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24/03/2026 06:00:00

Giustizia, incenso e dissonanza cognitiva

di Katia Regina

 

Settimana intensa: un mix di polvere da sparo, urne elettorali e incenso postumo che farebbe venire il mal di mare anche all'ammiraglio Andrea Doria. Ma procediamo con ordine, prima che il mondo finisca o, peggio, che qualcuno ci chieda di essere seri.

 

Partiamo dal Golfo, dove l'aria è più pesante dei capelli di Donald Trump dopo una tempesta di lacca. La narrativa ufficiale suggerisce che l’irresponsabile arancione abbia acceso la miccia bellica per distrarre i fedelissimi del MAGA dal fango che risale la scogliera. Ma diciamocelo: si è incasinato talmente tanto che ormai la guerra gli è sfuggita di mano. A questo punto, l'unica via d'uscita per deviare l'attenzione sarebbe il bottone rosso della reputazione: desecretare direttamente tutti i file di Epstein. Solo un’apocalisse di scandali pruriginosi e disgustosi potrebbe coprire il rombo dei droni; e sebbene il fondamentalismo dei suoi sostenitori davanti a prove certe potrebbe rivelarsi ben più devastante di un missile iraniano a lungo raggio, noi facciamo il tifo per questa opzione. Se non altro, tra uno scandalo e l'altro, si salverebbe il resto del mondo dalla terza guerra mondiale.

Mentre leggete, i risultati del referendum sulla Giustizia sono già scolpiti nel marmo, ma io che scrivo ancora non li conosco; non posso quindi fare un commento mirato rispetto al risultato, posso però espormi e dire che ho votato NO. E lo dico con la serenità di chi ha provato a informarsi seriamente, sentendo le ragioni del e quelle del no con estrema attenzione, condividendo persino alcuni aspetti che meriterebbero delle correzioni sulla scorta delle storture che si sono create all'interno della magistratura. 

 

Troppi tecnicismi assolutamente imprevedibili e una grande rabbia verso quanti hanno blindato il testo senza consentire un dibattito democratico in Parlamento. Dinanzi all'assenza di una ragionevole certezza, ho preferito seguire l'istinto. La nostra Costituzione è stata scritta da chi ha sconfitto la parte politica che oggi vorrebbe aggiustarla. Ecco, la mia è una questione di fiducia elementare: dagli attuali proponenti non comprerei nemmeno un'auto usata, figuriamoci una riforma strutturale della Costituzione.

Risparmiatevi gli insulti sulla mia presunta ottusità: in un Paese dove le leggi si scrivono in cirillico e si applicano a capocchia, prima di applaudire aspetto di leggere i decreti attuativi. Voglio capire se stiamo riformando il sistema o se stiamo solo dando la licenza di caccia a chi mira al guardia boschi anziché al bracconiere.

 

Passiamo al capitolo agiografico. La dipartita di Umberto Bossi ha scatenato un’ondata di celebrazioni postume che rasentano il misticismo. Sia chiaro: il rispetto per il lutto non si nega a nessuno, ma l'improvvisa santificazione del Senatùr mi è indigesta quanto tutto questo incenso versato a secchiate dagli attuali leader della Lega. È curioso vedere oggi in prima fila a piangere chi, fino a ieri, trattava il Fondatore come un vecchio mobile ingombrante da confinare in soffitta. Pare infatti che in via Bellerio la riconoscenza si misurasse in bollette non pagate: tra uffici lasciati al buio e servizi di pulizia sospesi, i suoi eredi avevano deciso che il vecchio leone non meritava nemmeno una passata di straccio o una lampadina da 40 watt. Lo hanno lasciato al freddo e al buio per anni, forse sperando che il risparmio energetico accelerasse il decorso naturale, e oggi si presentano ai funerali con la faccia di chi ha perso un padre, quando in realtà avevano solo staccato il contatore a un nonno malato.

 

Si parla di lui come di un innovatore della politica; a mio parere Bossi ha sdoganato una deriva linguistica volgare di cui francamente non sentivamo la mancanza, trasformando il dibattito politico in un incontro di lotta libera nel fango. Il suo odio per il Meridione ancor m'offende, e di lui mi piace ricordare la battuta fulminante che gli fece Luciano De Crescenzo: "Quando i tuoi antenati erano ancora abbarbicati sugli alberi, i miei, caro Bossi, erano già froci".

 

E a proposito di questa antichissima tradizione – che oggi chiamiamo più civilmente orientamento affettivo, ma che per certi schieramenti resta un’incognita da gestire con i guanti di lattice – chiuderei citando un fatto di cronaca passato quasi sotto silenzio: il matrimonio tra due primi cittadini di centrodestra. Ora, sia chiaro: il mio auspicio è che un giorno le unioni civili tra persone dello stesso sesso non facciano più alcuno scalpore e diventino fatti ordinari. Ma in questo caso specifico, la notizia non è l'unione, bensì l'esilarante dissonanza cognitiva dei protagonisti. I due neo-sposi, infatti, si dicono fermamente convinti della giustezza della famiglia tradizionale. È un cortocircuito logico meraviglioso: un po' come se un vegano convinto festeggiasse il compleanno con una grigliata di costine, continuando però a sostenere tra un morso e l'altro che l'insalata resta l'unico valore assoluto. Riuscire a essere contemporaneamente i protagonisti del peccato (secondo i loro canoni) e i paladini della norma è un esercizio di equilibrismo che farebbe invidia al Cirque du Soleil. A meno che... non abbia ragione la mia amica Gloria: il problema è che alcuni sono di Sinistra ma non lo sanno.


 

Consigli per la lettura:

 La vita è qualcosa da fare quando non si riesce a dormire di Fran Lebowitz, Bompiani

 

Ficarra e Picone "Non possiamo dire Sì e No? Diciamo SO e Nì


 



Libri e fuffa | 2026-03-24 06:00:00
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Giustizia, incenso e dissonanza cognitiva

di Katia Regina Settimana intensa: un mix di polvere da sparo, urne elettorali e incenso postumo che farebbe venire il mal di mare anche all'ammiraglio Andrea Doria. Ma procediamo con ordine, prima che il mondo finisca o, peggio, che...