Trapani, la Venere della Chiazza verso il restauro dopo anni di degrado
Per anni è rimasta lì, esposta al vento di mare, alla salsedine e all’indifferenza.
La statua della Venere della “Chiazza”, la “signora fontana” che per generazioni di trapanesi è stata un punto di riferimento della città, ha visto lentamente deteriorarsi la propria struttura senza che si intervenisse con un restauro adeguato. Solo oggi, dopo un lungo periodo di abbandono e dopo diversi segnali di deterioramento sempre più evidenti, si torna finalmente a parlare di recupero.
La Venere che domina l’ex piazza del mercato del pesce – oggi piazza Mauro Rostagno – non è soltanto un elemento decorativo urbano. É uno dei soggetti iconografici forse più famosi e rielaborati della storia dell’arte: il più rappresentativo dell’immagine, come idealizzazione spirituale del mondo fisico nella narrativa della mitologia classica.
La parola “anadiomene” significa “nascente”, e l’iconografia vuole infatti che la dea sia ritratta mentre nasce dal mare. Nella sua “Teogonia”, Esiodo narra come Afrodite sia nata dalla spuma marina (aphros) creata quando i genitali di Urano, recisi da suo figlio Crono con una falce, furono gettati in mare. Dalla spuma che si formò, emerse la dea già completamente formata. Si narra anche che Crono, dopo aver evirato Urano, gettò la falce in mare e, da questa, prese forma la città di Trapani.
Anche Trapani ha dunque la sua Venere Anadiomene, sia nel mito della fondazione sia tra i monumenti che più la rappresentano, non solo e non tanto dal punto di vista artistico, quanto in quello della tradizione e dell’immaginario dei trapanesi. Ma è soprattutto una presenza simbolica nella memoria collettiva dei trapanesi: intorno alla sua fontana si sono dati appuntamento amici, si sono raccontate storie.
Venere Anadiomene, proprio quella statua in ghisa, conosciuta dai trapanesi come “signora fontana”, che venne trasferita nella piazza del Mercato del Pesce nel 1890. La statua – realizzata da una fonderia delle Ardenne e riproduzione di una opera dello scultore francese Christophe Gabriel Allegrain del 1767, conservata al Louvre – rappresenta plasticamente un momento storico in cui la classe dirigente cittadina dimostrava una certa levatura intellettuale, con la volontà di abbellire Trapani con pezzi di pregio, ma anche collegandoli concettualmente alle sue origine leggendarie.
Eppure, negli ultimi anni l’immagine offerta da questo monumento è stata tutt’altro che edificante. La fontana è rimasta a lungo inattiva, alcune parti della vasca sono crollate e la statua in ghisa ha mostrato segni sempre più evidenti di corrosione. Già nel 2008 una relazione tecnica dell’architetto Giampiero Musmeci segnalava la necessità di un intervento conservativo. Un campanello d’allarme che, però, non ha prodotto interventi concreti nel tempo.
Nel frattempo, il degrado è andato avanti. Nell’agosto del 2024 il cedimento di una delle vasche ha reso evidente ciò che da anni era sotto gli occhi di tutti: il monumento versava ormai in condizioni critiche.
Solo nel novembre successivo l’amministrazione comunale ha annunciato l’intenzione di avviare il restauro e l’intervento sarà finanziato con fondi regionali nell’ambito di un più ampio progetto di riqualificazione urbana della piazza Mercato del pesce.
La copia non deve confondere o sostituire l’originale: suo fine è dare la possibilità a un pubblico allargato di entrare in contatto diretto con l’opera d’arte, anche quando l’originale non è accessibile. Così, Artficial consente l’accesso ad una copia “oggettuale” del bene culturale.
La start up avrá la sua factory nei locali sotto la chiesa di Sant’ Anna, ma si tratta di una impresa dalla spiccata apertura internazionale che annovera nel comitato consultivo personalità di caratura mondiale come John Seely Brown, Philip Kotler e Christian Sarkar, e sposa alcune delle strategie d’innovazione finanziate dal programma COSME dell’Unione Europea. Ad oggi ARTFICIAL ha digitalizzato centinaia di sculture, strutturando un percorso di servitizzazione ampio e versatile per i collezionisti che aderiscono al programma.
Non più quindi il mercato dell’arte visto come semplice cessione di un bene di valore codificato, ma il mercato dell’arte inteso come uno spazio tutelato per l’archiviazione, la consultazione e la riproduzione. Tra i progetti di ARTFICIAL c’è anche quello di commercializzare le copie della nostra Venere Anadiomene trapanese, sia in copie 1:1 che in miniature. La prospettiva futura è di grande interesse: non solo Trapani sarà la base di questo player lanciato nel mercato internazionale, ma uno dei monumenti più cari ai trapanesi correrà il “rischio” di essere conosciuto in tutto il mondo, di trovarsi sulla mensola di un camino canadese accanto alla Torre Eiffel.
Il restauro rappresenta quindi una buona notizia per la città. Una notizia che ha avuto reazioni contrastanti perché, successivamente al ripristino della scultura, per non esporla nuovamente ad agenti atmosferici corrosivi, una delle proposte sarebbe quella di musealizzarla nell’androne di Palazzo Cavarretta e lasciare una copia in piazza Mercato.
Ma resta una domanda inevitabile: quando verranno restaurate piazza e “Signorina Fontana”?
Perchè sono passati mesi dall’annuncio del restauro e la statua crolla letteralmente a pezzi.
Il degrado della Venere della “Chiazza” non è stato improvviso. Per anni i segni della corrosione e dell’abbandono sono stati visibili a chiunque passasse dalla piazza.
Intervenire oggi significa salvare un monumento importante per la storia e l’identità di Trapani. Tuttavia, il caso della “signora fontana” ricorda quanto sia fragile il patrimonio urbano quando la manutenzione ordinaria viene rimandata troppo a lungo.
La Venere Anadiomene tornerà a splendere, si spera presto: il suo tardivo restauro – così come i lavori di consolidamento e ripristino della “Chiazza”, sono previsti o immediatamente prima o subito dopo Pasqua, dunque nelle prossime settimane, per concludersi in circa otto mesi.
Nel frattempo resta il monito: i simboli di una città non possono essere lasciati al tempo e alla salsedine, aspettando che il degrado diventi emergenza.
Ma soprattutto la promessa di vigilare, tenere il countdown, perché non è infrequente – a tutte le latitudini – che le opere vengano “inghiottite” in quei buchi neri che sono i laboratori di restauro.
Sarebbe auspicabile che, invece, ARTFICIAL , rendesse il laboratorio visitabile nell’ottica del “cantiere aperto”, una strategia di valorizzazione che trasforma il restauro in un evento pubblico, rendendo visibili le tecniche, le scoperte e il lavoro dei restauratori.
In tal modo, il restauro diventa un'esperienza educativa e culturale per il pubblico, non solo una manutenzione tecnica e I visitatori possono osservare le tecniche di restauro.
Questi cantieri rappresentano un'opportunità per avvicinare la cittadinanza al patrimonio artistico, evidenziando il valore professionale dei restauratori.
Appuntamento dunque a dopo Pasqua quando, si spera, non vedremo la “signorina Fontana” campeggiare nella piazza Mercato, vedremo i primi ponteggi, con la consapevolezza che, in qualche mese, il loro secolare splendore possa tornare ad accogliere i trapanesi sotto le sue arcate.
(Foto Mario Torrente)
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