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17/03/2026 15:25:00

Mafia, suicida in carcere Bernardo Pace

Si è tolto la vita in carcere, a centinaia di chilometri dalla sua terra, ma con una storia che torna dritta fino alla provincia di Trapani. Bernardo Pace, 62 anni, conosciuto come “Tino di Trapani”, è stato trovato morto nella serata di ieri nel carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino. Secondo le prime informazioni, si sarebbe impiccato.

 

Il corpo è stato scoperto intorno alle 18.30 nel blocco E dell’istituto penitenziario, un’area destinata ad attività comunitarie, dove si trovano anche il polo universitario e spazi per iniziative sportive. Inutile ogni tentativo di soccorso.

 

Chi era Bernardo Pace

 

Originario del Trapanese, Pace era tra i condannati nel processo nato dalla maxi inchiesta “Hydra” della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Lo scorso 12 gennaio era arrivata la sentenza: 14 anni e 14 mesi di reclusione, pena che stava scontando.

Nel procedimento erano stati condannati anche Michele e Domenico Pace, ritenuti inseriti nello stesso contesto criminale legato al mandamento trapanese.

 

I legami con il mandamento e la rete mafiosa

 

Secondo quanto emerso nel corso del processo, il gruppo sarebbe stato riconducibile alla sfera di influenza di Paolo Aurelio Errante Parrino, figura ritenuta vicina alla famiglia del boss Matteo Messina Denaro.

Un intreccio che conferma, ancora una volta, quanto i collegamenti tra la mafia trapanese e altre realtà criminali del Paese siano profondi e radicati.

 

L’inchiesta Hydra

 

L’indagine Hydra (qui una ricostruzione di Tp24) è stata uno dei filoni investigativi più rilevanti degli ultimi anni in Lombardia. Gli inquirenti hanno ricostruito un sistema criminale capace di mettere insieme interessi e uomini di Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Camorra.

Una rete unitaria, capace di operare su più territori, che aveva proprio nella capacità di collaborazione tra organizzazioni diverse uno dei suoi punti di forza.

 

Mattarella: “Ogni suicidio è una sconfitta dello Stato”

 

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio che torna al centro del dibattito nazionale proprio in queste ore. Ieri, al Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato senza giri di parole della situazione delle carceri italiane, definendo i suicidi dei detenuti «una sconfitta dello Stato».

Nel suo intervento davanti alla Polizia Penitenziaria, Mattarella ha richiamato i problemi strutturali del sistema: sovraffollamento, edifici inadeguati, carenza cronica di personale e mancanza di figure fondamentali come medici, psicologi ed educatori. Un quadro che rende spesso “insostenibili” le condizioni di lavoro degli agenti e la vita dei detenuti.

Il capo dello Stato ha sottolineato come ogni persona detenuta sia affidata alla responsabilità della Repubblica: per questo, quando avviene un suicidio, non può essere considerato un fatto isolato o inevitabile. È il segno di un sistema che non riesce a garantire pienamente il suo compito, che è anche quello del recupero e del reinserimento, come previsto dalla Costituzione.

 

Un altro caso di suicidio in carcere

 

La morte di Bernardo Pace riporta dunque al centro anche il tema, sempre più urgente, delle condizioni nelle carceri italiane. I suicidi dietro le sbarre continuano a rappresentare una ferita aperta nel sistema penitenziario.

Un dramma che si consuma spesso nel silenzio, ma che ogni volta interroga lo Stato, le istituzioni e l’opinione pubblica. Anche quando riguarda figure legate a contesti criminali complessi, come in questo caso.

 

 

 

 

 

 



Antimafia | 2026-03-17 15:25:00
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Mafia, suicida in carcere Bernardo Pace

Si è tolto la vita in carcere, a centinaia di chilometri dalla sua terra, ma con una storia che torna dritta fino alla provincia di Trapani. Bernardo Pace, 62 anni, conosciuto come “Tino di Trapani”, è stato trovato morto...