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07/03/2026 18:47:00

Il giudice decide prima della discussione: la protesta della Camera penale di Marsala

La necessità di velocizzare i procedimenti giudiziari è uno dei temi sui quali si discute da anni. Talvolta, però, forse si esagera. E’ quanto denuncia la Camera penale di Marsala in relazione ad una decisione emessa da un giudice monocratico del Tribunale di Messina. “Il giudice – afferma sostanzialmente la Camera penale marsalese - ha emesso e depositato la sua decisione una settimana prima della data fissata per l’udienza, non consentendo alla difesa di esporre le sue ragioni”. La nota, inviata al presidente dell’Unione Camere penali italiane, è relativa ad un’ordinanza del tribunale dello Stretto che, a seguito di annullamento “con rinvio” deciso dalla Cassazione su un caso di revoca della sospensione condizionale della pena per un imputato, doveva nuovamente pronunciarsi sul punto. E il giudice messinese aveva deciso di ribadire la revoca della sospensione condizionale della pena, con conseguente reclusione in carcere per l’imputato.
 

Provvedimento, comunque, subito “temporaneamente” sospeso dopo che l’avvocato difensore, Piero Marino, del foro di Marsala (studio legale Giacomo Frazzitta), ha fatto notare che l’udienza era fissata per il prossimo 13 marzo. “La camera penale di Marsala – si legge nella nota a firma del presidente Francesca Frusteri - esprime solidarietà al collega Piero Marino, a cui è stato violato il diritto di svolgere la sua legittima funzione di garanzia. Infatti, il tribunale monocratico di Messina investito del procedimento, a seguito di un annullamento della suprema corte, ottenuto dal collega, ha depositato in data 6 marzo una ordinanza prima dell'udienza di discussione. 

 

L’ordinanza depositata riporta la data del 13 marzo e le richieste della difesa sono state disattese poiché non si è consentito alla difesa di svolgere la sua funzione, ma soprattutto si dimostra ancora una volta come giudici e pubblici ministeri svolgono talvolta le loro funzioni disattendendo la funzione costituzionale primaria del difensore. Tale comportamento viola il diritto di difesa e il principio del contraddittorio, poiché il giudice decide senza attendere le ultime argomentazioni delle parti”. Sulla
vicenda, è già intervenuta, stigmatizzando l’accaduto, l’Unione delle camere penali italiane presieduta dall’avvocato Francesco Petrelli.