“In questi giorni vediamo tanti politici in giro per la città a fare campagna elettorale. A loro vogliamo rivolgere un appello semplice: perché non fate un salto al pronto soccorso? Venite a vedere con i vostri occhi qual è lo stato dell’arte di chi soffre, di chi aspetta per ore, di chi chiede aiuto”. Lo scrive, in un post sul suo profilo facebook, l’avvocatessa marsalese Roberta Anselmi, raccontando la sua odissea nell’area di emergenza dell’ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala, dove ha accompagnato l’anziano padre. “Venite a guardare negli occhi i pazienti, le famiglie e anche i medici e gli infermieri che lavorano in condizioni difficili – continua la professionista - La
sanità non è uno slogan elettorale.
E’ la realtà quotidiana di persone fragili, anziani, bambini, cittadini che hanno bisogno di essere curati con dignità. Prima dei comizi, prima delle promesse, venite qui. Venite ad ascoltare. Venite a capire. Venite a vedere. La salute dei cittadini merita presenza, rispetto e responsabilità. Io – conclude Roberta Anselmi - per esempio sono qui dalle
17.00 di ieri pomeriggio, attendo ancora una risposta. Mio padre, 85 anni, è piazzato dentro una stanza del Pronto soccorso scaldato dal mio cappotto”.
Tutto ciò a fronte di scelte politiche, sia a livello regionale che nazionale, che non vanno certo nella direzione di un potenziamento della sanità pubblica (o per fare un altro esempio, della scuola), ma, sulle spinte del governo Usa, verso un aumento esponenziale della spesa militare. Bisognerà vedere quando l’elettorato ne prenderà coscienza.
Questo cio che scrive Roberta Anselmi:
Sono arrivata al pronto soccorso ieri alle 17:00 con mio padre.
Adesso sono le 13:00 del giorno dopo.
Quasi 20 ore di attesa.
E di mio padre non so assolutamente nulla.
Non sappiamo come sta.
Non sappiamo cosa gli stanno facendo.
Non sappiamo nemmeno se sta bene.
Ogni volta che proviamo a chiedere informazioni veniamo rimproverati, trattati con fastidio, quasi come se disturbassimo.
A un certo punto un’infermiera ha iniziato ad aggredirmi verbalmente solo perché mi sono permessa di chiedere se potevo vedere mio padre.
Ma è normale tutto questo?
Qui non si tratta solo di attese lunghe.
Si tratta di mancanza di rispetto, mancanza di comunicazione e totale mancanza di umanità.
Chi lavora nella sanità ha fatto il giuramento di Ippocrate.
Dovrebbe curare, rassicurare, sostenere chi soffre.
Invece chi entra qui con paura e preoccupazione viene trattato come se fosse un problema.
Questa non è solo la mia storia.
Questa è la storia di tantissime persone che ogni giorno vivono la stessa situazione negli ospedali.
E la verità è una: non possiamo più stare zitti.
Non possiamo continuare a pensare che “tanto domani c’è l’amico che ci aiuta”.
I diritti devono essere garantiti a tutti, non solo a chi conosce qualcuno.
Io non mi candido a nulla e non sto facendo politica.
Parlo da figlia, da cittadina, da una persona che da quasi 20 ore aspetta notizie del proprio padre.
Ma una cosa voglio dirla:
Quando andremo a votare, ricordiamoci anche di questo.
Perché domani su quella sedia ad aspettare potreste esserci voi.
Roberta Anselmi