Ha dell’incredibile la vicenda denunciata dall’associazione antimafia dedicata a Rita Atria: a 34 anni dalla sua morte, è arrivata una richiesta di pagamento del canone Rai intestata proprio alla giovane testimone di giustizia.
La vicepresidente dell’associazione, Nadia Furnari, ha raccontato che nella sede legale dell’organizzazione è arrivata una richiesta da 138 euro senza riferimenti all’associazione stessa, ma intestata a Rita Atria, morta il 26 luglio 1992 a Roma pochi giorni dopo la strage di via D’Amelio e l’uccisione di Paolo Borsellino.
L’associazione parla di un episodio “surreale” e punta il dito contro possibili automatismi burocratici. Furnari ha spiegato che il canone viene già regolarmente pagato e che nell’appartamento indicato non si svolge alcuna attività sociale oltre alla sede legale.
La vicenda non può che riportare l’attenzione sulla storia di Rita Atria e sulle richieste, avanzate da anni dall’associazione e dal legale Goffredo D’Antona, di riaprire le indagini sulla morte della giovane. La morte fu archiviata come suicidio, ma secondo l’associazione il fascicolo dell’epoca sarebbe stato lacunoso e privo di approfondimenti investigativi rilevanti.