Una decisione attesa da mesi, arrivata dopo proteste, sopralluoghi e lavori urgenti. La diga Trinità di Castelvetrano potrà finalmente trattenere più acqua. Il Ministero delle Infrastrutture ha autorizzato l’innalzamento della quota dell’invaso da 62 a 64 metri sul livello del mare.
È un via libera importante, ma temporaneo: durerà un anno e servirà a verificare le condizioni di sicurezza, in attesa di interventi strutturali più ampi.
Più acqua nell’invaso: cosa cambia
Il provvedimento consente di recuperare una risorsa preziosa in un territorio che da anni soffre la crisi idrica. Con l’innalzamento della quota, la diga potrà accumulare circa 2,6 milioni di metri cubi in più, che si aggiungono agli 1,6 milioni già presenti.
Tradotto: più acqua per l’irrigazione, soprattutto per gli agricoltori della valle del Belìce.
Determinante è stato il sopralluogo dei tecnici ministeriali, che hanno verificato il miglioramento delle condizioni di sicurezza dopo lavori urgenti per circa 1,25 milioni di euro.
Adesso potranno essere chiuse le paratie che finora consentivano il deflusso dell’acqua.
Schifani: “Risultato dopo anni di criticità”
Il presidente della Regione, Renato Schifani, rivendica il risultato:
si tratta, dice, di una criticità che si trascinava da anni e che ora trova una prima soluzione grazie al lavoro della Protezione civile regionale, guidata da Salvo Cocina.
Il messaggio è chiaro: si punta a rendere più efficienti gli invasi e a tutelare le risorse idriche, in un momento in cui l’acqua è diventata una questione centrale per la Sicilia.
Ciminnisi: “Bene, ma si governa ancora in emergenza”
Di segno diverso il commento della deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi.
Il via libera viene accolto come una buona notizia, soprattutto per gli agricoltori che nei giorni scorsi avevano protestato davanti alla diga. Ma resta, secondo la parlamentare, un problema di fondo: la mancanza di programmazione.
Ciminnisi parla di una gestione ancora emergenziale delle dighe siciliane e solleva anche un’altra questione: il dissalatore di Trapani, che secondo quanto emerso non avrebbe la concessione per lo scarico della salamoia in mare. Su questo è stata presentata una richiesta di accesso agli atti.
Il nodo, più ampio, è quello dei ritardi negli interventi, anche rispetto ai progetti finanziati con il PNRR.
Curatolo: “Risultato atteso, ora attenzione alla diga Rubino”
Soddisfazione anche dal territorio. Leonardo Curatolo, candidato a sindaco di Marsala, parla di un traguardo importante per la comunità e per il comparto agricolo.
Sottolinea il lavoro di squadra tra istituzioni e associazioni, come “I Guardiani del Territorio”, che da tempo chiedevano il ripristino dell’invaso.
Ma invita a non fermarsi: l’autorizzazione è solo un primo passo. Servono altri interventi per consolidare la sicurezza e recuperare pienamente la capacità della diga.
E rilancia un’altra priorità: la diga Rubino, anch’essa in condizioni critiche e fondamentale per gli agricoltori marsalesi.
Tra risultati e ritardi
La sensazione, ancora una volta, è doppia. Da un lato un risultato concreto, che porterà acqua dove serve. Dall’altro un sistema che continua a muoversi tra emergenze, ritardi e interventi tampone.
In Sicilia, più che l’acqua, sembra mancare la programmazione. E ogni metro cubo recuperato diventa una piccola vittoria. Ma anche il promemoria di un problema più grande.