“Mentre la marineria muore, qualcuno ha speculato sulla nostra pelle attraverso appalti opachi e interventi mai risolutivi. Non permetteremo che si finga una normalità turistica mentre la nostra marineria viene lasciata affogare nel fango della corruzione e nell’inerzia burocratica.”
Queste parole, estratte dal duro comunicato del Comitato Spontaneo dei Pescatori di Marinella di Selinunte, segnano l’inizio di una mobilitazione che minaccia di paralizzare la borgata e il Parco archeologico. Assistiti dall’avvocato Lorenzo Rizzuto, i pescatori hanno lanciato un ultimatum di sette giorni alla Regione Siciliana: o si interviene immediatamente per liberare il porto dall’ammasso di posidonia e sabbia, o sarà protesta totale.
Se entro una settimana non arriveranno garanzie concrete, i pescatori hanno annunciato presidi e blocchi stradali permanenti agli accessi di Marinella e del Parco Archeologico. Ma anche una serrata generale dell’indotto turistico e commerciale come segno di “lutto economico”. Ed infine l’occupazione (pacifica) degli uffici regionali delegati.
Nella lettera inviata alla Regione Siciliana (oltre che al Prefetto, alla Capitaneria di Porto e al Sindaco di Castelvetrano) la marineria non ha torto quando definisce il porto come un “monumento all’inerzia”, dal momento che è quasi totalmente inagibile a causa di fondali ridotti a pochi centimetri. Una condizione che impedisce l’uscita delle imbarcazioni, privando del reddito più di trenta famiglie che vivono esclusivamente di pesca e mettendo a rischio la sicurezza stessa della borgata, visto che i mezzi di soccorso come la Guardia Costiera e il 118 non possono operare agevolmente.
L’inchiesta giudiziaria legate al “business della posidonia” non poteva che aggravare l’esasperazione dei lavoratori, rendendoli più diffidenti e sospettosi. E visto che di promesse, lungaggini e attese ne hanno viste tante è difficile non essere d’accordo con loro quando affermano che l’emergenza delle bonifiche sia stata alimentata artificialmente per favorire appalti opachi e circuiti criminali. E’ per questo che hanno annunciato anche l’intenzione di costituirsi parte civile nei futuri processi.
Ma il sindaco di Castelvetrano ha un piano B.
L’avvocato Giovanni Lentini, ha espresso piena solidarietà alla categoria, riconoscendo che la protesta è fondata: “Hanno ragione, non poter andare a pescare incide direttamente sulle famiglie”. Poi ci ha detto di aver incontrato i pescatori, comunicando loro che, “nonostante la competenza strutturale appartenga alla Regione, stiamo lavorando ad un intervento minimale d’urgenza.
Il nostro obiettivo – ha aggiunto - è inviare un escavatore per rimuovere le rocce cadute dai moli a causa dell’uragano Harry e dragare l’imboccatura del bacino per consentire almeno il transito delle barche”.
Lentini ha spiegato anche di aver inviato una nota formale all’assessorato regionale delle Infrastrutture, richiedendo un intervento in somma urgenza e motivandolo con ragioni legate alla tutela dell’ordine pubblico e alla protezione dell’ambiente. “Abbiamo ricevuto risposta immediatamente e il comune ha già preso contatto con gli uffici regionali e sta lavorando per capire come anticipare l’intervento rispetto ai tempi previsti dalla burocrazia”.
“Occorre però capire anche un’altra cosa – ha aggiunto il sindaco - nonostante la celerità della risposta, i tempi dell’amministrazione regionale possono essere complessi e un ente pubblico non può agire con la stessa immediatezza di un privato”.
Però, in questo caso, invece, il costo dell’intervento comunale non dovrebbe essere elevato. Di certo molto diverso dalle 526 mila euro previste dalla Regione Siciliana soltanto per trasportare a discarica il grosso cumulo di posidonia ammassato (ormai da troppo tempo) lungo il molo.
Ovvio che non sarà una passeggiata dal momento che, come ha sottolineato lo stesso sindaco, il comune sta affrontando spese ingenti per guasti ai pozzi idrici (“stiamo spendendo un sacco di soldi”). Per cui, immaginiamo che per quanto “minimale” possa essere l’intervento al porto, occorrerà comunque valutarne la sostenibilità. Senza contare la necessità del via libera del Demanio Marittimo. Sì, perché da una manciata di anni è ormai diventato chiaro come l’area del porto sia di esclusiva competenza regionale e quindi i lavori svolti dal comune andrebbero comunque autorizzati.
L’intervento regionale da 526 mila euro è previsto invece per la metà di aprile e “il relativo appalto non c’entra nulla con l’attuale indagine giudiziaria che invece riguarda la gestione pregressa del polo tecnologico” ha specificato il sindaco Lentini.
“Spendiamo mezzo milione l’anno in palliativi – ha dichiarato invece l’avvocato Rizzuto - in vent’anni avremmo potuto costruire un porto nuovo”.
Oggi, mentre le autorità cercano di scongiurare problemi di ordine pubblico, la comunità dei pescatori di Selinunte resta in attesa di un segnale di legalità e operatività che permetta a decine di lavoratori di tornare in mare.
Diversamente sarà blocco totale. E stavolta sembrano aver raggiunto quell’unità che in passato si è mostrata carente. Nel giro di poco tempo infatti la lettera, poi inviata alla Regione, è stata firmata da ben 35 pescatori. Il conto alla rovescia è cominciato.
Egidio Morici