corso del Workshop (Special publication n. 10 – 2006 IRMA-CNR), per informare il pubblico dei risultati del Progetto Life Natura. Il Libero Consorzio, il Comune, piuttosto che avventurarsi in nuovi progetti per gestire Capo Feto, riesumino (se non è andato disperso, dopo i soldi spesi) il Progetto Perco (il riassunto è eventualmente nella summenzionata pubblicazione IRMA-CNR n. 10 -2006) e lo applichino se vogliono che Capo Feto sia una vera riserva naturale.  

                                                                                                                         

Enzo Sciabica - Naturalista     

 

 

 

 



Ambiente | 2026-03-07 02:00:00
https://www.tp24.it/immagini_articoli/06-03-2026/1772834258-0-capo-feto-di-male-in-peggio.jpg

"Capo Feto di male in peggio"

Capo Feto ultima palude costiera della Sicilia sud-occidentale si estende per 154 ettari, ha avuto una certa continuità, fino agli anni ’60, con i Margi di Sicomo a nord-est (sempre in territorio di Mazra del Vallo, sopraffatti oggi dal...