Se non è un record, poco ci manca. Oggi, 24 marzo 2026, al Tribunale di Trapani si apre una giornata simbolo per la giustizia trapanese: due processi, entrambi con imputato principale l’ex senatore alcamese Nino Papania. Due vicende diverse, ma unite da un filo comune: il rapporto tra politica, potere e gestione delle risorse.
Il processo “Eirene”: mafia e voto di scambio
Il primo procedimento è quello nato dall’operazione antimafia “Eirene”, una delle più rilevanti degli ultimi anni tra Alcamo, Calatafimi e Trapani.
A processo, insieme a Papania, ci sono l’ex vicesindaco di Alcamo Pasquale Perricone e altri imputati accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsioni, traffico di droga e scambio elettorale politico-mafioso.
Secondo l’accusa, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, esisteva un sistema di accordi tra ambienti mafiosi e politici per orientare il voto in cambio di favori.
Il “mondo collaterale” e le intercettazioni
Le indagini, condotte tra il 2021 e il 2023 da Polizia, Sco, Sisco e Squadre mobili, descrivono una mafia tutt’altro che silenziosa. Un’organizzazione capace di muoversi in quella che gli investigatori definiscono una “terra di mezzo”.
Nelle intercettazioni compare anche una definizione suggestiva: “mondo collaterale”. Una espressione che sarebbe stata pronunciata proprio da Papania e che
descriverebbe quell’area grigia dove si incontrano interessi criminali, politica e colletti bianchi.
Tra gli imputati figurano nomi di peso: Francesco Coppola, ritenuto il nuovo capo della famiglia mafiosa di Alcamo; Giosuè Di Gregorio; Giuseppe Diego Pipitone, indicato come figura influente nel quartiere San Giuliano di Erice.
Le indagini hanno ricostruito anche incontri tra esponenti mafiosi e interventi per risolvere controversie, oltre a sequestri di armi e munizioni.
Il secondo processo: i fondi europei per la formazione
Nella stessa giornata si apre anche un altro processo che vede Papania imputato, questa volta per truffa all’Unione Europea.
Secondo l’accusa, oltre 8,7 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo, destinati alla formazione professionale, sarebbero stati utilizzati per finalità diverse.
L’indagine, coordinata dalla Procura Europea, riguarda i centri di formazione Cesifop e Ires.
Soldi pubblici e politica
Una parte dei fondi, circa 800 mila euro, sarebbe stata impiegata – secondo gli inquirenti – per spese personali e per sostenere attività politiche legate al movimento fondato da Papania, “Valore, Impegno e Azione”.
L’inchiesta ha anche bloccato l’erogazione di ulteriori 2,5 milioni di euro.
A giudizio, insieme all’ex senatore, altre nove persone, oltre agli enti coinvolti.
Un settore già sotto accusa
Il processo riporta sotto i riflettori il sistema della formazione professionale in Sicilia, da anni attraversato da inchieste, polemiche e sospetti sull’utilizzo dei fondi pubblici.
Due processi, un nodo politico-giudiziario
Due aule, due procedimenti, un unico protagonista.
Due storie diverse, ma che raccontano, ancora una volta, quanto sia delicato il confine tra potere e legalità in Sicilia.