La polemica sollevata dal consigliere di opposizione Salvatore Fileccia, durante il consiglio comunale del 12 marzo scorso, sul concorso per dirigente tecnico al Comune di Trapani, trova ora una risposta formale e articolata nella nota firmata dalla Dirigente del I settore, Nunziata Gabriele, e dal segretario generale Giovanni Panepinto, anche nella sua funzione di responsabile anticorruzione e trasparenza.
Una risposta che, pur non spegnendo del tutto il confronto politico, sposta con decisione il baricentro del dibattito sul terreno della legittimità amministrativa.
Il caso
Il "caso" sollevato dal consigliere Fileccia, nasce dalle modifiche al regolamento dei concorsi approvate dalla Giunta il 24 dicembre, che introducono un punteggio aggiuntivo per il servizio prestato al Comune di Trapani, escludendo invece quello maturato in altri enti. A questo si aggiunge il bando pubblicato il 9 marzo, che prevede l’esonero dalla preselezione per chi ha già lavorato nell’ente. Secondo Fileccia, la combinazione di queste scelte potrebbe favorire candidati interni, in particolare l’attuale dirigente a tempo determinato Orazio Amenta.
Il documento con la risposta al consigliere di opposizione, trasmesso anche al Sindaco e all'assessore al ramo Vincenzo Abbruscato, interviene nel merito delle interrogazioni avanzate in aula e chiarisce anzitutto il quadro normativo entro cui si colloca la modifica del regolamento concorsuale approvata dalla Giunta lo scorso 24 dicembre.
Secondo quanto evidenziato nella risposta, l’introduzione di un punteggio aggiuntivo per l’esperienza maturata all’interno dell’ente non rappresenta una forzatura, bensì una facoltà espressamente prevista dalla normativa nazionale vigente, in particolare dal decreto legislativo 165 del 2001.
Non solo. La nota sottolinea come tale valorizzazione sia soggetta a limiti stringenti: il punteggio attribuibile non può superare il 10% del totale complessivo e viene comunque computato solo nella fase finale della procedura, a seguito del superamento delle prove d’esame. Un elemento, questo, che mira a ridimensionare la portata del presunto vantaggio competitivo denunciato dall’opposizione.
Nella nota del segretario generale e della dirigente Gabriele, dunque, il principio cardine resta quello della coerenza con il dettato normativo e con le più recenti innovazioni in materia di concorsi pubblici, richiamate esplicitamente con riferimento al DPR 82 del 2023. La revisione del regolamento comunale viene infatti ricondotta a un’esigenza di aggiornamento complessivo, funzionale ad adeguare le procedure interne a un quadro legislativo in evoluzione.
Resta tuttavia evidente come la replica tecnica, pur solida sul piano giuridico, non esaurisca la dimensione politica della vicenda.
Il consigliere Fileccia aveva posto l’accento non solo sulla legittimità formale delle scelte, quanto sulla loro opportunità e sul tempismo con cui sono state adottate, a ridosso della pubblicazione del bando per un ruolo strategico nella macchina amministrativa.
Ed è proprio su questo punto che si concentra il nodo politico più rilevante: la legittimità delle norme non coincide automaticamente con la neutralità delle scelte. La possibilità di intervenire sui regolamenti esiste, ma il momento in cui lo si fa – e il contesto in cui quelle modifiche si inseriscono – finisce inevitabilmente per assumere un significato politico.
In altre parole, la correttezza formale rivendicata dall’amministrazione potrebbe non dissolvere del tutto il sospetto di un uso “orientato” degli strumenti regolamentari, soprattutto quando le modifiche incidono su procedure già imminenti.
È su questo crinale che la questione continua a muoversi: da un lato, l’amministrazione rivendica la correttezza procedurale e la piena aderenza alle norme; dall’altro, l’opposizione legge nella combinazione tra modifica regolamentare ed elementi del bando – inclusa la previsione di esoneri dalla preselezione – un possibile squilibrio a favore di candidati già interni all’ente.
Una lettura che, al di là della sua fondatezza giuridica, intercetta un tema politico più ampio: quello della fiducia nelle scelte pubbliche e della percezione di imparzialità dell’azione amministrativa.
La presa di posizione del segretario Panepinto segna comunque un passaggio rilevante. Non solo perché introduce una valutazione tecnica destinata a pesare anche in eventuali sviluppi formali della vicenda, ma soprattutto perché riafferma il confine tra indirizzo politico e gestione amministrativa: le regole possono essere stabilite dagli organi di governo, ma la loro applicazione e la conduzione delle procedure restano prerogativa della struttura burocratica.
In questo equilibrio, delicato e spesso oggetto di tensione, si gioca oggi il senso più profondo del confronto trapanese.
Il concorso per dirigente tecnico diventa così non soltanto una questione di punteggi e regolamenti, ma il riflesso di una dialettica politica più ampia, in cui il tema della trasparenza si intreccia con quello, altrettanto decisivo, dell’opportunità delle scelte e della loro leggibilità agli occhi della città.