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15/03/2026 06:00:00

Non solo giovani: dalla Sicilia partono sempre più “nonni con la valigia”

Non sono più soltanto i giovani a partire dalla Sicilia ma se ne vanno anche gli anziani,  fanno le valigie per raggiungere figli e nipoti.  SVIMEZ li chiama “nonni con la valigia”: ultrasettantacinquenni che mantengono formalmente la residenza al Sud ma che di fatto vivono stabilmente nelle regioni del Centro-Nord. Un fenomeno che negli ultimi vent’anni è cresciuto in modo significativo. Tra il 2002 e il 2024 il loro numero è quasi raddoppiato, passando da circa 96 mila a oltre 184 mila persone.

 

I dati 
Secondo le stime circa 37 mila anziani siciliani sopra i 75 anni vivono oggi stabilmente nel Nord, una percentuale che sfiora l’8 per cento e che racconta una trasformazione profonda del tessuto sociale dell’isola.
Dietro questa tendenza c’è soprattutto una doppia emigrazione che procede di pari passo. Prima partono i giovani, poi li seguono i genitori e i nonni. Negli ultimi tre anni dalla Sicilia sono andati via circa 45 mila giovani, e due su tre hanno una laurea. Quando i figli si stabiliscono altrove per lavoro, spesso i genitori scelgono di raggiungerli. I nonni diventano così un pilastro del welfare familiare. Aiutano con i nipoti, sostengono economicamente i figli in città dove il costo della vita è più alto e trovano nella vicinanza della famiglia una risposta all’isolamento che spesso si vive nei paesi sempre più svuotati.

 

Qualità dei servizi
Ci si sposta non solo per la dimensione affettiva ma anche per la qualità dei servizi, molti anziani scelgono di trasferirsi dove possono contare su una sanità più efficiente e su sistemi di assistenza più strutturati. È un fenomeno che si intreccia con la crescente mobilità sanitaria dalla Sicilia verso altre regioni. Si smonta il racconto secondo cui la Sicilia è capace di attrarre pensionati da tutta Europa grazie al clima, al patrimonio culturale e al costo della vita più basso. La narrazione si scontra con la realtà  segnata da carenze nei servizi e da opportunità lavorative limitate.
Le conseguenze economiche e sociali sono pesanti. L’emigrazione giovanile impoverisce il territorio di competenze e capitale umano, ma la partenza degli anziani sottrae anche risorse economiche. Con loro se ne vanno pensioni, consumi e spesa per servizi che finiscono per alimentare l’economia delle regioni settentrionali.

 

L’analisi 
Secondo le analisi, mediamente ogni quattro giovani che lasciano il Sud una famiglia di anziani tende a seguirli. Un meccanismo che accelera lo spopolamento: il Mezzogiorno rischia di non essere più soltanto un territorio da cui partono i giovani, ma un luogo che fatica a trattenere anche chi ha trascorso lì tutta la vita. Per invertire la rotta servono politiche capaci di garantire il cosiddetto “diritto a restare”. Migliorare la qualità dei servizi pubblici, a partire da sanità, assistenza e mobilità interna, dovrebbe essere una priorità. Giovani e anziani, in fondo, chiedono la stessa cosa: poter vivere in un territorio che garantisca servizi efficienti, opportunità e una vita sociale attiva. Senza queste condizioni, la valigia  è pronta e la partenza è in aereo.