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10/03/2026 06:00:00

Solo quattro parole: “¡No a la guerra!” 

di Katia Regina

 

L’Europa, si sa, è quel condominio senza un amministratore rintracciabile. Lo disse meglio Henry Kissinger, il Segretario di Stato americano che già negli anni '70 ci dileggiava con la sua beffarda domanda: "Chi devo chiamare se voglio parlare con l'Europa?". Da allora, a quanto pare, non è cambiato granché: abbiamo ancora il prefisso, ma il destinatario risulta perennemente in attesa di istruzioni.

 

Anche stavolta, con la guerra scatenata da Trump e Netanyahu contro l’Iran, i nostri leader europei si muovono con la coordinazione di una boy band alcolizzata: ognuno per i fatti suoi, terrorizzati all'idea di contrariare il bullo arancione. Tutto questo mentre il diritto internazionale viene trattato come la pagina finale della fiaba che Shrek strappa con gusto nel suo cesso rurale per farne un uso igienico decisamente poco letterario.

 

Perché il Presidente americano non è più un alleato: è diventato il Saruman della Casa Bianca. Proprio come lo stregone traditore del Signore degli Anelli — citazione necessaria per farmi capire da quanti hanno letto solo questo libro, scambiandolo per un manuale di gestione del potere — ha abbandonato ogni barlume di saggezza per rinchiudersi nella sua torre ovale. Lì, circondato da pastori evangelici che lo benedicono manco fosse l'Araldo del Destino, progetta di scatenare gli orchi della guerra contro chiunque non si inginocchi al suo delirio di onnipotenza.

 

Visto il livello di imbarazzante sudditanza dei nostri rappresentanti verso questo Saruman in versione spray tan, avrei una proposta: istituiamo un Erasmus ministeriale. Carichiamo i membri del nostro governo su un volo e mandiamoli a lezione da Pedro Sánchez. Che restino lì il tempo necessario per imparare come si fa a far progredire un Paese, e visto che ci siamo, mettiamo su quel volo anche gli esponenti dell'opposizione; li mandiamo in classe insieme, così magari nell'intervallo tra una lezione di economia spagnola e una di dignità politica, riescono finalmente a parlarsi senza bisogno di un interprete.

 

Tutti hanno qualcosa da imparare dalle politiche della Spagna di Pedro, che oggi corre, con un PIL che cresce del 2,5% e un’inflazione tra le più basse dell'Eurozona. Si può dunque governare bene senza dover baciare l'anello a ogni stregone di passaggio.

 

Mentre il resto del continente balbetta, Sánchez è l’unico che ha tenuto la schiena dritta. Non solo ha condannato l'attacco all'Iran con un secco e solenne "¡No a la guerra!", ma ha ricordato al mondo il suo fermo rifiuto di portare le spese militari al 5% del PIL.

 

In Italia, certo, sarebbe più complicato. Il nostro Ministro della Difesa, Guido Crosetto, spinge per il riarmo con un entusiasmo che definire sospetto è un eufemismo. Prima di traslocare al Ministero, Crosetto presiedeva l'AIAD e forniva consulenze milionarie proprio a quei colossi delle armi che oggi beneficiano delle sue decisioni. In poche parole è passato dalla poltrona di chi vende armi a quella di chi decide di comprarle con i soldi dei contribuenti.

Un conflitto d’interessi così macroscopico che si vede dallo spazio, ma che da noi non scandalizza nessuno. Forse perché la stazza imponente del Ministro, un po' come quella di Shrek, finisce per ispirare più simpatia che timore reverenziale. E così, tra un imbarazzo e una versione dei fatti sempre leggermente diversa, nessuno riesce a incalzarlo davvero, nemmeno su quel tempismo fantozziano che lo ha portato in vacanza a Dubai proprio allo scoppio della guerra: finisce che quasi ti dispiace per la sua sfortuna, dimenticando di chiederti cosa ci fosse davvero sotto quel sole fuori stagione.

E mentre Sánchez salva l'onore dell'Europa, la nostra Premier adotta la raffinatissima "Strategia dell'Opossum". Avete presente quel simpatico animale che, quando vede un pericolo, si finge morto sperando che il predatore passi oltre? Ecco. Giorgia Meloni è diventata una maestra: sparisce dal Parlamento, evita le domande scomode e preferisce i video-messaggi rassicuranti dove nessuno può incalzarla sulla questione delle basi NATO e americane in territorio italiano — potenziali bersagli in un conflitto.

Ma se decidi di fingerti morta per non prendere posizione, dovresti però restare coerente. Invece la troviamo attivissima a presenziare ovunque non ci siano rischi politici. E poi il colpo di scena arriva quando dichiara, serafica, di non avere elementi per appoggiare o condannare questo attacco, rassegnata al fatto che ormai i trattati internazionali sono saltati da tempo. Speriamo che l'Articolo 11 non diventi il prossimo strappo nella toilette dell'orco, che recita ancora "L'Italia ripudia la guerra". E badate bene: ripudia non significa "preferirebbe non farla", significa provarne schifo, rigettarla come un veleno.

In questo zapping cervellotico, quando ormai sei senza speranza, ti imbatti nel discorso di Sánchez. Lo guardi e capisci cosa provava Jamie Lee Curtis nel film Un pesce di nome Wanda quando sentiva parlare in spagnolo: un brivido di autentica attrazione per la chiarezza, la dignità... e non solo. E ti solletica l'idea che forse sarebbe meglio andarsene a vivere in Spagna, anziché mandare i nostri politici a fare l'Erasmus. Andare a respirare un po' di aria buona in un Paese che ha vissuto sulla propria pelle l'orrore della guerra civile e che, proprio per questo, ha imparato che la pace non è la voce di chi si arrende, ma il grido di chi è diventato troppo adulto per giocare ai soldatini con la vita degli altri. Perché alla fine, tra le macerie di Guernica e il sole di Madrid, la Spagna ha capito una cosa che i nostri opossum ignorano: che per camminare verso il futuro non serve un'armatura pesante, ma una schiena dritta e la memoria pulita.

Questa volta niente consigli per la lettura, ma due consigli per la visione:

 

Crozza imita Crosetto

 

Crozza imita Tajani

 

 Articolo in collaborazione con:



Libri e fuffa | 2026-03-10 06:00:00
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