Guerra nel Golfo e non solo: in Sicilia il carburante è il più caro d'Italia
In Sicilia fare il pieno costa più che nel resto d’Italia e per le imprese dell’autotrasporto la situazione rischia di diventare insostenibile. A lanciare l’allarme è la CNA Fita regionale, che parla di una vera e propria “tempesta perfetta” provocata dall’aumento dei prezzi del carburante per la guerra in Iran e e il braccio di ferro alla raffineria Isab di Priolo.
Secondo l’associazione di categoria, i rincari registrati nelle ultime settimane sarebbero il risultato della concomitanza di due fattori: da un lato l’impennata dei prezzi legata al conflitto in Iran, dall’altro il contenzioso giudiziario e finanziario che coinvolge l’impianto Isab di Priolo.
“I rincari seguiti all’inizio delle ostilità in Iran sono immediati e ingiustificati – dichiarano Giorgio Stracquadanio e Daniela Taranto, responsabili di CNA Fita Sicilia – perché il carburante attualmente erogato deriva da scorte acquistate prima dell’escalation”.
A questo si aggiunge quella che la confederazione definisce una distorsione tutta siciliana. Il braccio di ferro tra Isab e Lukoil Italia per la gestione della raffineria di Priolo, uno dei più grandi impianti d’Europa, starebbe infatti creando incertezze sul mercato.
L’impianto copre circa l’80% del fabbisogno di carburante dell’Isola e un terzo di quello nazionale. Secondo la CNA, i blocchi temporanei nelle forniture e le tensioni gestionali stanno contribuendo a una lievitazione dei prezzi alla pompa, che in Sicilia risultano più alti rispetto alla media italiana.
Le ricadute per le imprese del settore sono pesanti. Le stime dell’associazione parlano di un aggravio nel breve periodo di circa 3 mila euro per ogni azienda di autotrasporto. Se la crisi dovesse prolungarsi, l’impatto potrebbe superare i 15 mila euro.
Per fronteggiare l’emergenza, la CNA Fita nazionale ha già chiesto al Governo l’introduzione di un credito d’imposta straordinario finanziato con l’extra gettito Iva. Ma per la Sicilia, sostiene l’organizzazione, servono misure aggiuntive.
La richiesta alla Regione è di intervenire su due fronti: convocare con urgenza un tavolo di crisi per risolvere la disputa che riguarda la raffineria di Priolo e istituire, tramite Irfis e Crias, un fondo dedicato alle imprese di autotrasporto merci e persone. Il contributo proposto sarebbe a fondo perduto e pari al 30% per l’acquisto di scorte di carburante a partire dal primo gennaio 2026.
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