A cinquanta giorni dalla strage di Montagnareale, il triplice omicidio avvenuto sui Nebrodi resta senza un colpevole certo. C’è un indagato, ma le indagini non hanno ancora portato a una svolta decisiva.
Il fatto risale al 28 gennaio, quando nelle campagne della zona sono stati uccisi i tre cacciatori Antonino Gatto, Giovanni Bivona e Pino Tubiolo.
Per il triplice omicidio è indagato un uomo che inizialmente avrebbe confessato, salvo poi ritrattare. Una confessione che, senza riscontri, non può avere valore e che gli inquirenti stanno cercando di verificare con elementi concreti.
Nel frattempo, il lavoro degli investigatori prosegue tra rilievi scientifici, esami autoptici e testimonianze. Dai primi risultati emergono alcuni dettagli sulla dinamica: una delle vittime sarebbe stata colpita da distanza ravvicinata, mentre le altre sarebbero state raggiunte lungo un sentiero.
Resta però ancora poco chiaro il quadro complessivo. Non è definito il movente, così come non è ancora certa la sequenza esatta degli spari. Gli inquirenti stanno cercando di capire se si sia trattato di un’azione premeditata o di un’escalation improvvisa.
La presenza di un indagato non basta, al momento, a chiudere il cerchio. Dopo cinquanta giorni, la strage dei tre cacciatori resta un caso aperto, con più domande che risposte.