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24/02/2026 06:00:00

C’è una nuova petizione per salvare Pediatria a Castelvetrano

«Un incubo da cui, per fortuna, siamo usciti». È così che Giovanni Cusumano, castelvetranese, descrive – ai microfoni di una testata giornalistica locale – l’emergenza respiratoria che ha colpito la figlia di quindici mesi, e che lo ha costretto a una corsa contro il tempo, da Castelvetrano a Marsala, verso il primo reparto di Pediatria disponibile. «Mia figlia non respirava più, aveva bisogno di ossigeno. E sono arrabbiato perché è impossibile che oggi un genitore debba fare più di 45 minuti di strada per raggiungere Pediatria».

Una rabbia che Cusumano ha canalizzato in una petizione (che si può firmare qui) e che ha riacceso la polemica sulla gestione della sanità locale. Anche perché, al centro della contestazione, oggi non c’è più soltanto lo smantellamento del reparto di Pediatria di Castelvetrano, ma anche la precarietà in cui versa il presidio di Mazara del Vallo, teoricamente destinato a raccogliere le emergenze del territorio.

 

La dura legge dei numeri

 

Ma per comprendere le ragioni di un tale isolamento e, soprattutto, capire quanto margine di manovra abbiano davvero i cittadini di fronte ai tagli della rete ospedaliera, bisogna riavvolgere il nastro. Il reparto di Pediatria del "Vittorio Emanuele II" di Castelvetrano è stato chiuso con un intervento immediato nel 2021, seppur il trasferimento di arredi e attrezzature sia avvenuto soltanto nel 2023, rendendo – di fatto – definitiva la chiusura.

L’ASP di Trapani ha sempre giustificato questa scelta con la mancanza di personale medico. Con soltanto 32 pediatri sui 52 previsti in pianta organica, l'ASP non ha avuto più i numeri per garantire i turni minimi di assistenza su entrambe le strutture. Numeri che hanno reso indispensabile, secondo l’azienda sanitaria, l’accorpamento dei servizi tra Castelvetrano e Mazara.

A questo si aggiunge un vincolo normativo non da poco. L’ospedale di Castelvetrano è infatti classificato come Presidio Ospedaliero di Base. Questo perché, secondo il decreto ministeriale vigente, gli ospedali che servono un bacino di utenza tra gli 80mila e i 150mila abitanti (parametri in cui rientra l'intera Valle del Belice) possono garantire ai cittadini soltanto alcuni reparti. E Pediatria non fa parte di questi.

È la dura legge dei numeri che, purtroppo, nessuna petizione potrà mai cambiare. Del resto, quella di Giovanni Cusumano non è la prima raccolta firme organizzata a Castelvetrano. Sono anni ormai che la comunità castelvetranese si mobilita per difendere un diritto alla salute che rappresenta però, innegabilmente, anche una voce di costo.

La Pediatria non è sostenibile per un presidio ospedaliero di base. Per riavere il reparto l’unica prospettiva possibile, a parte invertire il trend di spopolamento della Valle del Belice e dei territori limitrofi, sarebbe a questo punto cambiare la normativa nazionale, così come recepita dalla Regione Siciliana. Una prospettiva che, però, ha costi non indifferenti.

 

Se anche il reparto a Mazara va in crisi

 

Il racconto di Giovanni Cusumano ci mostra però un’ulteriore fragilità della rete ospedaliera locale. «A Mazara hanno dato il primo soccorso ma lì, alle venti, il reparto pediatrico chiude». A quel punto, il reparto più vicino è a Marsala. Dunque la soluzione individuata dall’ASP di Trapani, ovvero concentrare tutto su Mazara del Vallo, sta mostrando crepe profondissime.

Sebbene l’ospedale mazarese sia classificato come un DEA di I livello, classe che per legge deve avere una Pediatria, la realtà parla di un reparto in agonia.

Come denunciato anche di recente da Francesco Foggia, consigliere provinciale con delega alla salute, la Pediatria di Mazara si regge spesso su un’unica unità permanente, supportata da turnazioni estenuanti che rendono difficile gestire anche le urgenze ordinarie. Se il centro che dovrebbe accogliere (anche) l’utenza di Castelvetrano è a sua volta al collasso per mancanza di personale, quello che ne risulta è un sistema indebolito su più fronti.

In questo scenario, è facile per la politica cavalcare l'onda dell’indignazione. C’è chi grida alla 'politica clientelare', chi parla di scelte scellerate e promette barricate. Ma la verità è che, fino a quando non si interviene sulla carenza strutturale di medici, sullo spopolamento del nostro territorio e su norme nazionali che di tutto questo non tengono conto, c’è il rischio che una battaglia tanto importante come il diritto alla salute finisca per fare il gioco di chi cerca consenso facile e si nutre della rabbia del popolo.

Nel frattempo la petizione di Giovanni Cusumano resta una piccola mobilitazione necessaria per non rassegnarsi al declino.

 

Daria Costanzo