Sette femminicidi in poco più di un anno e millequattrocento interventi attivati con il cosiddetto “codice rosso” dalle Procure dell’Isola dall’inizio del 2025.
Numeri gravissimi. Nei quattro distretti delle Corti d’Appello siciliane i dati restituiscono una fotografia chiara: nel 2025 sono stati 595 i casi registrati nel distretto di Palermo, che comprende anche le province di Trapani e Agrigento; 410 in quello di Catania (competente anche per Ragusa e Siracusa); 221 nel distretto di Messina; 144 tra Caltanissetta ed Enna.
Il nodo centrale resta la reazione degli aggressori. Le statistiche mostrano come spesso la denuncia rappresenti il momento più delicato. In molti casi è proprio quando la vittima decide di ribellarsi che il maltrattante reagisce con un’escalation di violenza. Non a caso oltre il 70% dei femminicidi o dei tentati femminicidi è preceduto da episodi di maltrattamento o persecuzione già denunciati o comunque emersi nel rapporto tra vittima e aggressore.
La violenza, dunque, raramente nasce all’improvviso: quasi sempre è l’ultimo atto di una storia già segnata.
La vittima aveva denunciato
La vicenda di Daniela Zinnanti, a Messina, dimostra che la donna aveva denunciato due volte il suo ex compagno. Dopo la seconda segnalazione l’uomo si trovava agli arresti domiciliari. Questo, però, non è bastato a fermarlo.
Gli esperti spiegano che il femminicidio è spesso legato alla perdita di controllo percepita dall’aggressore. Quando la donna decide di interrompere la relazione o di rivolgersi alla giustizia, l’uomo che esercitava violenza vive quella scelta come una minaccia al proprio potere e tenta di riaffermarlo anche con gesti estremi.
Per questo diventano fondamentali gli strumenti di prevenzione e controllo, tra cui il braccialetto elettronico, utilizzato sia per chi è agli arresti domiciliari sia per chi riceve il divieto di avvicinamento alla vittima. Si tratta però di dispositivi non sempre disponibili o talvolta soggetti a problemi tecnici che ne limitano l’efficacia.
Il sommerso
Accanto ai casi che arrivano nelle aule giudiziarie, esiste poi una zona d’ombra molto più ampia: quella delle donne che subiscono violenza fisica, psicologica o economica senza riuscire ancora a denunciare.
Secondo le stime degli operatori del settore, le vittime reali potrebbero essere almeno tre volte più numerose rispetto ai dati ufficiali. Lo dimostrano anche i numeri dei centri antiviolenza.
Numeri utili
Il numero nazionale antiviolenza e stalking è il 1522: è attivo 24 ore su 24, tutti i giorni, gratuito da telefono fisso e cellulare, e offre supporto psicologico, informazioni legali e orientamento ai centri antiviolenza.
In caso di pericolo immediato o di violenza in atto è possibile chiamare il 112, numero unico di emergenza, che mette in contatto con polizia, carabinieri o soccorsi.