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16/03/2026 07:00:00

Zichichi, i figli: “Scienza e amore per l’umanità”. I ricordi nella chiesa piena

«Uno spirito scientifico, razionale e un amore per l’umanità e per la natura». È la frase che i figli di Antonino Zichichi – Lorenzo, Cosimo e Francesco – hanno ripetuto più volte durante la commemorazione nella chiesa di San Francesco, cercando di riassumere la visione che il fisico trapanese ha lasciato al mondo.

Zichichi, morto il 9 febbraio a Roma all’età di 96 anni, è tornato a Erice venerdì 13 marzo, accolto da un lungo abbraccio della città. La chiesa di San Francesco era stracolma di persone, con la presenza della famiglia, degli amati nipoti, di cittadini, studiosi e amici che hanno voluto accompagnare l’ultimo ritorno dello scienziato nella città a cui aveva legato gran parte della sua vita.

 

Oggi quella chiesa è diventata quasi una cappella di famiglia, accanto alle ceneri della moglie e di altri familiari.

Durante la commemorazione il parroco Pietro Messana, amico del professore, ha raccontato un episodio legato proprio alla chiesa. Quando si cercavano fondi per restaurarla, spiegò che un recupero dell’edificio sarebbe stato certamente apprezzato da Zichichi. Poco tempo dopo arrivò il finanziamento e il restauro partì davvero. Oggi quella chiesa, restituita al suo splendore ottocentesco, custodisce la memoria dello scienziato.

 

Cosimo ha poi svelato un dettaglio inatteso: il padre aveva immaginato quello spazio anche come possibile aula per attività culturali, un luogo per incontri e lezioni. Il destino ha voluto invece che proprio quella chiesa restaurata diventasse il luogo del suo ultimo ritorno a Erice.

Lorenzo, Cosimo e Francesco Zichichi hanno scelto di ricordare il padre alternando riflessioni profonde e aneddoti familiari, con tono tenero allegro e pieno di gratitudine. Lorenzo ha evocato l’infanzia e quel rapporto speciale che lo rendeva “il cocco” del padre. Bastava che lui, il più piccolo dei fratelli, si lamentasse durante i giochi che il professore Zichichi interveniva subito a difenderlo.

 

Tra i ricordi più leggeri anche quello della “multa per le parolacce” inventata in casa: cento lire ogni volta che qualcuno ne diceva una. «Ma il maggior contribuente – hanno raccontato sorridendo – era proprio nostro padre».

Cosimo Zichichi ha invece ricordato una fotografia scattata quando aveva sedici anni: era seduto accanto ad alcuni dei più grandi scienziati del mondo, tra cui i padri della bomba atomica. All’epoca non ne comprese il valore. «Con nostro padre – ha spiegato – imparammo a vivere l’eccezionale come se fosse normale».

 

Nel racconto intimo e familiare è emerso anche l’impegno di Zichichi per il territorio. Negli anni Sessanta e Settanta si oppose alla trasformazione urbanistica di Erice, contribuendo a difendere il borgo medievale da una crescita edilizia disordinata. Una scelta che ha aiutato a preservare l’identità del paese.

La sua visione andava oltre la scienza, tanto che quando fondò il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, volle che gli studiosi ospiti frequentassero ristoranti e attività del borgo.  «Gli scienziati dovevano vivere Erice», hanno ricordato i figli, perché la cultura doveva diventare anche occasione di sviluppo per il territorio.

 

A rendere ancora più intenso il momento è stata la musica eseguita dal quintetto d’archi della International School of Musical Sciences della Fondazione Ettore Majorana, con le voci di Claudia Benvenuto e Maroussia Thauvin, che hanno accompagnato la cerimonia con brani di Mozart, Bach e Pergolesi.

Tra le testimonianze più emozionanti quella di Tina Magaddino, parrucchiera in pensione e per anni l’unica parrucchiera di Erice, che ha ricordato con commozione il rapporto con la famiglia Zichichi. «Grazie a vostro padre ho conosciuto persone importantissime da tutto il mondo», ha detto, ricordando anche la semplicità della moglie dello scienziato.

 

Un altro intervento è arrivato da Ignazio Carreca, co-direttore della Scuola internazionale di scienze mediche, che ha raccontato gli ultimi anni di lavoro accanto allo scienziato. «Era instancabile – ha detto – continuava a chiamarmi anche di notte per discutere idee e progetti».

Tra ricordi privati e testimonianze pubbliche, la commemorazione ha restituito l’immagine di uno scienziato che univa rigore scientifico e visione umanistica.

Quella che i figli hanno riassunto in poche parole, ripetendole più volte davanti alla chiesa silenziosa: scienza, ragione e amore per l’umanità e per la natura. Una lezione che, hanno detto, il padre sperava potesse continuare a vivere nel lavoro delle nuove generazioni e nella ricerca della pace.



Cultura | 2026-03-16 00:32:00
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