C’è una novità nel caso della bambina di 15 mesi che, da Castelvetrano e in piena crisi respiratoria, ha ricevuto assistenza medica soltanto a Marsala. Anzi, più che una novità, si tratta di una nuova ricostruzione dei fatti che cambierebbe le carte in tavola.
Quello che è successo la notte del 10 febbraio lo abbiamo raccontato qui. Giovanni Cusumano, castelvetranese, oggi promotore di una raccolta firme per riportare il reparto di Pediatria a Castelvetrano, ha ripercorso però insieme a noi quei momenti: la corsa disperata verso il Pronto Soccorso di Castelvetrano, poi – in macchina – verso Mazara, e infine – in ambulanza, questa volta – fino all’Ospedale di Marsala, dove la bambina, poco più che un anno, è stata ricoverata per diversi giorni. A questo punto, quindi, è un’altra la storia che bisogna raccontare. Perché, allora, la corsa contro il tempo di Cusumano non sarebbe figlia della mancanza di un reparto pediatrico a Castelvetrano. Il problema, piuttosto, sarebbe emerso già all’ingresso del Pronto Soccorso locale.
«Mia figlia aveva bisogno urgentemente dell’ossigeno», dice Giovanni Cusumano a Tp24.it. «Ma al Pronto Soccorso di Castelvetrano non ci hanno dato soccorso, ci hanno solo detto di andare a Marsala o a Mazara. Perché a Castelvetrano non danno il soccorso pediatrico, non si assumono le responsabilità non essendo del settore».
E non si tratterebbe di un episodio isolato. Ci sarebbe, infatti, un’altra testimonianza che stavolta riguarda un neonato di due mesi, arrivato all’ospedale Vittorio Emanuele II il 27 febbraio, in tarda serata, con gravi difficoltà respiratorie. Ce ne ha parlato il padre, Nino Arimondi. «Appena arrivati al Pronto Soccorso, non è stato possibile misurare la saturazione, perché non c’erano i polsini per neonati». Il saturimetro per adulti, infatti, avrebbe polsini troppo larghi, specialmente per un neonato di pochi mesi. E se il polsino è largo, non è possibile rilevare la saturazione né i battiti. «Abbiamo anche chiesto di somministrare l’ossigeno, ma ci hanno detto che non era disponibile. Alla fine ci hanno suggerito di andare a Marsala. E lì il bambino è stato ricoverato nel reparto di Pediatria».
Il racconto è, per molti versi, simile a quello che ci ha fatto Cusumano, che ha ideato la sua petizione pure per tentare di arginare queste presumibili carenze. Anche lui ci aveva parlato dell’assenza di saturimetri adatti ai neonati, e dell’ossigeno. E non è il solo: a Castelvetrano, aumentano i casi di persone – genitori – che trovandosi a gestire un’emergenza pediatrica si dirigono direttamente a Marsala, senza passare dal Pronto Soccorso di Castelvetrano, proprio perché convinte che sarebbe soltanto una perdita di tempo. Dunque, stando alle segnalazioni, e come già accennato, il problema non sarebbe collegato all’assenza del reparto di Pediatria e agli eventuali ricoveri, ma alle criticità che sono state percepite nell’efficacia del primo soccorso a Castelvetrano.
La questione però è complicata. L’ospedale di Castelvetrano è, lo abbiamo già detto qui, un Presidio Ospedaliero di Base, che deve avere un Pronto Soccorso pur non avendo un reparto di Pediatria. La prassi, per chiunque varchi la soglia del presidio, imporrebbe di stabilizzare il paziente e attivare, se le condizioni sono gravi, un trasferimento assistito con personale competente. E questo a prescindere dall’età di chi arriva in una situazione di emergenza. Del resto il Decreto Ministeriale 70/2015, su cui si basa la struttura della rete ospedaliera siciliana, non fa differenza tra primo soccorso e primo soccorso pediatrico. A fare la differenza, nel caso – per esempio – di un Pronto Soccorso Pediatrico, è la presenza o meno di uno specialista in Pediatria disponibile h24. Se il Pediatra non può esserci, come non può esserci in un Presidio Ospedaliero di Base che sia a Castelvetrano o altrove, il Pronto Soccorso deve comunque gestire l’emergenza.
Certo, le testimonianze raccontano un’altra storia, ed è in effetti difficile ricostruire con precisione cosa sia avvenuto realmente in quei momenti concitati. Così come non si può escludere che il consiglio di portare il bambino direttamente a Marsala (dove è presente lo specialista pediatra) sia stato dato da qualche operatore in maniera benevola, fuori dal protocollo, per evitare lunghe attese in momenti di affollamento.
Intanto prosegue la raccolta firme online (si può firmare qui) di Giovanni Cusumano, che ha anche organizzato punti di raccolta cartacea in diversi comuni della provincia. Alla luce di questi racconti, appare però chiaro che la discussione non possa arenarsi solo sul ritorno del reparto di Pediatria all’ospedale di Castelvetrano, ma debba necessariamente riguardare il corretto funzionamento del Pronto Soccorso della città. Perché se il primo obiettivo è difficile da raggiungere, visto il piano di riordino della rete ospedaliera voluto dalla legge Balduzzi e applicato dalla Regione Siciliana nel solito solco delle clientele politiche, il secondo obiettivo non dovrebbe essere così complicato da garantire.
Del resto, una soluzione alternativa è anche possibile immaginarla. Basterebbe, per esempio, distaccare un Pediatra dai presidi vicini (come Mazara o Trapani) perché sia operativo direttamente all’interno del Pronto Soccorso di Castelvetrano. Non per gestire degenze a lungo termine, ma “semplicemente” per presidiare l’emergenza. E collaborare nella stabilizzazione del bambino, facendo una diagnosi corretta.
Un ospedale di base può anche non avere il reparto di Pediatria o di Ortopedia, ma deve poter offrire risposte alle emergenze acute di tutti i pazienti – neonati compresi. La necessità del trasferimento dovrebbe avvenire dopo. La priorità è che un bambino in crisi respiratoria, possa uscire dal Pronto Soccorso riprendendo a respirare correttamente (se necessario, anche con l’ossigeno). E se questo dovesse dipendere anche da dotazioni tecniche, sarebbe bene che la Regione Siciliana si adoperasse affinché queste siano garantite.
Egidio Morici
Daria Costanzo