La Sicilia che brucia/2. Anatomia di un incendio, il rogo di Bosco Scorace
Quando in Sicilia soffia lo scirocco, non è solo una questione di caldo. È il segnale che qualcosa può succedere. Che basta poco perché il fuoco divampi e diventi incontrollabile. La Sicilia si prepara ogni anno alla stagione degli incendi: piani, numeri, tecnologia e un sistema che prova a reggere un’emergenza ormai strutturale (come abbiamo raccontato ieri nella prima puntata). Ma quando arriva lo scirocco, tutto questo spesso non basta. Il 20 agosto 2025 era una di quelle giornate. Ed è da lì che comincia la storia dell’incendio di Bosco Scorace.
*** In Sicilia lo sanno tutti. Quando arriva lo scirocco, si trema. Il vento caldo che risale dall’Africa asciuga la vegetazione, spinge le fiamme, rende ogni scintilla un potenziale disastro. In queste giornate i boschi e le riserve diventano fragili, esposti, vulnerabili. E i piromani sanno quando, e dove, colpire. In provincia di Trapani da Monte Cofano ad Erice, da Castelluzzo a San Vito, da Pantelleria allo Zingaro, ogni luogo è in pericolo.
Il 20 agosto 2025 era una di quelle giornate. Temperature alte, vento sostenuto, condizioni perfette perché un incendio si trasformi in qualcosa di difficile da fermare.
L’innesco: le fiamme a ridosso del bosco Sono circa le 16 quando l’incendio inizia a divampare in contrada Quasale, nel territorio di Buseto Palizzolo. Un’area rurale fatta di terreni coltivati e incolti, a ridosso del Bosco Scorace, già devastato dal rogo del 2022. Le condizioni meteo fanno il resto. Il vento di scirocco alimenta le fiamme, la vegetazione secca le fa correre. Il rogo si allarga rapidamente e punta verso il bosco demaniale. Alle 16:30 sul posto arriva il Corpo Forestale. A dirigere le operazioni è l’ispettore superiore Francesco Cammisa, che assume il ruolo di Direttore delle operazioni di spegnimento. Da quel momento inizia una corsa contro il tempo per evitare che il fuoco diventi indomabile. Per spegnere le fiamme prima che arrivi la notte, perchè col buio i mezzi aerei non volano, e resta solo l’attesa.
La macchina dei soccorsi Le squadre di terra intervengono subito. Operai forestali e volontari si dispongono lungo il fronte del fuoco per cercare di contenerlo. Ma non basta. Viene richiesto l’intervento dei mezzi aerei. In azione entrano un elicottero e un Canadair. Nel corso delle operazioni verranno effettuati complessivamente 27 lanci d’acqua. Il fuoco minaccia seriamente il Bosco Scorace. Per evitare che le fiamme entrino nella riserva, vengono attuate anche operazioni di contenimento lungo i margini del bosco. La strategia è chiara: proteggere il cuore dell’area demaniale, anche a costo di sacrificare le zone circostanti.
Le fiamme si moltiplicano Nel pieno delle operazioni, quando l’incendio è già in corso e i soccorsi sono impegnati a contenerlo, succede qualcosa. Intorno alle 18:51, lungo una strada interpoderale che costeggia il bosco, vengono individuati nuovi focolai. Non uno solo. Più punti di fuoco, accesi in rapida successione. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza documentano una sequenza precisa: in pochi secondi le fiamme si accendono e si propagano lungo la vegetazione secca, allargando il fronte dell’incendio. Il rogo, già difficile da gestire, diventa ancora più complesso.
Il momento più critico Sono minuti decisivi. Tra le 18:51 e le 18:53 i focolai si moltiplicano. Le fiamme trovano nuovo combustibile, spinte dal vento. Poco dopo, mentre un elicottero sorvola la zona per le operazioni di spegnimento, si registra un altro elemento: qualcuno si nasconde tra la vegetazione, evitando di essere individuato dall’alto. Nel frattempo le squadre continuano a lavorare sul terreno. Il fuoco avanza, ma viene progressivamente contenuto.
La lunga battaglia contro il fuoco Le operazioni proseguono per ore. Terra e aria lavorano insieme per impedire che l’incendio raggiunga il bosco. I lanci d’acqua si susseguono, le squadre cercano di spezzare il fronte delle fiamme. È una battaglia lenta, fatta di contenimento più che di spegnimento immediato. Solo intorno alle 21:30 l’incendio viene dichiarato definitivamente spento.
Il bilancio Alla fine il conto è pesante. Le fiamme hanno devastato un’area di circa 83 ettari, tra terreni coltivati e incolti. Vegetazione distrutta, paesaggio annerito. Il Bosco Scorace, però, è salvo. Un risultato ottenuto grazie all’intervento coordinato delle squadre di terra e dei mezzi aerei. Senza quel lavoro, il bilancio sarebbe stato molto più grave.
Dopo l’incendio Fin dalle prime ore emerge un sospetto. L’origine del rogo, e soprattutto la presenza di più focolai in un momento già critico, fanno pensare a un’azione dolosa. Come accade spesso in questi casi. Le indagini partono subito. Gli investigatori acquisiscono filmati, analizzano spostamenti, incrociano dati. E arrivano a una conclusione. Per quell’incendio viene individuato un responsabile. Un uomo, operaio forestale stagionale, residente a Buseto Palizzolo, che quel giorno non era in servizio. Secondo l’accusa avrebbe appiccato diversi focolai mentre l’incendio era già in corso, aggravando la situazione e rendendo più difficili le operazioni di spegnimento. A suo carico vengono raccolti elementi ritenuti gravi: immagini di videosorveglianza, intercettazioni, riscontri investigativi. Dopo alcuni mesi scatta l’arresto, con l’accusa di incendio boschivo. L’operaio forestale piromane. Una notizia che fa il giro d'Italia, finisce su tutti i tg. L’uomo poi viene scarcerato. Chi era, quali sono le accuse, come mai è stato liberato, lo raccontiamo domani.
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