Un gesto di memoria civile che guarda al presente. Erice ha reso omaggio a Pietro Ermelindo Lungaro, vice brigadiere di Pubblica Sicurezza, medaglia d’argento al valor militare, ucciso nell’eccidio delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, con la collocazione di una stele commemorativa ai Giardini del Balio.
Alla cerimonia hanno preso parte la prefetta Daniela Lupo, il questore Giuseppe Felice Peritore, rappresentanti delle istituzioni civili e militari, l’Associazione Nazionale Polizia di Stato, i familiari e numerosi cittadini
L’iniziativa non si limita alla commemorazione. La scelta di collocare la stele in uno dei luoghi più rappresentativi della città si inserisce in un percorso più ampio avviato dall’amministrazione comunale, volto a valorizzare le figure che hanno sacrificato la propria vita per la libertà del Paese.
Momento particolarmente intenso è stato quello degli interventi dei figli Pietro ed Ermelindo Lungaro, che hanno riportato la memoria su un piano umano e familiare, oltre che storico.
Nel suo intervento, la sindaca Daniela Toscano ha dato una chiave chiara all’iniziativa: trasformare la memoria in responsabilità. "Non abbiamo semplicemente collocato una stele – ha detto – ma scelto di dare continuità a una storia che ci riguarda. La memoria non può ridursi a una ricorrenza: deve diventare consapevolezza e capacità di leggere il presente".
Un passaggio che sposta il senso della cerimonia dal ricordo al significato politico e civile. In un tempo segnato da distanza tra cittadini e istituzioni, ha sottolineato la sindaca, figure come Lungaro richiamano il valore del servizio pubblico come scelta etica e il ruolo della fiducia nella costruzione dello Stato.
Non a caso, il Comune rinnova ogni anno questo impegno anche il 25 aprile, insieme all’ANPI, davanti alla targa dedicata a Lungaro. Un appuntamento che, più che guardare al passato, interroga il presente: la libertà, è il messaggio, si difende nei comportamenti quotidiani.
La cerimonia si è conclusa con un momento di raccoglimento davanti alla stele, segno concreto di una memoria che Erice sceglie di custodire, ma anche di rendere attuale.