L’Ipab Serraino Vulpitta ci riprova ancora. Per la terza volta l’ente pubblico assistenziale di Trapani tenta di vendere nove magazzini tra via Mazzini e via Trento per quasi mezzo milione di euro. Ma gli immobili, oltre ad essere gravati da un’ipoteca giudiziale da 100 mila euro, risultano già affittati fino al 2031. Una condizione che finora avrebbe raffreddato il mercato: precedenti tentativi di vendita sono infatti andati deserti o si sono bloccati. Il ricavato dovrebbe servire a ridurre il disavanzo economico dell’Ipab, finita in crisi nel 2019 tra debiti, stipendi arretrati e chiusura della casa di riposo.
Il nuovo bando, pubblicato anche all’albo pretorio del Comune di Trapani, mette sul mercato nove immobili per un valore complessivo di 495 mila e 500 euro. L’asta è fissata per il 30 maggio. Gli immobili sono però locati dal 2022 fino al 2031 e sugli stessi pesa una ipoteca giudiziale iscritta nel luglio 2019, proprio negli anni più duri della crisi dell’ente.
Non è la vendita di un semplice patrimonio privato. Il Serraino Vulpitta è una Ipab, cioè un istituto pubblico di assistenza e beneficenza nato per attività sociali e assistenza agli anziani. E proprio qui sta il nodo politico e amministrativo della vicenda. Perché l’ente continua formalmente a esistere dentro il sistema pubblico siciliano, ma da anni vive una crisi che molti ormai definiscono apertamente una gestione fallimentare delle Ipab.
Nel 2019 il Serraino precipitò nel caos: attività sospesa, anziani trasferiti, lavoratori senza stipendi e contributi arretrati. Le cronache dell’epoca parlavano di tredici mensilità non pagate e di una situazione economica fuori controllo. Da allora l’ente vive in regime di commissariamento regionale. A guidarlo ancora oggi è Salvatore Giuseppe Cicero, commissario straordinario nominato nel 2019 e riconfermato più volte dalla Regione Siciliana, con ultimo rinnovo nell’aprile 2026.
Nel frattempo però qualcosa è ripartito. Con una determina del Comune di Trapani del 20 aprile 2026 emerge che il Serraino Vulpitta è tornato a svolgere attività assistenziale grazie ad una Ats costituita il 10 aprile 2025 con l’Associazione Rete Solidale ETS. L’ente risulta nuovamente operativo dal luglio 2025 per il ricovero di anziani. Lo stesso Comune ha liquidato 1.613 euro per il ricovero di un anziano relativo al mese di dicembre 2025. Nel documento compaiono anche altre strutture private e del terzo settore che lavorano con il Comune per i ricoveri socio assistenziali: Figlie della Misericordia e della Croce di Vita, Casa di Ospitalità Mangione di Alcamo, Nido d’Argento di Partinico e Sant’Alberto di Trapani gestita dalla cooperativa Me.Di.Cal.
Ma il caso Serraino è solo un pezzo di un problema molto più grande. Nel 2019 si parlava di Ipab siciliane travolte da oltre 40 milioni di euro di debiti complessivi. Nel 2026 il quadro appare persino peggiore. Secondo ricostruzioni regionali e articoli specializzati, il sistema delle Ipab siciliane avrebbe accumulato circa 26 milioni di euro di crediti Inps, quasi 20 milioni di debiti verso il personale e circa 11 milioni di disavanzo economico dichiarato. Numeri che raccontano un sistema vicino al collasso.
Per questo il governo Schifani ha approvato un disegno di legge che prevede la liquidazione e l’estinzione delle Ipab inattive o economicamente irrecuperabili da oltre due anni. Il personale potrà essere inserito in un elenco regionale da utilizzare in progetti socio sanitari finanziati dalla Regione. L’assessore regionale Nuccia Albano ha parlato apertamente della necessità di fermare contenziosi, procedure esecutive e depauperamento del patrimonio immobiliare degli enti.
E Trapani è uno degli esempi più evidenti. Oltre al Serraino Vulpitta ci sono la Casa della Fanciulla, l’ex Ospizio Marino e altri edifici storici pubblici finiti tra degrado, vandalismi, incendi e abbandono. L’ex Residence Marino, per esempio, è stato devastato dopo la chiusura: finestre smontate, sanitari distrutti, uffici pieni di rottami. Patrimoni pubblici che lentamente rischiano di trasformarsi soltanto in immobili da svendere o liquidare.
E allora la domanda resta sempre la stessa: quanto vale davvero oggi un patrimonio pubblico già ipotecato, affittato fino al 2031 e trascinato dentro anni di crisi economica e amministrativa?