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16/03/2026 09:00:00

Capo Feto, tra realtà e mistificazione

Con l’approssimarsi della stagione estiva, nonostante i venti di guerra che soffiano con più frequenza, il pensiero comincia a valore alle vacanze e, dalle nostre parti, al mare e alle spiagge. 

 

Tra erosioni ed altre calamità naturali, a Mazara del Vallo permangono circa 1,500 m. di spiaggia che si presenta ancora allo stato vergine. E’ la spiaggia di Capo Feto, raggiungibile attraverso il biotopo che, nonostante lo stato di abbandono, conserva quasi la verginità della spiaggia. All’inizio degli anni ’70, quando ancora non esisteva il Ministero dell’Ambiente e neanche l’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, a cogliere questa grande bellezza e ricchezza naturali non sono stati i Livelli territoriali inferiori di governo, né la gente del luogo, ma il CNR nazionale che ha incluso Capo Feto nella “carta dei biotopi d’Italia da salvaguardare”. Sulla scorta di quella previsione, in data 21/X/1976, il Comitato provinciale della caccia di Trapani, ex Assessorato regionale Agricoltura e Foreste, con nota 3069, deliberò l’istituzione del vincolo faunistico di Oasi di Protezione e Rifugio della Fauna. 

 

 

L’assessore all’Agricoltura e Foreste, On. Giuseppe Aleppo, l’8/III/1977, firmò il Decreto. Fu la salvezza di Capo Feto, dato che gli Agenti forestali erano sempre sul posto, nei primi anni della protezione, per fronteggiare i possibili atti di bracconaggio e contemporaneamente hanno posto un freno ai depositi di sfabbricidi che venivano depositati nella palude, essenzialmente nella parte est (a confine con Tonnarella), per colmarla. Una ditta romana aveva addirittura acquistato la parte centrale della palude in previsione dell’approvazione della “destinazione turistico – alberghiera”, come da proposta del Consorzio tra i comuni trapanesi. La Regione, però, dopo il provvedimento fresco di tutela, non poteva permetterlo per cui, con Decreto presidenziale, n. 133/A, del 29/11/1977, per l’”Approvazione del Piano Comprensoriale n. 1”, decideva: “è da sopprimere la destinazione turistico-alberghiera che dovrà invece essere classificata come parco naturale” (leggasi Decreto allegato). Le imprese del gruppo ENI, successivamente, nel corso della realizzazione del metanodotto Algeria – Italia, hanno provveduto a spalmare e a smaltire il materiale che era stato depositato nella parte est della zona umida. Nel 1977, l’indimenticabile Ludovico Corrao, allora senatore della Repubblica, rivolgeva un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente per sapere: “a chi competa la responsabilità del Parco di Capo Feto e chi debba provvedere alla sua protezione e valorizzazione. Dal riconoscimento risulta completamente abbandonato e che nessuna delle autorità, comunale, provinciale, regionale o nazionale ha ritenuto di dovere intervenire ……” (come da interrogazione allegata). Il 20 di novembre del 1977, il ministro dell’ambiente, Edo Ronchi, ha risposto, tra l’altro: ”La presidenza della Regione, con D.P.R.S. n. 133/A del 29/11/1977, ha modificato le previsioni urbanistiche relative al territorio di Mazara del Vallo, sopprimendo la destinazione turistico-alberghiera di Capo Feto e classificando l’area come parco naturale” (come da risposta allegata). Eppure, oggi, c’è chi vorrebbe demolire questa realtà, lasciando credere che il Comune di Mazara del Vallo sia il paladino della protezione e della valorizzazione di Capo Feto. 

 

Nella stessa interrogazione, Ludovico Corrao accenna “al reperimento dei fondi necessari a dare sistemazione idonea al Parco” ed è da lì che nasce il progetto Life Natura che sarà formalizzato da un ingegnere di Petrosino, con studio in C/so Amendola di Marsala, sotto la supervisione del Comitato insediato presso l’IRMA-CNR di Mazara del Vallo. L’ex Provincia e il Comune sono partner progettuali e, però, il progetto non va avanti per le beghe tra lo stesso CNR, la Provincia ed il Comune. Dino Levi, direttore del CNR, fa intervenire allora l’ing. Edoardo Politano, piemontese, ex dirigente del Ministero dell’Ambiente, ai tempi del ministro Valerio Zanone. La presidente della Provincia, Giulia Adamo, riconosce le qualità dell’ing. Politano e la riqualificazione ambientale di Capo Feto arriverà a conclusione. Edoardo Politano ha reso i viottoli di accesso alla palude percorribili (in previsione delle visite guidate per fare conoscere ed apprezzare questo grande patrimonio naturale), ma all’infuori del principale sentiero che passa sulla sabbia, a limite del tombolo che divide la palude dal mare, ha eliminato tutti gli altri sentieri. Ha chiuso tutti gli accessi all’area protetta, a cominciare dall’ingresso lato Petrosino (lato in cui nel progetto Perco per la gestione dell’istituenda riserva naturale è altresì previsto uno dei “Posti di Guardia”, come da copia planimetrica che conservo). Ha concordato di spostare la pratica del kite surf in zona da destinare, fuori dal biotopo (corrispondenza con Politano lo conferma). A conclusione del Life Natura, nel momento in cui Politano lascia Mazara, è andato tutto perso, a cominciare proprio della chiusura che era stata frapposta tra Capo Feto e il territorio di Petrosino. Basta portarsi sul posto e, come da documentazione fotografica allegata, si notano i resti di quella chiusura. Perché mistificare queste realtà?
 

Enzo Sciabica                 
 



Lettere & Opinioni | 2026-03-16 09:00:00
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Capo Feto, tra realtà e mistificazione

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