Spettabile Redazione,
scrivo a proposito delle vicende di Capo Feto, volendo replicare a chi sostiene che qui, a Mazara del Vallo, se ne vorrebbe la libera fruizione, a rischio di degradarlo, per “non mandare definitivamente al macero il piano comunale della zona “turistico alberghiera”; un’accusa tanto ripetuta da essere stata raccolta pure da un parlamentare europeo, ora ex, secondo cui la mia città sarebbe “fatta imporre la tutela del sito dalla Regione”, ma che, da trovo inaccettabile .
Perché quel fantomatico ‘piano comunale’ non mi risulta lo abbia mai visto od esibito nessuno, e Capo Feto, fin dal primo Piano Regolatore Generale del 2003 è normato come ‘parco naturalistico’, come nel previgente Piano Urbanistico Comprensoriale del 1977 che il Comune di Mazara diligentemente recepì.
Né fu il PUC il primo atto a tutela di Capo Feto, perché, già mesi prima un Decreto Regionale lo aveva dichiarato Oasi faunistica di protezione-rifugio, e proprio su proposta, 2 anni prima, della città di Mazara del Vallo.
Altro che “la città si è fatta imporre la tutela dalla Regione”! Regione che poi, da parte sua, non inserì l’oasi tra i parchi e le riserve naturali della L.R. n° 98/’81; forse influì, all’epoca, la posa in sito delle condotte del metanodotto, dettato dalla geografia, non certo da scelta del Comune; ad ogni modo, dal 1986 le competenze sul patrimonio naturale passarono alle Province.
Nel frattempo correva il ventennio del ‘mattone selvaggio’, ma mentre l’intero litorale siciliano ne subiva l’assalto, non un solo edificio sorse a Capo Feto, che, si deve ammetterlo, fu rispettato dai mazaresi, e spontaneamente, dato che i primi veri vincoli sul sito furono apposti solo negli anni ’90.
Che per Capo Feto, furono pure quelli della riqualificazione ambientale grazie al progetto LIFE Natura 2000 anche questa attuato su iniziativa della Città di Mazara; tuttavia la Regione poi individuò, come soggetto beneficiario ai sensi della Direttiva Habitat, non il Comune, ma la Provincia, che ne elaborò il Piano di Gestione, per la cui approvazione si attese un quindicennio, nelle cui more, comunque il Consiglio comunale aveva chiesto l’istituzione della riserva.
Riserva che, secondo quei criteri, sarà aperta alla fruizione, che non è quella prevista dal Piano comunale di utilizzo del demanio marittimo, come pure ho letto, ma del tutto a sproposito, dato che, per il PUDM, libera fruizione significa ‘zona esclusa da insediamenti di strutture balneari’, a parte che Capo Feto, essendo sito protetto, è escluso dal PUDM per legge.
A disciplinare Capo Feto sarà invece il PdG, almeno fino all’istituzione della riserva che, però è solo uno degli interventi previsti; altri prevedono, ad esempio il “recupero di edifici” per “sale conferenze e centri di ristoro”, azioni che con altre, una volta attuate, rilanceranno il sito, esaltandone la valenza naturalistica.
Oggi minacciata soprattutto dalla fruizione balneare sconsiderata dei trasfertisti che vi bivaccano tutto il giorno, mentre i locali, disponendo già della spiaggia attrezzata di Tonnarella, se si recano nel biotopo ne rispettano le caratteristiche, fungendone quasi da custodi spontanei; eppure chi, durante i lavori del LIFE Natura 2000, si prese la briga di tagliare la strada che l’attraversa lo fece dal versante Mazara, non dall’ingresso delle carovane lato Marsala; bah!
Chiudo con le sorprendenti critiche che leggo rivolte, da ultimo al Libero Consorzio comunale, che io vedo ‘colpevole’ solo di aver iniziato ad attuare le previsioni del PdG: come la bonifica dai rifiuti, le telecamere di sorveglianza, i capanni per il bird-watching; tutte azioni previste e sicuramente producenti per una maggior tutela di Capo Feto, nelle more della istituzione della riserva.
Finalmente, dire: altro che ‘Capo Feto sempre peggio’ o ‘un commissario per Capo Feto’..
Danilo Marino